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venerdì 22 dicembre 2017

0 FRANTZ FANON, IL MARXISMO NEL TERZO MONDO



Frantz Fanon fu uno dei più importanti intellettuali e teorici del terzomondismo.
Nacque nell'isola caraibica della Martinica da una famiglia borghese, discendente da schiavi neri.
Sull’isola vide in prima persona l’orrore e la disumanità del colonialismo, la cui critica fu il tema centrale della sua attività intellettuale.
Durante la seconda guerra mondiale combatté tra le fila della resistenza in Francia.
I suoi libri e la sua convinta adesione al FLN lo resero uno dei protagonisti della prima fase della decolonizzazione e dello smantellamento degli imperi coloniali europei in Africa e in Asia.
Sostenne attivamente i leader del socialismo pan-africano e, in un primo momento, aderì alla corrente artistica della negritudine.
Fanon, pur essendo un medico, possedeva una solida conoscenza della filosofia, ottenuta mentre studiava medicina a Lione.
I suoi principali scritti sono “Pelle nera, maschere bianche” e “I dannati della terra”.
Nel suo primo libro transla la dialettica fenomenologica hegeliana padrone/schiavo nel contesto del colonialismo.
Lo schiavo riesce ad elaborare la consapevolezza del suo essere indispensabile per il padrone, che quindi dipende da lui, dal suo lavoro, creando così le condizioni per il sorgere del suo desidero di accesso ai valori prodotti dal padrone.
Un reciproco riconoscimento, però, in questo quadro dialettico è impossibile e l’unica possibilità di superare tale situazione risiede nello scontro frontale con il sistema coloniale.
Il colonizzato deve procedere nella distruzione del colonialismo e di ogni riproduzione coloniale, esso diventa perciò il protagonista del suo processo di dis-alienazione.

“I dannati della terra” fu il suo ultimo libro, terminato poco prima di morire e condito da una meravigliosa prefazione di Sartre, e può essere interpretato come un manifesto per le future lotte contro il colonialismo ma anche come un messaggio premonitore diretto alle nazioni di recente indipendenza.
Nella sua lettura come manifesto della decolonizzazione Fanon analizza nel dettaglio la realtà coloniale.
Egli ritiene inutilizzabili gli schemi del marxismo "classico" nella realtà coloniale, dove gli operai sono un elemento centrale, visto le attività che svolgono in città, nel mantenimento di tale sistema.
Il soggetto rivoluzionario non è più il proletariato urbano ma i contadini, esclusi dai meccanismi del colonialismo e lasciati nel loro brodo di arretratezza e miseria dal colonizzatore.
Inoltre, l'appartenenza ad una classe sociale coincide con il colore della pelle, l’infrastruttura economica è anche sovrastruttura.

Nella sua lettura come messaggio premonitore analizza la natura della borghesia che prende il potere dopo l’indipendenza della colonia.
Essa nega il suo compito storico, ovvero lo sviluppo delle forze produttive e la creazione di uno stato nazionale, diventando semplicemente un'appendice degli interessi e della forza dei paesi a capitalismo avanzato.
Riconoscendosi come borghesia intermediaria, replica il sistema economico del periodo coloniale e spesso maschera tutto ciò utilizzando la figura di un leader, magari temprato dalle lotte contro la vecchia potenza coloniale, dietro il quale nascondersi e continuare la loro vita di parassiti alle spese del resto della nazione.
Pertanto, sostiene Fanon, un partito rivoluzionario delle masse e degli intellettuali, in un paese sottosviluppato, devono impedire il pieno sviluppo della borghesia.

Una realtà così strutturata non può che mantenersi con l’uso della forza proveniente dall’esterno e sarà proprio una reazione violenta dei colonizzati a porvi fine.
La violenza del sistema che umiliò e cercò di disumanizzare il colonizzato ora si scatena contro il colonizzatore, << La violenza è l’uomo che ricrea se stesso>>.
Il processo di liberazione nazionale è la via attraverso la quale il colonizzato si scopre, restituisce la dignità alla sua nazione e al suo popolo umiliati e in cui, potenzialmente, può essere plasmata una nuova umanità.
La nuova società dovrà dialogare con le campagna, sino a quel momento esclusa dal resto della nazione, dare voce alle molteplici realtà del paese un tempo nascoste o represse dal colonizzatore, scoprire il valore rivoluzionario dei contadini come antidoto ad una potenziale contrapposizione tra città e campagna che potrebbe anche evolvere in regionalismi e conflitti tribali, situazione che faciliterebbe il ritorno del sistema coloniale, questa volta sotto forma di neocolonialismo.
Questo enorme e ambizioso processo di rivoluzione organica deve essere accompagnata dalla dis-alienazione dal sistema coloniale, premessa necessaria per la nascita dell’uomo nuovo che costruirà una nuova società sulle ceneri dei vecchi imperi coloniali, diversa da quella occidentale da cui essi devono necessariamente staccarsi per costruire liberamente il loro futuro.
Proprio in questo messaggio finale, si staglia, in tutta la sua attualità, il pensiero di Fanon.
Fanon lancia un messaggio di lotta e di dignità ai popoli coloniali, solo attraverso le vostre forze, la vostra ferma volontà sarete in grado di costruirvi un futuro diverso da quello di appendice misera e necessaria per la ricchezza e il benessere di altri.
 

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