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lunedì 11 dicembre 2017

0 CON CRISTO E CON MARX - Parte 5



LA RIVOLUZIONE IN EL SALVADOR

A partire dai primi anni ‘70 inizia la radicalizzazione dell’opposizione all'oligarchia, sempre più autoritaria, che governa il paese. Ciò avvenne a partire dal 1972, quando gruppi radicali dell’opposizione accusarono il partito comunista di cercare inutilmente un'alleanza con la borghesia nazionale per opporsi all’oligarchia.
Questi nuovi gruppi radicali sono sempre più convinti che per un reale cambiamento nel paese sia necessaria una sollevazione armata per conquistare il potere. Nel 1970 vennero fondate le Forze Popolari di Liberazione (FPL) da una scissione del partito comunista e nel 1971 l’Esercito Rivoluzionario del Popolo (ERP). In quest’ultima formazione si unì il famoso poeta e rivoluzionario comunista Roque Dalton, autore del famoso libro “Il cielo per cappello”. Dalton fu uno dei tanti personaggi romantici che condussero la lotta con la dittatura militare nel paese e come tutti gli eroi romantici morì in maniera atroce nel fior degli anni. Dove non riuscì la polizia dell’oligarchia, venne salvato nel 1960 dal plotone di esecuzione perché negli stessi giorni crollò il governo salvadoregno mentre una seconda volta venne salvato da un terremoto che fece crollare la parete della sua prigione permettendogli di evadere, non fallì la CIA.
Gli americani fecero circolare la notizia che Dalton fosse una loro spia, convincendo di ciò la dirigenza dell'ERP che nel 1975 prese la decisione di giustiziarlo. Ciò provocò una scissione con la conseguente nascita della Resistenza Nazionale (RN) mentre nel 1978 fece la sua comparsa il Partito Rivoluzionario dei Lavoratori Centroamericani (Prtc). Solamente nel 1979 il partito comunista abbracciò la lotta armata, fondando le Forze Armate di Liberazione (Fal). Tutte queste organizzazioni sostenevano la lotta armata e il marxismo-leninismo con l'obiettivo di realizzare una società socialista, ma furono contraddistinte da diverse tattiche.
L’ERP dava priorità alla formazione delle forze militari rivoluzionarie, la Rn al lavoro politico di base e alla creazione di un’alleanza con la borghesia nazionale mentre le Fpl adottavano la tattica della “guerra popolare prolungata” con il fine di radicare la guerriglia all’interno della popolazione. Quest’ultima fu la formazione politico-militare con maggiore influenza sul movimento popolare ed il suo modus operandi sarà adottato dalle altre formazioni, con la creazione di fronti di massa in cui operare.
Anche dall’ambiente cattolico emersero forti voci di dissenso, come la Feccas e la UTC.
Entrambe furono federazioni cattoliche, più o meno legate alla Chiesa ufficiale ma fortemente connesse alle comunità ecclesiali di base e alle parrocchie delle zone rurali più povere, che lavorarono a stretto contatto con i contadini poveri e sfruttati dalle piantagioni di zucchero dell’oligarchia salvadoregna. La prima delle due organizzazioni si sviluppò in sinergia con il lavoro delle parrocchie e del sacerdote Rutilio Sanchez, sostenuto da Inocencio Alas, il quale, applicando la teoria della Teologia della Liberazione, seppe utilizzare la lettura della Bibbia per analizzare e criticare la vita disumana e senza prospettive in cui erano immersi i contadini poveri. La sua attenzione alle problematiche sociali lo spinsero sempre di più verso le posizione delle FPL, di cui divenne “dirigente esterno” senza rinunciare al sacerdozio. Nello stesso periodo si svilupparono molte altre comunità gestite dalla Feccas, come quella di Aguilares fondata da Retulio Grande.
Retulio Grande credeva fermamente nel lavoro pastorale come mezzo per la trasformazione delle strutture ingiuste della società, processo in cui i poveri dovevano ricoprire un ruolo da protagonisti. Venne più volte accusato di essere un prete comunista e con le sue azioni si inimicò molti proprietari delle piantagioni di zucchero che risposero con un atto di una brutalità e di una ferocia mai toccata in precedenza, uccisero un prete.
Da quel giorno anche i sacerdoti “scomodi” potevano essere uccisi dagli squadroni della morte degli oligarchi. La repressione contro il clero porterà molti preti a rinunciare al sacerdozio e, quando inizierà la guerra civile nel paese, a lottare fianco a fianco con i guerriglieri comunisti. Una seconda fase di rinnovamento dell’organizzazione si ebbe sotto la segreteria di Apolinario Serrano, detto “Polin”, che fu un collaboratore di Rutilio Sanchez.
Polin era un contadino analfabeta, nato e cresciuto nella miseria più nera, che lavorava come molti altri suoi connazionali nelle piantagioni di zucchero degli oligarchi.
La fame e la miseria furono le due forze che lo spinsero a ragionare e ad impegnarsi per la causa degli ultimi, come amava ripetere.
Nonostante la sua bassa estrazione sociale, la sua intelligenza e la sua devozione totale alla causa degli ultimi gli permisero di affermarsi come uno dei principali leader contadini del paese. La nuova importante carica di segretario delle Feccas lo convinse ad imparare a leggere e scrivere, tuttavia le sua mani provate dal duro lavoro dei campi gli impedirono di imparare a scrivere. Un aspetto particolare della sue persona, che aiuta a costruire il mito di questo straordinario rivoluzionario, è senza dubbio la sua immensa umiltà che lo portava a rifiutare qualsiasi cosa materiale non strettamente necessaria. La sua sintonia con le masse era totale poiché capace di parlare la loro lingua fatta di umanità, amore e semplicità a cui poi si sommò un suo attento studio di Marx e della teoria marxista-leninista che non gli impedì di rimanere credente e amico di Monsignor Romero, altro grande protagonista di questa storia. L’idea politica di Polin è semplice ma estremamente rivoluzionaria.
Secondo lui, i lavoratori e i contadini devono creare i loro strumenti per costruire in autonomia il loro futuro, pensando con la propria testa e costruendo dal basso le loro organizzazioni, con dirigenti scelti dalla base stessa.
Proprio sul concetto dell’organizzazione e della devozione alla causa concentrò i suoi sforzi riformatori interni alla Feccas che lo portarono a convincersi dell’essenzialità di un'alleanza con tutte le forze contadine, come la UTC, l’altra importante voce del dissenso cattolico, con la conseguente nascita della FTC e poi, grazie al rafforzamento della repressione nel 1975, instaurando un dialogo con il Bloque Popular Revolucionario.
Il dialogo con i comunisti lo portò ad accettare la possibilità di una sollevazione armata come unica via per risolvere i problemi del paese. Venne ucciso il 29 settembre del 1979 da uno squadrone della morte con altri dirigenti della FTC.
La sua morte portò definitivamente Monsignor Romero dalla parte del dissenso contro il regime oligarca. L’UTC, invece, nacque come una reazione all’immobilismo della Chiesa puntando sullo sviluppo delle comunità.Formò sin da subito un fronte unico della Chiesa progressista con la Feccas, con la conseguente nascita della FTC.
Dopo i brogli elettorali del 1977, elezioni che portarono all'elezione del generale Romero, scoppiarono numerose proteste nel paese che vennero represse con la forza e la violenza indiscriminata. La violenza venne usata sia nella sua versione selettiva, con l’aumento dei sequestri di persona e l’uso indiscriminato della tortura, che in quella di massa con la repressione di ogni protesta. I militari e l’oligarchia, però, fermarono quello che sembrava un nuovo 1932 e nel 1979 portarono a termine un golpe che produsse un governo riformista sostenuto dagli USA, spaventati dal contemporaneo successo del FSLN in Nicaragua.
Il nuovo periodo riformista non coincise assolutamente con un allentamento della repressione che polarizzò le posizioni dei movimenti di protesta contro l’autoritarismo militare salvadoregno. In questo periodo il BPR e la sua organizzazione di massa FPL, il Partito comunista salvadoregno e la sua organizzazione di massa FAL, il PRS e la sua organizzazione di massa ERP, la RN e la sua organizzazione di massa RN-FARN e il PRTC e la sua organizzazione di massa ERTC formarono nel 1980 il Frente Farabundo Martì para la Liberacion Nacional (FMLN).
Il 1980 è l’anno decisivo per lo scoppio della guerra civile, oltre alla nascita del già citato FMLN, quest’anno è segnato dall’uccisione di Monsignor Romero. Romero era diventato uno dei personaggi più scomodi per la giunta militare, era ormai da troppo che durante le sue messe lanciava accuse e denunce contro l’autoritarismo militare e lo stato di estrema miseria in cui viveva la maggioranza dei salvadoregni. La sua conversione alla causa degli ultimi avvenne nei primi anni ‘70, quando venne nominato vescovo di Santiago de Maria, una delle zone più povere del paese. Qui ebbe i suoi primi contatti con alcuni esponenti di punta della Teologia della Liberazione, a cui si sommano i frequenti episodi di violenza indiscriminata degli oligarchi e dei suoi bravi contro i contadini poveri. In questo ambiente carico di miseria e sofferenza umana, Romero abbracciò quella che i teologia della Teologia della Liberazione chiamano “l’opzione preferenziale per i poveri” attraverso la quale portare avanti una nuova evangelizzazione accompagnata da una ferrea critica sociale alla società.
Nel 1977 venne nominato arcivescovo di San Salvador. Romero non divenne mai un esponente di questa teologia ma le sue posizione andarono sempre di più a coincidere con le loro e con quelle dei comunisti, questo gli inimicò molti esponenti di punta della gerarchia ecclesiale salvadoregna e del resto della Chiesa cattolica, compreso lo stesso Papa Giovanni Paolo II, e tutta la stampa della giunta militare.
Il 24 marzo 1980, mentre celebrava messa, venne ucciso da un sicario assoldato da Roberto D’Aubuisson, leader del partito conservatore e nazionalista ARENA.
La forza di Romero però non muore e non morirà mai, essa si è reincarnata nel popolo oppresso e immiserito che seguendo il messaggio di amore e libertà del loro vescovo imbracciarono le armi e lottarono con il FMLN per rovesciare la dittatura della giunta militare. Protagonisti di questo lunga e sanguinosa guerra civile furono straordinari guerriglieri come Schafik Handal, Joaquin Villalobos, Cayetano Carpio e Salvador Sanchez Cerén. Questi leader furono capaci di guidare, con il sostegno internazionali di paesi come l’URSS, Cuba, Nicaragua o la Libia, il FMLN nella dura lotta contro una sanguinaria dittatura sostenuta dagli USA di Reagan, schiavo dei suoi mai domi sogni di grandeur, e dai suoi più fedeli lacchè. Gli USA, per contrastare la guerriglia comunista, non esitarono ad inviare nel paese i loro assassini addestrati nella terribile Scuola delle Americhe.
Il conflitto trascinò in un bagno di sangue senza fine tutto il paese, grazie soprattutto all’uso indiscriminato della violenza da parte del regime e dei suoi squadroni della morte colpevoli dell’uccisione del 35% dei civili morti durante il conflitto, tra questi civili furono molti i sacerdoti massacrati dalla furia omicida delle bestie a cui venne affidato il compito di reprimere la rivolta del popolo. Nessuno dei due fronti fu effettivamente capace di vincere la guerra, questo perché il FMLN si dimostrò una formazione guerrigliera fortemente radicata nel paese e in perfetta sinergia con gli strati più poveri della società, logica conseguenza del suo importante dialogo con gli strati sovversivi della Chiesa cattolica. Viceversa il regime si dimostrò molto più stabile di quello nicaraguense poiché possedeva un reale consenso e radicamento nella società che gli impedirono di venir spazzato via, come successe qualche anno prima a Somoza. Il 16 gennaio 1992 terminò ufficialmente la guerra civile in El Salvador, pace che portò il paese sulla strada della democrazia, senza non prima aver dato la “giusta” amnistia per i crimini bestiali commessi dai sostenitori dell’ARENA durante la guerra. L’ARENA monopolizzerà la politica salvadoregna fino al 2009, quando il FMLN, nel frattempo trasformatosi in partito politico, vinse le elezioni.
 

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