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lunedì 27 novembre 2017

0 CHIN PENG, LOTTA E SPERANZA IN MALESIA




Chin Peng appartiene ad una generazione di leader del Terzo mondo estremamente particolare, ovvero quella che lottò prima contro le mire espansionistiche dell’imperialismo giapponese e che poi concentrò tutti i suoi sforzi per liberare le colonie degli imperi europei dalle vecchie potenze coloniali.
In questi termini possiamo mettere la sua lotta di liberazione nazionale sullo stesso piano di quelle condotte da Ho Chi Minh in Vietnam o Aung San in Birmania.
Nacque nel 1924 a Sitiawan, nello stato malese del Perak, allora colonia inglese, da una famiglia della classe media di origine cinese.
Nel 1937 ebbe il suo primo serio approccio con la politica, infatti decise di entrare nella AEBUS, un’organizzazione politica di nazionalisti cinesi che si opponeva all’invasione giapponese del loro paese e il cui pensiero politico era fortemente influenzato dalla figura politica di Sun Yat-sen.
Nel 1939 abbraccia l’ideale comunista e, dopo aver pensato di andare a Yan’an per unirsi al Partito Comunista Cinese, decise di rimanere in Malesia per aiutare la formazione e il rafforzamento del locale partito comunista in cui venne ammesso nel 1940.
Quando il suo paese venne invaso dai giapponesi creò il MPAJA, una formazione di guerriglieri comunisti con la quale organizzare la resistenza al nuovo invasore.
In questa formazione paramilitare confluirono in maggioranza membri della minoranza cinese in Malesia, fortemente ispirati dall’eroica resistenza condotta contro il Giappone dai comunisti cinesi.
La MPAJA si alleò con le truppe britanniche per sconfiggere il nemico comune mentre all’interno del partito comunista malese , favorito dalla cattura di molti suoi leader e dalla fuga di Tai Lek, ex leader del partito accusato di essere una spia al servizio dei giapponesi e degli inglesi, Chin Peng riuscì ad ottenere la carica di segretario nonostante la sua giovane età.
Sconfitte le truppe nipponiche l’ombra della Guerra Fredda iniziò a calare sul paese e presto incominciò il deterioramento dei rapporti tra l’amministrazione coloniale inglese e i guerriglieri comunisti di Chin Peng.
Durante la guerra, infatti, i comunisti si dotarono di una formidabile organizzazione militare, creando nella foresta malese numerosi centri di addestramento e basi militari per i guerriglieri.
Si venne a creare anche una forte simbiosi con i contadini poveri che fornirono un forte sostegno ai guerrigriglieri, trasformando il MPAJA in un potenziale esercito di liberazione nazionale con il nome di MNLA.
Nel 1948 i comunisti diedero il via ad una lunga e sanguinosa guerra civile per liberare il paese dai colonizzatori inglesi e costruire una democrazia popolare.
Il MNLA, tuttavia, si scontrò con le tattiche e le strategie estremamente efficaci degli inglesi.
Per prima cosa, nel 1957, concessero l’indipendenza alla Malesia, facendo crollare in questo modo uno dei pilastri fondamentali della strategia dei comunisti, ovvero l’indipendenza nazionale.
In questo modo i guerriglieri dovettero affrontare non solo l’esercito inglese e dei suoi alleati ma anche quello della neonata Malesia.
Secondariamente elaborarono la loro tattica di controinsorgenza lavorando su due piani:


Il sostegno della popolazione civile: venne favorita una narrazione distorta della natura del partito comunista malese, presentato come una forza in mano alla Cina e composta esclusivamente dalla minoranza cinese presente in Malesia.
Ciò favorì un'opposizione di tipo nazionalista alla guerriglia di Chin Peng che gli negò il sostegno di numerosi strati della società malese.


Isolamento dei guerriglieri: tagliando ogni via possibile di approvvigionamento, costringendo i guerriglieri ad arretrare nella foresta malese e usando nuove e sofisticate tattiche di controinsorgenza.


Il risultato fu la progressiva perdita di forza ed efficacia della MNLA a partire dagli anni ‘60.
Questo indebolimento fu frutto anche di particolari circostanze internazionali, come la rottura tra URSS e Cina che portò a delle violente scissioni ricucitesi negli anni ‘80 o il successivo conflitto tra Cina e Vietnam.
Le gravi sconfitte patite dal movimento guerrigliero negli anni ‘70 portarono Chin Peng ad optare per l’esilio in Thailandia.
Il periodo successivo a questo evento fu contraddistinto dal sorgere di forti dissidi interni, che portarono a numerose purghe, e da nuove operazioni dell’esercito malese contro i guerriglieri.
Nel 1989, con la mediazione della Thailandia, vennero firmati i trattati di pace tra il MNLA e la Malesia che posero fine alla lunga guerra civile.
Nonostante la Malesia con questi trattati permise agli ex guerriglieri di poter tornare nel loro paese, a Chin Peng venne sempre negata la possibilità di far ritorno nella sua terra natia.
Il Nostro visse il resto della sua vita in Thailandia, non rinunciando mai ai suoi ideali e a quella che chiamò la sua versione della Storia, in opposizione alla narrazione faziosa che si è prontamente imposta in Malesia sulle vicende della guerra civile.


Morì a Bangkok il 16 settembre del 2013 , lasciando una preziosa eredità di lotta antimperialista e di impegno convinto per la costruzione di una società diversa che lo accomuna a molti eroi più famosi che ricoprirono di sogni e speranze il Terzo mondo nelle prime decadi del secondo dopoguerra.

giovedì 16 novembre 2017

0 SU MARCUSE



Herbert Marcuse, esponente di spicco della Scuola di Francoforte, filosofo,sociologo,grande critico della civiltà industriale avanzata, fu uno dei pensatori più in voga tra i movimenti del ‘68 e uno dei più grandi innovatori del marxismo in Occidente.
Ricopre una grande importanza nell’analisi di Marcuse il pensiero di Freud, che viene utilizzato in Eros e civiltà per proporre un'analisi svolta su un piano Ontogenetico, l’individuo in relazione con la società repressiva,e Filogenetico,lo sviluppo della civiltà repressiva.
La società che si viene a sviluppare è organizzata in maniera irrazionale e perciò, in virtù degli interessi e dei valori della classe dominante, costretta a negare la felicità alle masse che necessariamente devono essere represse per evitare attività sovversive.
Qui riscontriamo un punto di rottura con Freud che invece individua nella società una natura sempre repressiva che invece da Marcuse viene vista solamente come una fase temporanea dettata dalla sua attuale organizzazione.
Un altro elemento centrale è l’Eros,visto come una fonte di creatività immensa e intrinseca nell’uomo.
Questi, però,viene represso dalla società attraverso la repressione degli istinti che fa convergere l’energia delle attività sessuali sul lavoro, dirottamento necessario per lo sviluppo della civiltà.In questo modo prevale il principio di realtà sugli istinti.
Al principio di realtà si viene a sommare una repressione addizionale dettata dal principio di prestazione che deriva dalla restrizione dei bisogni del dominio sociale e dalla stratificazione sociale in base alle prestazioni.
La repressione prodotta da questo principio si diffonde nella società attraverso quattro canali:
  • La famiglia monogamica e patriarcale
  • Canalizzazione della sessualità in direzione della genitalità
  • Divisione gerarchica del lavoro
  • Amministrazione collettiva dell’esistenza privata
La società che si è venuta a creare tende al totalitarismo,quindi a negare ogni forma di opposizione.
La liberazione dell’uomo viene impedita attraverso la generazione di bisogni addizionali che vanno in contrasto con la piena soddisfazione dei bisogni vitali,premessa necessaria per la liberazione dell’uomo e dello sfruttamento delle potenzialità non repressive della società moderna.
La grande contraddizione della modernità che questo meccanismo nasconde è la possibilità di liberare Eros, indirizzato verso il lavoro,in energia istintuale capace di trasformare il lavoro in un gioco, rompendo il vecchio meccanismo di alienazione dell’individuo per mezzo dell’attività lavorativa.
Lo strumento per criticare la realtà diventa allora la fantasia,unica arma capace di far pensare l’individuo fuori dagli schemi e in grado di fargli mettere in evidenza le contraddizioni della società di cui fa parte.
L’immaginazione diventa l’arma più potente con la quale sfidare il prodotto più pericoloso della società industriale avanzata,il pensiero unidimensionale.
Esso si viene a sviluppare spontaneamente negli individui di questa tipologia di società.
Questo pensiero nasce partendo dai valori di massa che,attraverso l’amministrazione collettiva dell’esistenza privata,vanno ad influenzare il pensiero collettivo indipendentemente dalla classe sociale di appartenenza,generando così una falsa permissività, un allentamento della morsa totalitaria della società moderna forte dell'egemonia culturale delle classi dominanti che ha portato,quelle che in teoria erano le classi subalterne in procinte di fare la rivoluzione e creare il proprio stato, a produrre autonomamente e spontaneamente una cultura conformista e non sovversiva.
In questo modo Marcuse mette in evidenza la natura totalitaria tanto delle democrazie liberali che del socialismo di stampo sovietico aggiungendo,nel suo L’uomo ad una dimensione,uno studio del rapporto tra sviluppo tecnologico e repressione.
Lo sviluppo tecnologico,importante in tutte e due i sistemi, viene usato per criticare entrambi,visti come due facce dello stesso sistema repressivo.
Marcuse muta da Heidegger la sua ostilità nei confronti della tecnologia,il cui sviluppo produce piacevoli e migliori strumenti di controllo che sono l'altra faccia della società opulenta del benessere,capace in questo modo di inglobare i soggetti che in potenza potrebbero mettere in discussione lo status quo, perché da esso svantaggiate e represse,come per esempio gli operai.
La società opulenta schiaccia l’individuo dentro un bisogno ossessivo di produzione in funzione del consumo dello spreco, di sottomissione ai bisogni addizionali e ai valori di massa che generano un piatto conformismo mascherato da libertà.
Marcuse,per questo motivo, trova negli esclusi da questa società i soggetti in grado di contestarla,mantenendo in piedi attraverso l’immaginazione un'opposizione e delle alternative a questa società che possa portare alla liberazione integrale dell’individuo.
Ad oggi la sua critica alla società industriale resta una delle più lucide e migliori mai fatte,mantenendo ancora oggi un fondo di verità che può ancora essere utilizzato per criticare questa società e tornare a pensare ad alternative ad essa.

martedì 14 novembre 2017

0 CON CRISTO E CON MARX - Parte 4


Nel 1974 Eduardo Contreras guida il suo commando al sequestro di dodici persone che libera in cambio della restituzione di quattordici detenuti politici, tra cui il futuro presidente Daniel Ortega. Questa azione, apparentemente insignificante, ottiene vasta eco nazionale ed internazionale che porta ad una platea enorme gli eventi che stanno sconvolgendo il Nicaragua. Le conseguenze di tutto ciò costringono Somoza a fermare le timide liberalizzazioni del suo regime, gestendo la situazione con il pugno di ferro.
La linea del dittatore ha come unico risultato il progressivo sbriciolamento del suo sempre minor consenso fra la popolazione.All'interno del FSLN  nel frattempo,si scontrano tre linee strategiche sulla conduzione di quella che ormai è a tutti gli effetti una guerra civile. Le linee che si scontrano sono le seguenti:

1) Gpp (Guerra Popular Proletaria): il massimo dirigente di questa linea fu Tomas Borge. I suoi membri sostengo la prosecuzione ad oltranza della lotta in attesa di tempi migliori. Lotta che secondo loro doveva essere svolta sulle montagne,previo un periodo di accumulazione di forze.

2) TP (Tendencia Proletaria): il massimo dirigente di questa linea fu Jaime Wheelock Roman.Lottava per un rafforzamento della classe operaia,guidata da un partito solido,prima di passare alla lotta armata.

3) Tendencia Tercerista: i massimi dirigenti di questa linea furono Daniel ed Humberto Ortega e Victor Tiraldo Lopez.Credevano in una insurrezione di massa in grado di abbattere la dittatura e nel dialogo con la borghesia progressista ostile a Somoza.

Fu quest'ultima linea ad imporsi e promosse subito una serie di importanti offensive nell'ottobre del 1977 per portare dalla parte del FSLN le masse,che reagirono organizzando scioperi,proteste e comizi pubblici.
Nello stesso periodo venne eletto Carter come presidente degli USA,presidente che durante il suo mandato diede molta importanza al rispetto dei diritti umani.
Somoza,infine,fece un ultimo grande errore,ovvero eliminare il giornalista Chamorro nel 1978.Chamorro era la voce del dissenso moderato e borghese,questo evento non fece altro che far crollare ogni speranza di liquidazione pacifica del regime,presentando il FSLN come l'unica arma in grado di far sorgere il sole sulla lunga notte del somozismo,nonostante questa provi ad egemonizzare la lotta con la promozione di vari programmi riformisti.
Perciò nel 1977 viene creato "il gruppo dei Dodici" che unisce rappresentati di alcuni settori della borghesia progressista ostile al dittatore,i quali vogliono collaborare con il FSLN.
Le rivolte a seguito della morte di Chamorro vengono represse nel sangue,come per esempio la violenta repressione della comunità indigena Monimbò,nella città di Masaya,che per una settimana riesce a resistere agli assalti della Guardia Nacional.
Il FSLN reagisce con l'assalto al Palazzo Nazionale da parte di un commando guidato da Edén Pastora che cattura cinquecento ostaggi,usati per poter liberare importanti esponenti del FSLN come Tomas Borge.
Le ripercussioni a livello internazionale furono molto importanti per minare la stabilità del regime di Somoza.Grazie alle missioni diplomatiche di Sergio Ramirez,scrittore ed esponente della Tendencia Tercerista,il FSLN ottenne il sostegno di Panama,Venezuela e Messico ad un eventuale governo sandinista e la promessa che questi governi avrebbero fatto pressioni su Washington per destituire Somoza.Tuttavia Carter optò per fare delle blande pressioni sul dittatore,augurandosi da parte sua delle liberalizzazioni del suo regime.
La paura di una nuova Cuba fece progettare a Washington il terribile progetto del "somozismo senza Somoza" che spaventò non poco il FSLN.
Ogni tentativo promosso da altre nazioni latinoamericane di far dialogare le parti in causa fallì.Si deteriorano così i rapporti tra Nicaragua e alcuni paesi vicini,come il Costarica,che ruppero ogni rapporto diplomatico con Managua a cui si aggiunse la sospensione del sostegno militare degli USA.
Nell'aprile del 1979 il FSLN occupa Estelì e il 29 maggio lancia l'offensiva finale.
Per facilitare ciò le tre tendenze interne si unirono nella Direzione nazionale.
L'offensiva finale venne sostenuta anche dal neonato Fronte patriottico nazionale che riuniva tutte le forze ostili a Somoza.
Il FSLN passa dalla guerra di accerchiamento a quello di movimento,è l'inizio della fine del somozismo.Interessante,nella conduzione della guerra,è l'uso della musica da parte delle truppe sandiniste.Famose sono le canzoni del cantautore nicaraguense Carlos Mejia Godoy in cui spiega,attraverso i suoi testi,ai contadini analfabeti come usare i fucili in dotazione all'esercito rivoluzionario.Il sostegno alla causa rivoluzionaria attraverso la musica però non riguardò solamente i cantautori nicaraguensi,direttamente coinvolti nel conflitto, ma anche altri grandi artisti latinoamericani come Daniel Viglietti e Ali Primera.
Somoza,nel tentativo disperato di resistere,risponde con la legge marziale e con i bombardamenti a tappeto sui civili,distruggendo interi centri abitati senza alcuna pietà.
Tra giugno e luglio cadono Masaya,Matagalpa,Rivas,Chinandega e Leon,i sandinisti sono alle porte di Managua.In una situazione disperata per Somoza, il FSLN ormai controlla anche alcuni quartieri di Managua,il dittatore fa bombardare Managua e altre grandi città.
Il 4 giugno venne proclamato lo sciopero generale e il 16 si costituì in Costa Rica la Giunta di governo di ricostruzione composta da: Violeta Chamorro,Moises Hassan,Daniel Ortega,Sergio Ramirez e Alfonso Robelo.
La nuova giunta venne immediatamente riconosciuta da alcuni governi latinoamericani come quello del Perù,di Panama e del Costa Rica.
Mentre gli USA cercano una via d'uscita dal regime dei Somoza a loro favorevole,facendo pressione per un intervento armato dell'OSA che viene respinto per sostenere il regime morente per esempio,il 15 luglio insorge la popolazione di Managua che scende in piazza ad erigere barricate per lottare contro la Guardia Nacional.
La rivolta non viene sedata e Somoza è costretto alla fuga con le casse dello Stato il 17 luglio.Gli succede,con il compito di trattare con la Giunta di governo di ricostruzione,il somozista Francisco Urucuyo,il quale dichiara di voler governare almeno fino al 1981.
Ormai il regime morente non riesce comunque più a gestire la rivolta di Managua e Urucuyo fugge dal paese il 19 dello stesso mese.
Il 19 luglio 1979 è anche la data in cui le truppe sandiniste entrarono vittoriose a Mangua ponendo fine alla dittatura somozista. I muchacos hanno vinto, i diseredati, gli oppressi, gli indigeni, l'America Latina intera ha vinto in Nicaragua.
Tra le strade di Managua,il gruppo dirigente del FSLN fa sue le speranze di un intero continente per la costruzione di una società diversa, migliore, socialista, lavorando nel solco dei liberatori del continente, di Sandino, di Fidel Castro e di tutti gli uomini che hanno lottato per un'America Latina diversa.



domenica 12 novembre 2017

0 CARLOS FONSECA




Carlos Fonseca,figlio dell’amministratore generale delle ricchezze del primo Somoza, fu il più importante dei tre guerriglieri che fondarono il FSLN.
Sarà lui infatti a dare la base teorica,elaborando e sintetizzando il pensamiento Sandino,al movimento guerrigliero che sconfiggerà la dinastia Somoza e prenderà il potere in Nicaragua dopo la guerra civile.
Fonseca,ancora studente,si trova negli anni Cinquanta impegnato nel ricercare documenti e testi riguardanti Sandino e il suo pensamiento in un periodo storico in cui i Somoza erano impegnati con tutte le loro forze nel tentativo di cancellare ogni traccia del generale degli uomini liberi.
Nello stesso periodo inizia a leggere i testi di Marx ed Engels e si iscrisse al partito socialista nicaraguense.
Nel 1957 riesce a partire per l’Unione Sovietica per partecipare al VI congresso mondiale della gioventù e degli studenti a Mosca.
Sfrutta questo periodo all’estero per viaggiare nel blocco orientale visitando la DDR e Kiev.
In URSS ha la possibilità di leggere il libro del giornalista cecoslovacco comunista Julius Fucik “Scritto sotto la forca” che influenzerà molto il pensiero politico di Fonseca.
Torna nel paese e nel 1959,con lo scoppio della Rivoluzione cubana,abbandona il partito socialista filo-sovietico che si oppone con forza alla soluzione della lotta armata per spazzare via la dittatura somozista.
Ispirato dai fatti cubani e aiutato da alcuni militari cubani tenta di fondare una colonna guerrigliera,intitolata a Rigoberto Lopez,nel nord del paese,venendo però facilmente sconfitto a El Chaparral dalle forze militari dell’Honduras e della Guardia Nacional.
Riesce a rifuggiarsi a La Habana,dove viene curato dalle ferite riportate durante i combattimenti in Nicaragua.
In seguito viaggia in Costa Rica,Messico,Venezuela,El Salvador e Guatemala dove conosce Luis Augusto Turcios Lima,capo delle FAR.
Il 23 luglio 1961,in territorio honduregno,partecipa alla fondazione del FSLN.
Inizialmente il movimento è fortemente influenzato dal pensamiento Sandino e dal modello cubano che portò Fidel Castro ed i suoi guerriglieri al trionfo a Cuba.
I primi anni di vita del FSLN sono turbolenti e segnati da cocenti sconfitte che portano all’arresto o alla morte di numerosi guerriglieri.
Nel 1963 entra nel movimento,appena diciottenne,il futuro presidente del Nicaragua Daniel Ortega che grazie alle sue capacità riesce ad ottenere la nomina a responsabile della resistenza urbana nel 1966.
Tra il 1963 e  il 1966 si susseguono vari fallimentari tentativi di insurrezione,tutti stroncati sul nascere.
Nel 1965 Carlos Fonseca viene catturato ed esiliato in Guatemala.
Successivamente alla sua espulsione abbiamo la rottura tra FSLN ed UNO,la fuga di Fonseca dal Costa Rica a bordo di un aereo rubato alla United Fruit Company e la riunione dei principali dirigenti sandinisti a La Habana dove si era rifugiato il Nostro.
Durante queste riunioni viene elaborato organicamente il programma politico del FSLN.
Fonseca resterà a Cuba fino al 1975 quando tornerà a combattere sui monti del Nicaragua.
Il 7 novembre del 1976 Carlos Fonseca venne ucciso in combattimento nella provincia di Zelaya dalla Guardia Nacional.
La morte dello storico comandante sandinista,affiancata alla contemporanea cattura dell’altro storico leader del FSLN Tomas Borge,sembrò essere un duro colpo inferto alla guerriglia ma in realtà non fece che rafforzare i combattenti sandinisti che di lì a poco lanceranno l’offensiva finale che distruggerà il somozismo.

martedì 7 novembre 2017

0 OMAGGIO ALL'OTTOBRE ROSSO



Gli eventi del 1917 che portarono alla fine dell’Impero russo e del plurisecolare dominio degli Zar in Russia rappresentano l’evento più importante del Novecento. Ricordare la vittoria delle masse di oppressi che furono guidate alla vittoria da Lenin e dal partito bolscevico nel corso del centenario della Rivoluzione d’Ottobre non è un inutile esercizio per storici o nostalgici del comunismo novecentesco ma significa riportare a galla,in tutta la sua forza e in tutta la sua attualità,un evento che ha segnato e segna ancora oggi le nostre vite. La forza propulsiva della Rivoluzione aprì la strada non solo al tentativo di costruire il primo vero stato socialista della storia dell’umanità ma diede la forza e gli strumenti ai proletari di tutto il mondo,agli oppressi di tutto il mondo per costruire le armi della loro liberazione. In Occidente iniettò una forza spaventosa al movimento operaio che,grazie agli eventi che si svilupparono in Russia,non solo riuscirono a rivendicare ed ottenere migliori condizioni di vita ma videro anche concretamente svilupparsi sotto i loro occhi un serio,difficoltoso e spesso contraddittorio tentativo di edificazione di una società radicalmente opposta a quella in cui vivevano,una società che poteva portare alla loro emancipazione come uomini e consegnargli in potenza un'esistenza migliore,di pace,prosperità e giustizia sociale. Il grande sogno della vittoria del comunismo su scale mondiale che potesse distruggere l’imperialismo, consegnò le armi della loro liberazione anche a chi ormai era stato ridotto a popolo di seconda o terza classe dalle varie potenze imperialiste occidentali e non,i popoli coloniali. La vittoria della Rivoluzione mise in movimento enormi processi di emancipazione dei vecchi popoli coloniali dalla miseria,dall’oppressione straniera e dal sottosviluppo che ancora oggi sono in moto con tutta la loro forza propulsiva che trae,spiace dirlo ai tanti denigratori seriali della nostra storia,la sua forza e la sua origine proprio dagli eventi che oggi i comunisti di tutto il mondo stanno festeggiando. Come comunisti non dobbiamo rinnegare la nostra storia,abbiamo il dovere di analizzarla con senso critico ma non di cancellarla,così facendo facciamo solamente il gioco di chi vuole con ogni modo liquidare con le parole “totalitarismo” o “utopia” ogni tentativo di proporre delle alternative alla società in cui viviamo. Dobbiamo avere rispetto per la nostra storia che è soprattutto la storia del movimento operaio e delle sue lotte nel mondo. In ultima analisi,gli ideali di emancipazione collettiva della Rivoluzione d’Ottobre sono ancora attuali? Si,e a maggior ragione in un mondo che sempre più vede trionfare il fanatismo liberale che sacrifica sull'altare della competitività diritti e benessere della maggioranza pur di preservare da ogni tentativo sovversivo o di timido cambiamento il sistema che Lenin cercò di spazzare via. Per combattere questa terribile Idra e per costruire una società migliore,quindi,non si può prescindere dallo studio della Rivoluzione d’Ottobre e degli eventi epocali,rivoluzionari a cui diede origine e a cui oggi noi rendiamo giustamente omaggio

mercoledì 1 novembre 2017

0 COSA SUCCEDE IN GIAPPONE?



Il recente successo elettorale di Shinzo Abe in Giappone ci obbliga ad una serie di riflessioni sull'attuale situazione politica,sociale ed economica del paese del Sol Levante.
La vittoria di Abe significa la conferma al potere di una delle ali più conservatrici e nazionaliste del partito liberaldemocratico giapponese e la possibilità di proseguire con le riforme economiche strutturali e con il tentativo di ridare al paese un esercito.
Quali sono i risultati ottenuti sin qui da Abe alla guida del Giappone?
In Estremo Oriente non è mai finita la Guerra Fredda, sono ancora in piedi le fortezze filo-americane che circondano e minacciano la stabilità della Repubblica Popolare Cinese.
La contrapposizione con la Cina attraverso queste pedine degli americani,ovvero la Thailandia,la Corea del Sud,la provincia ribelle di Taiwan e il Giappone,serve da un lato per destabilizzare la nascente superpotenza mondiale asiatica che ha fatto della stabilità e della pace uno dei suoi punti di forza per costruire con pazienza la nuova Cina e dall'altro per alimentare la vendite delle armi americane a questi paesi sfruttando anche il populismo nazionalista per cui spesso si contraddistinguono questi governi.
Il rinato nazionalismo nipponico si contraddistingue per un vergognoso revisionismo dinanzi ai crimini di guerra dell’imperialismo giapponese mai affondo pagati dalla classe dirigente locale,grazie soprattutto alle logiche della Guerra Fredda che premise “un'amnistia” generale dopo il processo di Tokyo che portò invece alle violente persecuzioni dei membri del Partito Comunista giapponese.
Questo particolare approccio alla propria storia nazionale sta portando ad una radicale riscrittura dei manuali scolastici di storia,introducendovi elementi revisionisti e negazionisti riguardanti quel periodo.
Il nazionalismo dei politici giapponesi di destra porta a delle infelici esternazioni in merito all'imperialismo giapponese che per esempio viene esaltato come un grande esportatore e costruttore di democrazie come,secondo loro,dimostra il caso di Taiwan che subì per un periodo di tempo più lungo rispetto alla Cina continentale la dominazione nipponica.
Il fenomeno non si limita al solo campo della storia ma si riflette anche in altri aspetti della società.
Per esempio si è verificata una rinascita violenta del razzismo di cui fanno le spese i cittadini di origine cinese o coreana che le frange più estremiste della destra giapponese vorrebbe cacciare dall'arcipelago.
Soprattutto,però,il nuovo corso di Abe spinge per rivedere l’articolo 9 della Costituzione per dotare nuovamente il paese di un esercito e per far questo non può che far leva su tutto il sentimento sciovinista di cui abbiamo parlato precedentemente.
Ovviamente una scelta del genere,estendendo la nostra analisi a tutta la regione,dimostra solamente la subalternità,dietro una miriade di slogan nazionalisti,del paese all'imperialismo americano intento sempre nel mantenere una forte instabilità nella zona per colpire indirettamente la Cina.
L’altro pallino del governo Abe è l’economia.
Il paese risente ancora della crisi economica degli anni Novanta e per uscire da questa fase di depressione economica il premier nipponico ha puntato su una serie di riforme economiche,note come Abenomics,di matrice neokeynesiana per far ripartire l’economia attraverso una politica monetaria espansiva,un tasso d’interesse fissato in negativo e l’aumento della spesa pubblica dell’1,5%.
La nuova politica monetaria adottata ha portato l’inflazione al 2% con una conseguente compressione del potere d’acquisto dei cittadini.
Queste riforme economiche rappresentano il disperato tentativo da parte della classe dirigente giapponese di salvare dal crollo il sistema capitalista nazionale che scricchiola ogni giorno di più,rinviando all’indomani il suo crollo attraverso strategie come il “Toyotismo” oppure ad una costante precarizzazione del lavoro reso sempre più flessibile e competitivo per usare termini tanto cari all'aristocrazia del neoliberismo.
L’unico risultato che ha questa logica perversa è quello di inghiottire sempre di più ulteriori vite in questo perfido meccanismo che isola e aliena sempre di più l'individuo nella società liquida come dimostrano l’alto tasso di suicidi o le morti per troppo lavoro sempre frequenti nel paese.


Infine stride con l’ambizioso programma economico di Abe e del tanto lodato sistema economico nipponico il costante aumento della povertà negli ultimi trent'anni,il dato più alto tra i paesi OCSE, in quello che un tempo si vantava di essere il paese con la classe media più numerosa al mondo.   .

 

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