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lunedì 26 febbraio 2018

0 GEORG SIMMEL



Georg Simmel nacque a Berlino il 1 marzo 1858 da una famiglia tedesca di origine ebraica convertitasi al cristianesimo.
Viene considerato uno dei padri della sociologia.
Venne spesso accusato di soggettivismo da intellettuali di matrice hegeliana come Adorno, ma il suo lavoro venne anche apprezzato da altri grandi studiosi come Walter Benjamin o Ortega y Gasset.
Il suo pensiero è influenzato dalla psicologia e dal neokantismo, da cui poi si distaccherà per avvicinarsi ad una concezione vitalistica da lui elaborata, la quale prevede l’accettazione di un perenne conflitto tra soggetto ed oggetto.
Secondo Simmel è possibile sfuggire a questo conflitto mediante il mondo dell’arte, dove permane la libertà, essendo la vita una manifestazione del conflitto tra lo spirito e le sue stesse forme.
Nel mondo contemporaneo la resistenza delle forme diminuisce progressivamente, generando una tragedia sociale in cui l’individuo rifiuta di piegarsi passivamente alle forme e istituzioni sociali.
Questo fenomeno è alla base della perpetua conflittualità del processo di socializzazione, ovvero l’integrazione delle nuove generazioni nella società.  
Il suo pensiero asistematico ha portato Simmel ad esprimere le sue idee mediante saggi, per questo fatichiamo a trovare tra i suoi lavori un vero libro.
Tra i suoi scritti spicca “Filosofia del denaro”, dove il sociologo tedesco individua nel denaro il simbolo dell’impersonalità dei rapporti umani, ovvero delle interazioni apatiche che dominano la società moderna, dove valori umani ed oggetti sono ridotti a merci.
Ogni rapporto tra gli uomini è regolato dal denaro, il calcolo matematico diventa l’aspetto fondamentale della vita, scavalcando tutti gli altri tipi di attività umana.
La divisione del lavoro e lo sviluppo della tecnica generano il fenomeno dell’alienazione, ovvero la vittoria dello spirito oggettivo su quello soggettivo.
L’ambiente simbolo di questa evoluzione sociale è la metropoli, contrapposta da Simmel all’ambiente rurale.
La metropoli genera stimoli ed impressioni nuove, veloci e in perenne evoluzione, ritmo che, invece, in campagna diminuisce considerevolmente.
La metropoli è anche il luogo in cui dominano le forme di produzione legate all'economia monetaria, di cui è sede e simbolo, dove il lavoratore viene ridotto a meccanismo al servizio del mercato, un consumatore che non conosce, diversamente da quello che avviene in campagna, dove sopravvive un'economia indipendente dal denaro.
Simmel morirà a Strasburgo il 28 settembre del 1918, lasciando preziosi studi sociologici poi approfonditi e fatti propri da numerosi studiosi.

venerdì 16 febbraio 2018

0 ADAM SCHAFF, MARXISTA ERETICO



Adam Schaff fu uno dei filosofi marxisti più importanti ed innovativi espressi dalle democrazie popolari nel Novecento.
Nacque nel 1913 a Leopoli, allora in Polonia, da una famiglia agiata di origini ebraiche.
Suo padre svolgeva, oltre al suo lavoro, molte attività benefiche e di carità e questo influenzò notevolmente il suo approccio ai problemi della società, preparando il terreno alla sua futura adesione al movimento comunista durante il regime di Pilsudski, cosa che poteva costargli la vita all'epoca.
Con lo scoppio della guerra riparò in Unione Sovietica dove si laureò in scienze filosofiche, titolo che si aggiunse alla sua laurea in giurisprudenza e al dottorato in economia politica, materia che lo portò ad approcciare per la prima volta la filosofia.

Il tema centrale degli studi di Schaff è l’individuo umano e la sua integrale emancipazione.
Inizialmente venne studiato dalla prospettiva della filosofia del linguaggio, intendendo l’uomo come “soggetto parlante” e riflettendo sul “concetto e la parola”.
Questi studi ebbero come risultato finale la pubblicazione di “Filosofia del linguaggio” e “Introduzione alla semantica”.
In quest’ultimo libro viene criticato il “feticismo del segno”, ovvero l'interpretazione situazione-segno ridotta, per esempio, ad una relazione tra segno e codice, tra segno e pensiero o tra segno ed oggetto.
Questa critica venne elaborata facendo una similitudine con il feticismo della merce di Marx, evidenziando il ruolo fondamentale relazione-segno nella comunicazione tra gli uomini con bisogni sociali comuni ed, ampliandola, mettendo a confronto la critica del valore di scambio con quella del valore linguistico.
Il feticismo del segno risulta, quindi, frutto dell’assunzione del segno senza il valore ed è un fenomeno generato dal linguaggio di una società organizzata secondo la forma capitalistica di produzione.

In seguito prese parte al dibattito filosofico sull'umanesimo socialista in Polonia e nel resto d’Europa.
Schaff considera inutile la contrapposizione tra umanesimo e socialismo poiché figlia di una errata interpretazione dell’umanesimo senza tenere in considerazione le sue condizioni storico-sociali, specificazione indispensabile per un suo uso pratico e rivoluzionario.
Ritiene insensato il termine “umanesimo socialista”, in quanto ciò che è umano ed inumano, quindi anche lo stesso umanesimo, è in relazione al mutare dei rapporti sociali e delle condizioni storiche.
Esiste quindi un nesso logico tra umanesimo e la classe sociale che nel corso della storia assume un ruolo rivoluzionario e diventa portavoce dei bisogni dell’uomo.
Con la destalinizzazione e l’Ottobre polacco inizia nel paese un periodo di grande rinnovamento culturale che vide protagonista anche Schaff, sotto l’ala protettiva di Gomulka.
Il nuovo clima politico gli permette di approfondire l’esistenzialismo, nel frattempo sviluppato in Francia da Sartre, che porta alla pubblicazione, nel 1961, di “Marxismo ed esistenzialismo”.
Schaff considera il rapporto tra marxismo ed esistenzialismo conflittuale e non complementare, come intendeva Sartre, il quale considerava l’esistenzialismo una filosofia “parassita” che sarebbe scomparsa con la soluzione da parte del marxismo delle problematiche da esso sollevate.
Il contrasto nasce dal momento in cui l’esistenzialismo, partendo da una libertà dell’uomo astrattamente intesa, pretende di spiegare le problematiche della società.
Le lacune sul quale vive questa filosofia sono figlie della superficialità con la quale sono state liquidate le opere giovanili di Marx, pregne dell’umanesimo marxista che Schaff rende il tema principale delle sue speculazioni filosofiche e che lo porterà ad avere molti scontri con alcuni filosofi marxisti ferocemente anti umanisti come Althusser.
Queste tematiche verranno sviluppate nel libro del 1965 “Il marxismo e l’individuo umano”, dove riflette anche sul fenomeno dell'alienazione nei paesi del socialismo reale. 
Questi lavori gli inimicarono parte del POUP e la sua situazione verrà ancora di più compromessa dalla svolta antisemita del 1968 che lo porterà all'allontanamento dal partito, augurando un periodo di grandi riflessioni per Schaff, soprattutto sul tema dello sviluppo tecnologico e del suo rapporto con l’umanesimo socialista.
Per Schaff l’automazione completa è il punto più alto dello sviluppo del capitalismo e allo stesso tempo la premessa per il suo superamento.
Questa rivoluzione tecnologica imporrà la fine della vendita della forza-lavoro da parte del proletariato, sostituito dai robot, facendo nascere una disoccupazione, non più dettata da una crisi ciclica del capitalismo, ma strutturale.
La società che nascerà sarà socialista democratica e umanista.
Lo scopo della vita, oggi spesso ricondotto al lavoro, cambierà e si renderà necessaria la gestione del “tempo libero” creato dalla automatizzazione, che, gestito socialmente, comporta la nascita di occupazioni socialmente utili e del lavoro umano, la creatività.
Il tempo libero sarà anche riempito da una formazione permanente e interdisciplinare indispensabile per realizzare l’uomo completo dell’umanesimo socialista e per poter usufruire del progresso tecnologico di questa nuova società.
Queste riflessioni, supportate da importanti studi nell'ambito delle scienze esatte, si collegano anche ad una contemporanea critica del socialismo reale, favorita dal clima politico della perestrojka di Gorbaciov che porterà, in seguito, alla caduta dell’Unione Sovietica e alla fine delle democrazie popolari dell’Est Europa.
Schaff identifica il socialismo reale con il termine “comun-fascismo”, per indicare una realtà con tratti di socialismo ma, non avendo sempre un sostegno maggioritario da parte del popolo, costretto a perpetuarsi con l’uso della forza.
Imputa il fallimento di queste esperienze alla creazione del socialismo in realtà arretrate politicamente, economicamente e culturalmente e senza un consenso popolare per la trasformazione in senso socialista della società.
Da queste premesse, partendo dal valore fondamentale del socialismo, ovvero l’amore per l’uomo, Schaff si impegna, alla fine della sua vita, per la costruzione del Nuovo Socialismo, per realizzare la società sui cui aveva, a partire dagli anni ‘70 e ‘80, così tanto riflettuto.
Una delle sue tesi fondamentali è che non è l’uomo fatto per il socialismo, ma il socialismo fatto per l’uomo.

Schaff ragiona anche sul rapporto tra l’umanesimo cristiano e socialista, mirato alla mobilitazione di tutti gli umanesimi per far fronte ai “quattro cavalieri dell’apocalisse” che minacciano di distruggere la società moderna: la guerra, la distruzione ecologica, la disoccupazione strutturale e l'esplosione demografica.
Il dialogo tra questi umanesimi, con una radice comune nell'amore per l’uomo, viene definito umanesimo ecumenico.
Morirà a Varsavia nel 2006, dopo una vita vissuta attivamente come pensatore marxista e comunista.

venerdì 2 febbraio 2018

0 DUBCEK E IL " SOCIALISMO DAL VOLTO UMANO "

Il 1968 è l'anno che cambia il mondo e la sua forza innovatrice si fa sentire anche nel campo socialista, in particolar modo in Cecoslovacchia.
A Praga Dubcek era impegnato in uno dei tentativi più importanti di riforma strutturale del socialismo reale, cercando di dare un nuovo indirizzo alle democrazie popolari che forse le avrebbe salvate dal collasso.
In questo breve saggio cercheremo di ricostruire le vicende che portarono alla nascita e alla fine della cosiddetta "Primavera di Praga", partendo dalle vicende biografiche del suo principale dirigente, Alexander Dubcek.

Dubcek e il " Socialismo dal volto umano "



 

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