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mercoledì 11 ottobre 2017

0 CON CRISTO E CON MARX - Parte 3




La dinastia Somoza e il FSLN

La fine della guerra porta ad un compromesso tra l’oligarchia locale e Somoza.
I primi si occuperanno di gestire solamente i propri affari mentre il secondo, utilizzando la Guardia Nacional e il suo partito liberale costituzionalista, gestirà gli affari del paese in piena sintonia con gli USA.
Tuttavia il boom della coltivazione del cotone degli anni Cinquanta permise alla famiglia Somoza di diventare proprietaria di un decimo della terra coltivabile del Nicaragua e di trasformarsi nel principale produttore di zucchero e caffè, con importanti interessi anche nell’industria.
Questo atteggiamento e la diffusa ostilità nei confronti della Guardia Nacional, portò Somoza ad inimicarsi ampi strati della società nicaraguense, compresa la borghesia che iniziava a non digerire più la corruzione del regime.
Il controllo sull’economia era facilitato dal monopolio di Somoza dei contatti con gli USA, i cui investimenti nel paese si fecero sempre più massicci con il passare degli anni, fatto che rafforzò non poco il potere del loro burattino nicaraguense.
Nel 1950 si arrivò addirittura ad un compromesso tra partito liberale e conservatore che di fatto consegnò il potere assoluto nelle mani del tiranno e della sua famiglia ma il tutto servì per dare una parvenza di democrazia al paese, con i due partiti, gli unici ad essere legali, che ad ogni elezione poterono liberamente spartirsi seggi e potere.
A livello internazionale Somoza sostenne tutti i più importanti tentativi di destabilizzazione dell’America Latina promossi dagli USA, come per esempio gli attacchi del 1948 al governo progressista del Costa Rica di José Figueres o il supporto militare dato agli statunitensi per rovesciare il governo del presidente guatemalteco Jacobo Arbenz nel 1954.
Nel 1956, nei pressi di Leon, Somoza fu ucciso dal giovane poeta e rivoluzionario Rigoberto Lopez,il quale, infiltratosi in una festa dove era presente il tiranno, gli sparò uccidendolo.
Poco dopo venne barbaramente ucciso dalla Guardia Nacional che trasformò il giovane eroe in un simbolo di ribellione contro la dittatura somozista.
Lopez era vicino alle posizione del partito liberale indipendente, che a sua volta faceva suo quello che abbiamo chiamato pensamiento Sandino, e decise che l’unico modo per far scattare la rivoluzione e porre fine alla dittatura e al dominio straniero era quello di uccidere il dittatore.
Il suo sacrificio fu inutile, divenne l’emblema di un movimento rivoluzionario non ancora formato e che frequentemente emetteva i suoi primi vagiti di rivolta.
Il successore di Anastasio Somoza fu suo figlio maggiore, Luis Somoza Debayle, che proseguì la linea di totale allineamento a Washington inaugurata dal padre.
Il Nicaragua in questo periodo fornì aiuti alla CIA e ai dissidenti cubani per preparare lo sbarco della Baia dei Porci per cercare di rovesciare il governo rivoluzionario di Fidel Castro a Cuba.
In questi anni si registra un'impennata degli investimenti USA sulla costa Atlantica del paese, rimasta sempre isolata dai fatti del resto del Nicaragua e della capitale Managua.
La situazione di dominio neocoloniale non venne subita passivamente dai cittadini nicaraguensi.Sul finire degli anni Cinquanta e i primi anni Sessanta si verificarono i primi tentativi di insurrezione nel paese, favoriti anche dalle prime crisi politiche della dittatura, tutti stroncati sul nascere dalla Guardia Nacional.
In questo turbolento periodo nacque, il 23 luglio del 1961, il Frente Sandinista de Liberacion Nacional (FSLN) alla cui guida c’erano Carlos Fonseca,Silvio Mayorga e Tomas Borge.
Lo scopo del movimento guerrigliero era quello di sconfiggere la dittatura somozista e liberare il paese dall’oppressione straniera, rifacendosi al pensamiento Sandino, al marxismo-leninismo e all’influenza notevole della figura di Fidel Castro.
La risposta USA non si fece attendere.Aumentarono considerevolmente i numeri dei membri della Guardia Nacional mandati a studiare negli USA e nella Scuola delle Americhe, centro di formazione per futuri dittatori latinoamericani e di studio di azioni contro i movimenti di guerriglia,di Panama.
Lo sviluppo industriale basato sulla monocoltura del cotone, in mano ai Somoza, inizia a recare gravi danni alla borghesia nicaraguense che inizia a mostrare i primi seri segni del dissenso, con la conseguente formazione della Uno (Unione nazionale di opposizione).
A ciò la dittatura rispose imponendo, nel 1965, René Schick Gutierrez come presidente per dare una parvenza di liberalizzazione del regime.
La paura di una democratizzazione del paese portò all’uccisione di Schick nel 1966.
Il dissenso borghese non portò mai ad uno scontro frontale con i Somoza che, nonostante andavano ormai in maniera ingombrante ad attaccare i suoi interessi, finirono sempre con lo scendere a patti.
Questa è la situazione economica del paese in quel periodo che descrive l’Associazione d’amicizia e solidarietà Italia-Nicaragua:

“Per avere un'idea della situazione sociale interna, fra il 1950 ed il 1971, Managua quadruplica la propria popolazione, passando da circa centodieci mila abitanti ad oltre quattrocentomila, facendo crescere in maniera spropositata le bidonville nelle periferie della capitale. Oltre il 50% della popolazione è analfabeta, malgrado che le statistiche ufficiali del regime parlino del 18% del bilancio statale destinato all'istruzione. Il sistema scolastico è basato sulle elementari, le quali hanno però una durata di soli due o tre anni (a seconda delle zone del paese). La maggior parte degli scolari che apprende le nozioni basilari della scrittura durante questo breve periodo di tempo, ben presto le dimentica completamente.
Alla fine degli Anni Sessanta viene avviato un processo di industrializzazione, mentre nuovi settori si vanno sviluppando con capitali nazionali e stranieri. L'industria partecipa per il 28%, contro il 23% dell'agricoltura. Lo sviluppo industriale, anche se ancora embrionale, crea un nuovo settore di proletariato urbano.
Il processo di industrializzazione, comunque, investe anche l'agricoltura, la quale è, per tradizione oramai consolidata, fortemente caratterizzata e destinata all'esportazione. Tre soli prodotti (cotone, caffè, carne bovina) rappresentano più del 53% delle esportazioni totali del paese. La struttura fondiaria è molto concentrata: il 21,8% delle aziende sfrutta, prima della guerra antisomozista, l'82,5% delle terre coltivabili. Il rilancio della coltivazione cotoniera negli Anni Cinquanta e l'integrazione economica centroamericana negli Anni Sessanta, avviano un processo di meccanizzazione e specializzazione basato sullo sfruttamento della manodopera ed accompagnato da un relativo sviluppo dell'industria connessa ad alcune attività agro pastorali (raffinerie di zucchero, carne congelata). Il grande capitale mantiene il controllo dell'intero processo rivolto soprattutto all'esportazione, mentre il paese resta un forte importatore di alimenti.”

Nel 1967 al secondo Somoza gli successe Anastasio Somoza che nello stesso anno represse nel sangue una manifestazione della Uno convocata a Managua.
Il nuovo tiranno della dinastia Somoza si rivelò essere più feroce dei precedenti membri della dinastia amica di Washington, reprimendo con forza ogni forma di protesta, ogni forma di dissenso “legale” e negando di fatto la possibilità di distruggere per via democratica la dittatura, spingendo sulle posizione del FSLN la parte progressista del clero nicaraguense, vicina alla Teologia della liberazione.
In questo periodo il FSLN organizza una serie di rivolte, prontamente represse, in cui morirà uno dei fondatori del movimento guerrigliero, Silvio Mayorga.
Queste disfatte porteranno ad una serie di riflessioni interne al movimento che avranno come risultato una generale riorganizzazione del FSLN.
Nel 1971 i sandinisti, aiutati dai gesuiti, occuparono l’Universidad CentroAmericana.
Questo evento, assieme ad altre numerose rivolte, costrinsero Somoza a rifiutare una rielezione a Presidente del paese, nominando al suo posto un triumvirato a lui fedele.
La crisi politica diventa anche economica.
La situazione venne aggravata dal terremoto del 1972, a cui si affiancò la Ley economica che portò a sessante le ore settimanali.
La legge generò immense proteste, costringendo così il tiranno a ritirarla.
La dipendenza del Nicaragua dal commercio con l'estero è senza dubbio il problema economico più grave del paese, dati gli enormi squilibri nella bilancia commerciale. Attraverso il contraddittorio andamento dell'economia negli Anni Settanta, le esportazioni non sono mai sufficienti a finanziare il processo di sviluppo. L'indebitamento con l'estero si va sempre più aggravando, fino ad ammontare nel 1977 ad 1,2 miliardi di dollari, mentre il Prodotto interno lordo (Pil) è di soli 2,2 miliardi di dollari.Già in questo periodo, il servizio del debito (gli interessi) è di trecento milioni di dollari annuali
Nel 1974, Somoza vince le elezioni grazie a dei brogli elettorali che generarono l’indignazione della borghesia nicaraguense, la cui risposta fu la costituzione dell’Unione democratica di liberazione (Udel), a cui aderì anche il partito comunista.
L’ultimo periodo del regime è contrassegnato da una leggera liberalizzazione del paese, con l’apertura di spazi per un confronto democratico a cui però si affianca l’acuirsi dello scontro con il FSLN.
Somoza, per mezzo della Guardia Nacional e con il supporto degli USA, lanciò l’operazione “Incudine e martello”, con la quale si macchia di barbari massacri nelle campagne e nelle montagne del Nicaragua dove vengono uccisi oltre tremila contadini.
L’operazione, di fatto, distrusse tutto il lavoro di organizzazione nelle campagne e nelle città fatto dal FSLN che nel 1976 vide morire un altro dei suoi fondatori, il leggendario Comandante Carlos Fonseca.

giovedì 5 ottobre 2017

0 CON CRISTO E CON MARX - Parte 2




SANDINO E FARABUNDO MARTÌ, LA GENESI DEL PENSIERO RIVOLUZIONARIO
SANDINISTA

Sandino

Figlio illegittimo di un ricco coltivatore di caffè, venne abbandonato all’età di nove anni da sua madre e crebbe con la nonna matera dove, per sopravvivere, fu costretto a lavorare sin in giovane età.
Nel 1912 assistette alla prima invasione americana del Nicaragua, evento che lo sconvolse e che contribuì alla formazione del suo pensiero politico.
Nel 1921 fugge dal paese dopo aver ferito tale Dagoberto Rivas, figlio di un sostenitore del partito conservatore, che aveva provocato il Nostro.
Sandino andò a lavorare nelle piantagioni di importanti multinazionali americane in Honduras e in Guatemala e per aziende petrolifere americane in Messico.
Qui entrò in contatto con gli ambienti sindacalisti rivoluzionari, socialisti ed anarchici messicani ma soprattutto conobbe le gesta della Rivoluzione messicana che trasformano il suo pensiero politico, rendendolo un feroce antiimperialista.
Nel 1925 scoppiò una prima guerra civile tra liberali e conservatori.
Domata in un primo momento, nel 1926 il conflitto si riaccese con una maggiore forza dopo il ritorno al potere del conservatore Chamorro, il presidente del vergognoso patto Bryan-Chamorro con il quale concesse agli USA basi militari e la possibilità di costruire il canale del Nicaragua.
Nel frattempo Sandino era rientrato, nel 1926, nel paese e si unì all’esercito ribelle.
Dopo aver appreso le tattiche della guerriglia, alla guida della Colonna segoviana, riesce ad ottenere importanti successi e a prendere l’iniziativa nella guerra civile.
La rivolta venne sedata grazie al sostegno dei marines americani che sconfissero il generale Moncada, leader di quella parte dell’esercito che si schierò con i liberali, che dopo essersi venduto agli americani venne eletto presidente del paese.
Nel 1927 il nuovo presidente firma il cosiddetto Pacto del Espino Negro con il quale impose la resa e il disarmo dell’esercito ribelle e consentì la supervisione delle elezioni da parte dei marines americani.
Sandino però rifiutò la resa e continuò la battaglia per la libertà e la giustizia sociale nel suo paese.
Dalla sua base sulle montagne de Las Segovias costituì un piccolo esercito formato da volontari, in maggioranza contadini, gli stessi dannati della Terra sfruttati dalle multinazionali americane del campo agroalimentari e dai locali latifondisti che grazie a Sandino hanno avuto il coraggio di dire no ad una vita fatta di stenti e miseria,disposti anche ad imbracciare un fucile per ottenere la loro liberazione da tutto ciò.
Il loro obiettivo iniziale è il ritorno al governo costituzionale ma dinanzi all’aumentare della portata e della forza dell’intervento americano, i rivoluzionari scelsero la via della guerra di liberazione nazionale antiimperialista per liberare il paese dall’occupazione straniera.
Prese così definitivamente forma l’Esercito difensore della sovranità nazionale del Nicaragua e vennero fissati i suoi obiettivi finali.
Con l’avanzare del conflitto, l’esercito guidato dal “Generale degli uomini liberi”,come venne soprannominato Sandino,aumentò di numero ma rimase sempre fondamentalmente composto da proletari e contadini a cui, in un secondo momento, si aggiunsero brigate internazionali di intellettuali e studenti provenienti da altre regioni dell’America Latina.
Sandino ricevette un forte sostegno da intellettuali e artisti latinoamericani come la cilena Gabriela Mistral, l’honduregno Froylan Turcios o la dominicana Ercilia Pepin che contribuirono alla creazione della sua leggenda.
Ricevette invece un discontinuo sostegno da parte del movimento comunista internazionale.
A livello nazionale, i comunisti gli garantirono sempre un coerente sostengo e collaborò anche con il comunista salvadoregno Farabundo Martì mentre venne accusato nel 1929 dall’Internazionale comunista di essere un ”leader piccolo borghese”.
Ricevette l’accusa di essere un revisionista anche dal partito comunista messicano quando decise di firmare la pace con il governo di Managua dopo il definitivo ritiro delle truppe americane dal paese.
Tuttavia la sua figura di guerrigliero ed eroe della lotta per la libertà dei popoli coloniali venne apprezzata enormemente dai partiti comunisti del Terzo mondo, per esempio in Cina una delle divisioni dell’esercito rivoluzionario cinese venne chiamata “Sandino”.
Il Nostro identifica la causa principale del sottosviluppo del paese nella borghesia compradora che piega lo sviluppo dell’economia nazionale alla coltivazione e alla vendita del caffè, settore di cui ha il monopolio.
Questa oligarchia, secondo il “pensamiento” di Sandino, deve essere spazzata via e le terre redistribuite ai contadini.
Affianco a questa riforma agraria devono essere incentivate la creazione di cooperative gestite dai lavoratori che devono diventare il motore principale dello sviluppo delle forze produttive nazionali.
La debole struttura economica creata da un'economia piegata agli interessi della borghesia compradora (la svalutazione del prezzo del caffè causata dalla crisi del ‘29 mise in ginocchio l’economia nicaraguense), resero necessarie delle riforme economiche che andassero nella direzione opposta agli interessi della classe sociale egemone.
Per fare questo si rese necessario cacciare via dal paese gli americani, rompendo così le catene che da troppo tempo legavano il Nicaragua e il suo sviluppo agli interessi yankee.
L’analisi di Sandino però non si limita alla sola realtà nicaraguense ma coinvolge tutta l’America Latina.Per il “Generale degli uomini liberi” una sconfitta del capitalismo imperialista americano è possibile solamente grazie ad una ferma opposizione di tutta l’America Latina che, riunita sotto un'unica bandiera, sarà in grado di opporre una forte resistenza al moloch nordamericano e di seppellire finalmente la nefasta Dottrina Monroe.
In questo modo raccoglie l’eredità del grande Simon Bolivar e del suo progetto di unità continentale, anticipando di decenni le scelte e le idee di statisti del calibro di Fidel Castro e Hugo Chavez.
La volontà di Sandino di rifarsi alle idee del Libertador traspare nettamente dal documento da lui scritto nel 1929 chiamato “Plan de realización del supremo sueño de Bolívar” e inviato a tutti i capi di governo dell’America Latina,in cui si legge che:

“il capitalismo nordamericano (USA) è arrivato alla fase suprema del suo sviluppo, trasformandosi di conseguenza, in imperialismo, e che ormai non rispetta più alcuna teoria di diritto né di giustizia passando, senza alcun rispetto, sopra gli inamovibili principi della Indipendenza degli stati dell’America Latina”.

Inoltre dichiara:

“abolita la dottrina Monroe e, di conseguenza, annulla la pretesa di tale dottrina di immischiarsi nella politica interna ed esterna degli Stati Latinoamericani”

La nuova guerra di Sandino contro i lacchè dell’imperialismo americano e i marines inizia nel 1927 quando le sue truppe attaccano la città di Ocotal presidiata da truppe americane.
Tra il 1931 e il 1932 l’insurrezione di Sandino si estende in tutto il paese, nonostante la netta inferiorità di uomini e mezzi rispetto al nemico, e per fermare i guerriglieri i suoi avversari rispondono con la violenza sui civili, tra cui i primi bombardamenti e mitragliamenti aerei sulla popolazione civile della storia.
Ciò portò inevitabilmente al radicalizzarsi dello scontro e all’aumento del sostegno  popolare alla guerriglia che viene spiegato brillantemente dall’Associazione di amicizia e solidarietà Italia-Nicaragua:

“ Si tratta, infatti, di una vera e propria guerra popolare, basata su un'ideologia nazionalista, la quale pone al centro del proprio programma la questione patriottica ed antimperialista, e che trae la propria forza dalla radicata coscienza dell'origine indigena ancestrale della popolazione nicaraguense, in quanto tale opposta ad un'America totalmente dominata dagli anglosassoni, ossia dai gringos.
Le radici di questa lotta, in netto contrasto con l'alienazione delle classi dominanti centroamericane, sono la ragione fondamentale dell'ascendente di Sandino sulla popolazione rurale, che gli consente di riportare successive ed importanti vittorie, le quali gli assicurano il controllo su vaste regioni dell'interno. È anche la causa, però, dei suoi limiti politici, della mancanza di un progetto di presa del potere e di ricostruzione della società su basi nuove.”

I successi della guerriglia e la crisi del ‘29 convinsero gli USA ad abbandonare il paese, con i guerriglieri ormai alle porte di Managua, senza però prima aver creato la Guardia Nacional per tutelare i propri interessi nell’area e per sconfiggere Sandino.
Dopo il ritiro delle truppe straniere venne eletto Sacasa come presidente e il Nostro si convinse della possibilità di aprire un dialogo per porre fine alle ostilità.
La pace venne firmata nel 1933.
Il trattato prevedeva il reintegro nella società civile dei guerriglieri, a cui dovevano essere assegnati dei terreni incolti di proprietà statale.
Sandino invece si ritirò a Wiwilí, dove creò una serie di cooperative per gestire in comune i terreni agricoli e una vicina miniera.
Tuttavia gli accordi non vennero rispettati dal governo e gli ex guerriglieri iniziarono ad essere perseguitati e uccisi, ciò provocò l’ira di Sandino.
Nel 1934 Il Nostro venne invitato ad un colloquio per discutere con Sacasa di questi problemi, al termine dell’incontro venne ucciso sulla strada del ritorno per Wiwilí.
Nel frattempo Wiwilí venne circondata dalla Guardia Nacional che massacrò la popolazione locale senza pietà.
Sacasa venne rapidamente liquidato da Somoza, capo della Guardia Nacional, che instaurò una quarantennale dittatura filo-americana della sua famiglia nel paese.
I tentativi disperati del nuovo padrone del Nicaragua di cancellare la memoria, le gesta e la mistica romantica ed eroica di Sandino fallirono e la sua morte non fece altro che spargere milioni di semi nel paese che al momento giusto germinarono spazzando via la tigre di carta somozista.

Farabundo Martì

Farabundo Martì nacque il 5 maggio del 1893 a Teotepeque, in El Salvador, da una famiglia borghese, il padre fu il sindaco della sua città.
Sin dall’infanzia, però, si scontrò con la dura realtà che lo circondava, caratterizzata dalla miseria estrema dei contadini e degli indios.
Il periodo della sua infanzia, infatti, risente delle politiche di esproprio delle terre ai contadini e agli indios perpetrate dagli oligarchi-latifondisti del caffè.
Questa sua intima connessione con gli ultimi gli fece prendere la decisione di abbandonare gli studi universitari e di partecipare alle attività insurrezionali dei contadini e degli operai contro l’oligarchia nel periodo che va dal 1918 al 1924.
Durante questo periodo inizia la sua formazione politica che lo avvicinerà all’ideologia comunista.
Il suo pensiero antiimperialista lo fece solidarizzare con alcune importanti cause rivoluzionarie del continente nel corso della sua vita.Fondò associazioni come la “Lega antiimperialista delle Americhe” e ”Il soccorso rosso internazionale”.
Fu membro anche del partito comunista messicano e fondatore del partito comunista centroamericano.
Il suo sostegno ad una manifestazione di studenti universitari guatemaltechi e salvadoregni, animati dall’ideale di unità centroamericana del grande Morazan, contro la dittatura delle oligarchie che opprimevano i loro paesi, gli costò l’esilio che gli permise di viaggiare in molti paesi dell’America Centrale, Settentrionale e dei Caraibi.
In Guatemala, dove venne deportato da El Salvador, si unì alle lotte dei lavoratori contro la locale dittatura e qui fondò il partito comunista centroamericano nel 1925.
Lo scopo principale dell’organizzazione era quello di unire la classe operaia di tutto il Centro America.
Dopo la sua dissoluzione tornò clandestinamente nel suo paese e lavorò per la locale federazione dei lavoratori.
Nel 1928 si unì all’esercito di Sandino che combatteva contro gli invasori americani in Nicaragua.
Sotto le armi nacque una forte amicizia tra i due guerriglieri, legame che permise sempre un inossidabile e sincera collaborazione tra i guerriglieri salvadoregni e sandinisti durante i conflitti armati degli anni ‘80.
Per Sandino, in questo periodo, fu anche il delegato alla “Lega antiimperialista delle Americhe”.
Nel 1930 tornò ad El Salvador dove fondò il locale partito comunista con il quale si pose alla testa delle rivolte dei lavoratori contro il regime degli oligarchi, la cui situazione economica peggiorò notevolmente con la contemporanea crisi del 1929.
Il clima di instabilità creatosi nel paese favorì il golpe di Maximiliano Hernandez Martinez che represse nel sangue le rivolte proletarie foraggiate dai comunisti e catturò Farabundo Martì.
Il Nostro cadde fucilato assieme ad altri suoi tre compagni il 1 febbraio 1932, gridando nel mezzo della sua tragica fine il suo ultimo grido di lotta e di speranza.
Il pensiero politico di Farabundo Martì è notevolmente influenzato dal marxismo-leninismo classico e dal “Pensamiento Sandino”.
Nelle analisi politico-sociali del Nostro hanno una grande importanze i contadini e gli indios, l’analisi delle loro condizioni di vita, del loro ruolo nella società e i modi con cui organizzare la loro insurrezione.
La sua intelligenza politica gli impediva di rifiutare compromessi utili con la borghesia se funzionali alla causa del socialismo.
Rivestiva una grande importanza nel suo pensiero politico anche l'antimperialismo e l’internazionalismo, in maniera particolare la difesa della sovranità nazionale e la lotta per l'unità del Centro America.


martedì 3 ottobre 2017

0 CON CRISTO E CON MARX - Parte 1




Tra gli anni ‘70 e ‘80 dello scorso secolo il Centro America venne scosso da due poderose rivoluzioni in Nicaragua ed El Salvador,due rivoluzione estremamente connesse negli intenti iniziali e nell'esito finale.

PREMESSE

Dopo l’esplorazione e la conquista da parte degli spagnoli,tutto il Centro America venne incorporato nel Vicereame della Nuova Spagna.
Gli indios locali,sconfitti facilmente dagli invasori, vennero sterminati o ridotti in schiavitù per servire la nascente aristocrazia agraria nei suoi enormi latifondi.
Durante le lotte per l’indipendenza delle colonie spagnole in America Latina, il Nicaragua venne incorporato nell’Impero messicano mentre El Salvador vi entrò dopo una breve parentesi sotto il dominio del vicino Guatemala.
Negli anni successivi vennero fatti dei tentativi per costruire un unico soggetto politico che comprendesse tutto il Centro America, sforzi che risultarono fallimentari e che portarono alla nascita degli attuali stati centroamericani.
I decenni successivi furono dominati in entrambi i paesi dallo scontro tra i partiti dell'élite, i liberali e i conservatori.
In El Salvador, indistintamente dal partito al governo, prevalsero gli interessi dei latifondisti produttori di caffé, cultura che venne introdotta nel paese alla fine dell’Ottocento.Ciò portò alla svendita di tutti gli appezzamenti pubblici o incolti ma di proprietà collettiva.
Questa situazione permase nel paese fino al 1931.
Il Nicaragua, invece, divenne un tassello importante nelle strategie geopolitiche degli USA, visto il ruolo di ponte tra l’Oceano Pacifico e Atlantico che ricopriva.
Gli interessi americani si inserirono perfettamente nello scontro tra liberali e conservatori.
Alcuni generali liberali, infatti, chiesero aiuto ad un mercenario americano, William Walker, e al suo piccolo esercito di banditi per vincere la guerra civile nel frattempo scoppiata nel paese.
Grazie ai suoi successi militari riuscì ad essere eletto presidente nel 1856 e ad essere riconosciuto come tale dagli USA, nonostante la spedizione del mercenario violasse ogni trattato internazionale allora in vigore.
Dopo aver instaurato una dittatura assieme ai suoi “soci in affari”, cercò di unificare con la forza il Centro America, andando però a scontrarsi con gli interessi di molti industriali americani che infatti finanziarono gli eserciti degli stati centroamericani che sconfissero Walker.
Per ottenere il sostegno delle frange più conservatrici e razziste dell'elite americana revocò il decreto, da lui stesso in precedenza emanato, con il quale aveva abolito la schiavitù.
Walker, tornato negli USA e accolto dalla gente come un eroe, trovò nuovi finanziamenti e cercò di riprendersi il potere perduto in Nicaragua, ma venne fermato dalla flotta inglese.
Gli inglesi vedevano Walker come una minaccia ai loro interessi nell’area e per questo lo consegnarono alle autorità dell’Honduras.
Venne fucilato il 12 settembre 1860.
Dopo questa turbolenta parentesi il paese entrò in un periodo di relativa stabilità e prosperità economica con 30 anni di dominio dei conservatori che seppero tener fuori la nazione dalle periodiche guerre tra le nazioni centroamericane.
La prese del potere da parte del liberale José Santos Zelaya nel 1893 pose fine al trentennio di dominio conservatore.
Il governo di Zelaya si trasformò rapidamente in una dittatura che si opporrà con decisione alla penetrazione americana nel paese cercando di regolare l’accesso straniero alle risorse nicaraguensi e si oppose ai loro piani per la costruzione del Canale del Nicaragua.
Per queste ragioni gli USA offrirono il loro sostegno ai ribelli conservatori contro il presidente.
Nel 1909, dopo l’uccisione di 500 ribelli tra cui due statunitensi, con la scusa di proteggere cittadini e proprietà americane vennero inviate nel paese due navi da guerre.
L’invasione portò alle dimissioni di Zelaya e tra il 1910 e il 1926 ci fu un periodo di dominio del partito conservatore sul paese.
Iniziò così un lungo periodo di occupazione americana che terminò nel 1933, salvo alcuni brevi periodo come nel 1926, quando il ritiro dei marines portò ad una nuova guerra civile tra liberali e conservatori, e che vide periodiche invasioni da parte dei marines sotto la bandiera della sempre di moda democrazia del cannone.
In questo periodo emerse anche la figura del leggendario capo guerrigliero Sandino di cui parleremo in seguito più nel dettaglio.
Nel 1933 gli USA abbandonarono il paese dopo aver creato la Guardia Nacional, una forza armata nicaraguense composta da militari e poliziotti sostenuti e addestrati dagli americani per servire i loro interessi, a capo di queste nuove forze armate venne posto il fedele Anastasio Somoza, che inaugurò la dittatura militare della sua famiglia in Nicaragua.

Contemporaneamente in El Salvador prese il potere con un golpe, nel 1931, il generale Maximiliano Hernandez assieme ad un gruppo di militari sostenuti dagli oligarchi del caffè, che hanno sempre indirizzato le politiche del paese, infastiditi dal presidente riformista Arturo Araujo.
I primi anni della dittatura di Hernandez furono caratterizzati da una feroce repressione della rivolta dei contadini e degli indigeni che infiammò il paese nei primi mesi del 1932, portando all’uccisione di circa 10000/40000 persone e ad una feroce repressione del partito comunista locale che culminò con l'uccisione del leader guerrigliero Farabundo Martì,di cui parleremo nel dettaglio in seguito.
La dittatura prese con gli anni un taglio decisamente fascista e si allineò con le potenze dell’Asse, stringendo ottime relazioni diplomatiche con nazioni come la Spagna di Franco o l’Impero giapponese.
Hernandez si ispirò apertamente a Mussolini nella gestione del potere e creò un partito unico simile a quello fascista presente in Italia, inoltre nominò Eberhardt Bohnsted, generale della Wehrmacht, direttore della Scuola Militare.
Con la guerra terminò l'allineamento del paese con l’Asse e ci fu un poderoso rilancio delle esportazioni verso gli USA.
La politica economica di Hernandez fu molto vicina agli interessi degli oligarchi del caffè a cui, per esempio, condonò i debiti quando i profitti provenienti dalla vendita del caffè diminuirono.
Finanziò numerose opere pubbliche, emanò la legge “per il bene della famiglia” per sostenere la sicurezza sociale delle famiglie e riuscì con la “ley 41” a porre un freno all’aumento della criminalità.
Dal 1939 iniziò anche l’industrializzazione del paese.
Tuttavia Hernandez si inimicò gli oligarchi del paese quando iniziò una serie di politiche per redistribuire moderatamente le terre ai contadini e facilitare il loro accesso al credito.
Il colpo di grazia al suo regime fu senza dubbio l’aumento delle tasse sulle esportazioni che portò all'inevitabile reazione della borghesia compradora.
La dittatura però crollò a seguito di un enorme sciopero generale che coinvolse tutto il paese, a causa del tentativo di prolungare il proprio mandato presidenziale.Questa enorme mobilitazione del popolo salvadoregno costrinse, nel 1944, Hernandez a dimettersi e ad andare in esilio, dove morì assassinato dal suo autista nel 1966.

I decenni successivi furono caratterizzati da una forte instabilità e dal susseguirsi di governi militari o governi civili fortemente influenzati dai militari fino al 1979, quando venne creata una giunta di governo composta da militari e civili.


 

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