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lunedì 27 novembre 2017

0 CHIN PENG, LOTTA E SPERANZA IN MALESIA




Chin Peng appartiene ad una generazione di leader del Terzo mondo estremamente particolare, ovvero quella che lottò prima contro le mire espansionistiche dell’imperialismo giapponese e che poi concentrò tutti i suoi sforzi per liberare le colonie degli imperi europei dalle vecchie potenze coloniali.
In questi termini possiamo mettere la sua lotta di liberazione nazionale sullo stesso piano di quelle condotte da Ho Chi Minh in Vietnam o Aung San in Birmania.
Nacque nel 1924 a Sitiawan, nello stato malese del Perak, allora colonia inglese, da una famiglia della classe media di origine cinese.
Nel 1937 ebbe il suo primo serio approccio con la politica, infatti decise di entrare nella AEBUS, un’organizzazione politica di nazionalisti cinesi che si opponeva all’invasione giapponese del loro paese e il cui pensiero politico era fortemente influenzato dalla figura politica di Sun Yat-sen.
Nel 1939 abbraccia l’ideale comunista e, dopo aver pensato di andare a Yan’an per unirsi al Partito Comunista Cinese, decise di rimanere in Malesia per aiutare la formazione e il rafforzamento del locale partito comunista in cui venne ammesso nel 1940.
Quando il suo paese venne invaso dai giapponesi creò il MPAJA, una formazione di guerriglieri comunisti con la quale organizzare la resistenza al nuovo invasore.
In questa formazione paramilitare confluirono in maggioranza membri della minoranza cinese in Malesia, fortemente ispirati dall’eroica resistenza condotta contro il Giappone dai comunisti cinesi.
La MPAJA si alleò con le truppe britanniche per sconfiggere il nemico comune mentre all’interno del partito comunista malese , favorito dalla cattura di molti suoi leader e dalla fuga di Tai Lek, ex leader del partito accusato di essere una spia al servizio dei giapponesi e degli inglesi, Chin Peng riuscì ad ottenere la carica di segretario nonostante la sua giovane età.
Sconfitte le truppe nipponiche l’ombra della Guerra Fredda iniziò a calare sul paese e presto incominciò il deterioramento dei rapporti tra l’amministrazione coloniale inglese e i guerriglieri comunisti di Chin Peng.
Durante la guerra, infatti, i comunisti si dotarono di una formidabile organizzazione militare, creando nella foresta malese numerosi centri di addestramento e basi militari per i guerriglieri.
Si venne a creare anche una forte simbiosi con i contadini poveri che fornirono un forte sostegno ai guerrigriglieri, trasformando il MPAJA in un potenziale esercito di liberazione nazionale con il nome di MNLA.
Nel 1948 i comunisti diedero il via ad una lunga e sanguinosa guerra civile per liberare il paese dai colonizzatori inglesi e costruire una democrazia popolare.
Il MNLA, tuttavia, si scontrò con le tattiche e le strategie estremamente efficaci degli inglesi.
Per prima cosa, nel 1957, concessero l’indipendenza alla Malesia, facendo crollare in questo modo uno dei pilastri fondamentali della strategia dei comunisti, ovvero l’indipendenza nazionale.
In questo modo i guerriglieri dovettero affrontare non solo l’esercito inglese e dei suoi alleati ma anche quello della neonata Malesia.
Secondariamente elaborarono la loro tattica di controinsorgenza lavorando su due piani:


Il sostegno della popolazione civile: venne favorita una narrazione distorta della natura del partito comunista malese, presentato come una forza in mano alla Cina e composta esclusivamente dalla minoranza cinese presente in Malesia.
Ciò favorì un'opposizione di tipo nazionalista alla guerriglia di Chin Peng che gli negò il sostegno di numerosi strati della società malese.


Isolamento dei guerriglieri: tagliando ogni via possibile di approvvigionamento, costringendo i guerriglieri ad arretrare nella foresta malese e usando nuove e sofisticate tattiche di controinsorgenza.


Il risultato fu la progressiva perdita di forza ed efficacia della MNLA a partire dagli anni ‘60.
Questo indebolimento fu frutto anche di particolari circostanze internazionali, come la rottura tra URSS e Cina che portò a delle violente scissioni ricucitesi negli anni ‘80 o il successivo conflitto tra Cina e Vietnam.
Le gravi sconfitte patite dal movimento guerrigliero negli anni ‘70 portarono Chin Peng ad optare per l’esilio in Thailandia.
Il periodo successivo a questo evento fu contraddistinto dal sorgere di forti dissidi interni, che portarono a numerose purghe, e da nuove operazioni dell’esercito malese contro i guerriglieri.
Nel 1989, con la mediazione della Thailandia, vennero firmati i trattati di pace tra il MNLA e la Malesia che posero fine alla lunga guerra civile.
Nonostante la Malesia con questi trattati permise agli ex guerriglieri di poter tornare nel loro paese, a Chin Peng venne sempre negata la possibilità di far ritorno nella sua terra natia.
Il Nostro visse il resto della sua vita in Thailandia, non rinunciando mai ai suoi ideali e a quella che chiamò la sua versione della Storia, in opposizione alla narrazione faziosa che si è prontamente imposta in Malesia sulle vicende della guerra civile.


Morì a Bangkok il 16 settembre del 2013 , lasciando una preziosa eredità di lotta antimperialista e di impegno convinto per la costruzione di una società diversa che lo accomuna a molti eroi più famosi che ricoprirono di sogni e speranze il Terzo mondo nelle prime decadi del secondo dopoguerra.

 

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