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martedì 30 gennaio 2018

0 LA CINA E L'AFRICA






Quando si parla delle relazioni tra la Cina ed i paesi africani si rischia sempre di cadere nella trappola della semplificazione, su cui spingono molto i media occidentali, che raffigura la potenza emergente asiatica intenta nel proporre un nuovo imperialismo con il quale sfruttare il continente africano. 
Per fare un minimo di chiarezza su questo tema bisogna innanzitutto spiegare la filosofia della politica estera cinese sin dall'epoca di Zhou Enlai, ovvero i “ Cinque Principi della Coesistenza pacifica ”, i quali consistono nel: mutuo rispetto della sovranità e integrità territoriale, non-aggressione, non-ingerenza negli affari interni, uguaglianza e cooperazione per un vantaggio comune e coesistenza pacifica. 
Questo importantissimo concetto venne sviluppato nel 1954 dal già citato premier cinese durante le importanti visite in India e in Birmania e la cui validità è stata recentemente ribadita dal presidente Xi Jinping:

"I Cinque Principi della Coesistenza Pacifica sono già divenuti le norme fondamentali per le relazioni internazionali, e principi fondanti del diritto internazionale. Questi riflettono in modo incisivo le caratteristiche essenziali di un nuovo tipo di rapporti internazionali, e sono applicabili alle relazioni tra i paesi con sistemi sociali, livelli di sviluppo e caratteristiche diverse."


In Africa, terra che ormai l’Occidente considera eternamente dipendente dagli aiuti umanitari, una zattera abbandonata alla deriva, molte nazioni stanno cercando di uscire dal loro stato di sottosviluppo e intravedono nel modello cinese, nazione che fino a qualche decennio fa era nella loro stessa condizione, la possibilità di costruire concretamente un futuro diverso per i loro popoli.
Pechino, d'altra parte, è sempre più bisognosa di materia prime per le sue industrie e vede nei paesi africani ottimi partner commerciali per ottenerle.
La Cina compra le materie prime e in cambio costruisce infrastrutture e fornisce prestiti agevolati, non proclami campati per l'aria, a queste nazioni per poter fare investimenti finalizzati al miglioramento delle condizioni di vita dei loro popoli.
Citiamo degli esempi tratti da un articolo del giornale portoghese Avante! sul tema e tradotto in italiano da Marx 21:

Per allargare la cooperazione con l'Africa, la Cina concretizzerà nei prossimi tre anni una decina di programmi.
Il maggior pacchetto abbraccia le aree dell'industrializzazione, della modernizzazione agricola, delle infrastrutture, dei servizi finanziari, dello sviluppo verde, del commercio e della facilitazione degli investimenti, della riduzione della povertà, della salute pubblica, dell'interscambio tra le persone e della pace e sicurezza.
La Cina concederà 60 miliardi di dollari in sostegni finanziari. La somma include cinque miliardi in sovvenzioni e prestiti senza interessi, 35 miliardi in prestiti a tassi preferenziali e crediti per l'esportazione, cinque miliardi in capitale addizionale per il
Fondo di Sviluppo Cina-Africa, altri cinque miliardi per le piccole e medie imprese e, ancora, 10 miliardi come capitale iniziale del fondo di cooperazione per incrementare la capacità produttiva.
Cercando di rispondere al bisogno di personale qualificato, i cinesi creeranno vari centri professionali e scuole regionali per la preparazione di 200.000 tecnici africani, nello stesso momento in cui assicureranno la formazione di 40.000 quadri in Cina.
Per la riduzione della povertà, saranno lanciati 200 progetti e programmi speciali centrati sulle donne e sui bambini. E Pechino annullerà o ridurrà alcuni debiti dei paesi africani meno avanzati.
Per aiutare l'Africa ad accelerare la modernizzazione agricola, la Cina attuerà progetti di sviluppo agricolo e di elevamento del livello rurale in 100 villaggi africani, invierà 30 squadre di esperti agricoli e creerà un meccanismo di cooperazione tra istituti di ricerca agricola delle due parti.
Per quanto riguarda il settore della sicurezza, la Cina offrirà un aiuto di 60 milioni di dollari all'Unione Africana per rendere operativa una forza militare permanente con capacità di risposta immediata alle crisi.

Il rapporto di reciproco vantaggio che si viene ad instaurare tra la Cina ed i paesi africani genera un modello di commercio solidale che, se sfruttato adeguatamente, può portare ad una nuova fase nello sviluppo di tutto il continente.
Non nego le contraddizioni e gli abusi che possono esserci o ci sono, alle cui soluzioni saranno gli africani stessi a fornire le giuste formule.
A loro spetta l’arduo compito di rovesciare i regimi corrotti che tempestano ancora il paese, mettere in discussione i rapporti neocoloniali con l’Occidente e distruggere definitivamente la struttura socio-economica ereditata in blocco dal colonialismo e fatta propria dalla borghesia compradora africana, temi di cui abbiamo già parlato nel nostro precedente articolo su Fanon, a cui rimandiamo.

venerdì 26 gennaio 2018

0 DURKHEIM, IL PADRE DELLA SOCIOLOGIA FRANCESE



Il sociologo Durkheim viene considerato il padre della sociologia francese.
Nacque ad Epinal nel 1858 da una famiglia ebraica.
L'inizio dei suoi studi coincise con la volontà di ricostruzione della Francia che pervase la società francese negli anni successivi alla cocente sconfitta di Sedan contro i prussiani, ed influenzarono numerosi campi di ricerca.
Nelle teorie di Durkheim svolge un ruolo importante il concetto di coscienza collettiva, generata dal patrimonio del sapere di un popolo e dalle sue rappresentazioni collettive.
Essa è sovraindividuale e possiede una logica di sviluppo autonoma.
La sua natura è condizionata dallo stato di sviluppo della società, ed in particolar modo dallo sviluppo della divisione del lavoro.
Un basso grado di sviluppo della società genera una maggiore uniformità intellettuale e morale rispetto ad una società sviluppata ed è proprio quest’ultima che crea il collante per tenerla unita, la solidarietà.
In questo modo, seguendo questo importante fattore, si distinguono una solidarietà meccanica ed una organica.

La solidarietà meccanica è figlia di una società che sovrasta l’individuo e gli rende difficile e sconveniente violare le regole e la scala di valori accettati dalla comunità per via di una coscienza collettiva forte che porta ad una morale diffusa e condivisa.
L’individuo ha scarsa autonomia e subisce un'integrazione e una regolamentazione meccanica.
La solidarietà organica nasce dallo sviluppo della divisione del lavoro che porta ad avere individui diversi, superando l’uguaglianza delle società premoderne, ma stabilendo rapporti di interdipendenza tra tutti i suoi membri e valorizzando l’individualismo.
Diminuisce in questo modo l’importanza della coscienza collettiva.
I nuovi valori e le nuove regole vengono preservati da norme giuridiche, la cui violazione porta a delle sanzioni che servono per ristabilire l’equilibrio perturbato.

Durkheim identifica la religione come l’elemento base da cui si è sviluppata la società umana e ad essa si possono ricondurre tutte le rappresentazioni mentali collettive elaborate dall'uomo sul mondo.
Per questo motivo possiamo definire l’uomo primitivo un prodotto del pensiero religioso.
Questo ha permesso di differenziare ciò che è profano da ciò che è sacro, svolgendo una funzione socialmente unificante.
Un altro fenomeno sociale studiato dal Nostro è il suicidio, in particolare le tendenze collettive al suicidio, che vengono interpretate come un fatto sociale collegato allo “stato morale” della società e sono analizzate dopo aver eliminato ogni fattore extrasociale intorno ad esse.
La conclusione a cui porta questo studio è l’individuazione del nesso tra suicidio e ambiente sociale e la catalogazione di tre tipi differenti di suicidio:

Suicidio anomico, prodotto dalle crisi della società moderna
Suicidio egoista, prodotto dall'indebolimento dei legami comunitari
Suicidio altruistico, generato dalla solidarietà meccanica e collegato al rafforzamento del gruppo di appartenenza ( come i kamikaze)

Nella società moderna ha sempre meno forza la religione e ciò rafforza il bisogno di sapere che tende al suicidio, a cui è spinto anche un individuo isolato e libero dai valori della comunità di appartenenza.

Infine Durkheim ha ragionato molto sul concetto di fatto sociale, di cui egli fa una distinzione tra il carattere di esteriorità e di costrizione.
Il fatto sociale può essere esterno all'individuo ed indipendente da esso e dalla sua coscienza individuale ma è anche in grado di avere una valenza coercitiva, che si impone sull'individuo e può far emergere il suo carattere di costrizione.
I suoi studi portano ad una importante considerazione finale, i fatti sociali devono essere considerati come cose ed identificati come l’oggetto dell’analisi sociologica.

mercoledì 10 gennaio 2018

0 WLADYSLAW GOMULKA, PER UN'ANALISI STORICA

Gomulka, l'uomo dell'Ottobre polacco e la "Via polacca al socialismo" ma anche della morte delle speranze generate dalla svolta del 1956.
L'archetipo di una classe dirigente che volle dare una nuova impronta al socialismo e di cui, questo breve saggio, intende ricostruire la complessa biografia cercando di sovrapporvi un pezzo importante della storia della Polonia contemporanea.

Wladyslaw Gomulka, per un'analisi storica 




martedì 2 gennaio 2018

0 MAO FILOSOFO





Mao Tse-Tung, colui che sconfisse l’imperialismo giapponese e creò la Repubblica Popolare Cinese, non fu solamente un grande condottiero e un abile politico ma anche un filosofo, che, a suo modo, rinnovò il marxismo-leninismo.

Nel suo pensiero filosofico è essenziale stabilire un nesso logico tra pratica e conoscenza, dando sempre la precedenza alla prassi, attraverso la quale comprendere il mondo.
Il processo dialettico così avviato termina tornando dalla conoscenza alla prassi, poiché il fine ultimo resta quello di cambiare il mondo ed ogni teoria, per essere definita corretta, deve passare alla verifica dell’azione.
Se tale verifica porta ad un risultato fallimentare o inefficace significa che il mondo è mutato rispetto all'idea da cui si è partiti e proprio nella capacità di adattarsi ad ogni possibile situazione o mutamento sta la fedeltà al marxismo, inteso come “guida all'azione”.

Un altro elemento importante nel pensiero filosofico di Mao è la legge materialistico-dialettica della contraddizione.
Secondo Mao la storia avanza per contraddizioni, soppresso uno dei due opposti che la compongono ne sorge immediatamente una nuova.
In questa idea possiamo facilmente individuare il concetto daoista del divenire cosmico.
Inoltre, marcando la sua distanza dall'interpretazione sovietica del marxismo, evidenzia la presenza in una società di due tipi di contraddizioni, ovvero principali e secondarie e, rispettivamente, antagonistiche e non antagonistiche.
Le prime riconducibili alla lotta di classe e le seconde ai conflitti interni al partito o tra operai e contadini.
Rimarcò, partendo dall'esperienza della lotta di liberazione nazionale cinese, la presenza di un aspetto principale e secondario in una contraddizione (Es: i motivi che opponevano il Giappone e le altre potenze imperialiste in Cina rispetto a quelli che opponevano cinesi e giapponesi). 

Il pensiero di Mao aveva un duplice scopo: consolidare internamente lo stato socialista e all'esterno stimolare la rivoluzione mondiale.
Internamente cercò, attraverso la rivoluzione culturale, di modificare radicalmente la società cinese.
Vedeva la sovrastruttura intrinseca nella struttura e dando priorità alla politica sull'economia mirava ad ottenere questa trasformazione radicale della società, premessa indispensabile per lo sviluppo delle forze produttive.
Si batté, contemporaneamente, contro la burocrazia del partito, la cui formazione doveva essere impedita mediante una continua legittimazione rivoluzionaria, la cui perdita doveva portare le masse a “sparare sul quartier generale”.
Esternamente tutto ciò doveva stimolare i fuochi rivoluzionari che divampavano nel Terzo mondo per giungere, potenzialmente, ad una rivoluzione mondiale.

Mao trovò nel marxismo l’arma capace di distruggere il velo di sottosviluppo e oppressione imperialista che avvolgeva da troppo tempo la Cina.
Proseguendo questo obiettivo cercò di elaborare una ortodossia distante da quella sovietica che, dopo lo scisma tra Mosca e Pechino, ebbe l’ambizione di diventare l’unica corretta versione del marxismo-leninismo.
 

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