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venerdì 23 marzo 2018

0 LUKACS E “STORIA E COSCIENZA DI CLASSE”



Gli sconvolgimenti della Prima guerra mondiale furono fondamentali nel determinare lo spostamento del pensiero di Lukacs dall'idealismo borghese al marxismo.
Durante questa evoluzione intellettuale, avvenuta nel periodo successivo alla scrittura del saggio, fortemente hegeliano, “Teoria del romanzo” del 1914, studiò con attenzione Marx, partendo dall'importante influenza del pensiero politico di Rosa Luxemburg e Sorel, oltre che dal pensiero filosofico di Kierkegaard ed Hegel. Nel 1919 si iscrisse al Partito comunista ungherese e partecipò, come commissario all'istruzione e commissario politico della quinta divisione rossa, alla breve vita della Repubblica sovietica ungherese di Béla Kun. Dopo la vittoria delle forze controrivoluzionarie fuggì a Vienna, dove iniziò a collaborare con una serie di riviste della Terza Internazionale. Uno dei suoi primi lavori marxisti è la famosa raccolta di saggi, uscita quasi in contemporanea con “Marxismo e filosofia” di Korsch, “Storia e coscienza di classe”. In questo lavoro, uno dei più importanti del marxismo occidentale, egli cerca di fare una netta distinzione tra il metodo delle scienze, usato per lo studio della natura, e il metodo dialettico di Marx, usato per lo studio della realtà sociale.
Nella natura non esiste nessun antagonismo, la nascita di contraddizioni è tutta da ricondurre agli errori della nostra comprensione scientifica che possono essere superati solamente con il perfezionamento e lo sviluppo della ricerca scientifica, in questo modo critica il tentativo di Engels di estendere il metodo dialettico alla conoscenza della natura, sulla falsa riga di Hegel.
Nella realtà sociale invece è utilizzabile il metodo dialettico di Marx, poiché essa presenta contraddizioni generate della natura stessa della società capitalistica, le quali possono essere superate solamente con lo sviluppo sociale.
Lukacs promuove una lettura di Marx attraverso la lente dell’analisi della dialettica di Hegel, allontanando gli elementi positivistici-darwinisti di Engels, solo così si spiega il suo fervente leninismo, il quale lo porterà ad analizzare il concetto di rivoluzione partendo dal concetto del soggetto rivoluzionario. Lukacs rilegge Marx partendo dal punto più alto raggiunto dall'applicazione della teoria marxista, la Rivoluzione d’Ottobre.
Un altro elemento studiato dal filosofo magiaro è l’analisi del processo storico, inseparabile dal concetto di totalità. La realtà non è mai un insieme non connesso di fatti, anche quando si scorpora questa totalità per studiarla, non bisogna scordare che ciò è solamente un mezzo per la conoscenza dell’intero.
Allo stesso modo deve essere concepito il soggetto della conoscenza, la cui totalità è in netta opposizione all'individualismo metodologico dei revisionisti del marxismo, i quali, in questo modo, non sono più capaci di comprendere la realtà e quindi non la possono neanche modificare, cedendo il passo ad una serie di invettive su una trasformazione etica dell’uomo o sull'uso di “leggi” assunte fatalisticamente poiché immodificabili.
Il soggetto di cui parla Lukacs, inteso sempre come totalità, è la classe sociale, poiché solo essa, mediante l’azione, può modificare nella sua totalità la realtà sociale.
Egli concepisce “la coscienza di classe” come la verità del processo storico “come soggetto”, come consapevolezza del processo dialettico la quale, nei momenti di crisi dello sviluppo storico, richiede l’azione pratica della “forma della coscienza proletaria di classe”, il partito politico. La coscienza di classe, esposta in maniera idealistica in questo libro, viene definita come l’unità della teoria e della prassi del proletariato o come la sua etica.
Studiando il concetto marxiano del feticismo delle merce e la trasformazione dei rapporti umani in rapporti tra oggetti, Lukacs si interroga sul problema della reificazione.
Nell'economia capitalistica la capacità produttiva di un uomo è di fatto una merce, ciò svela il carattere disumanizzato e disumanizzante della merce. La fabbrica è la massima espressione della reificazione, poiché vi si svolgono attività e processi regolati da leggi meccaniche, indipendenti dalle attività umane, trasformando anche il rapporto uomo-mondo: l’uomo è ormai incapace di condizionare ciò che accade alla sua esistenza. La reificazione viene vista come la conseguenza dell’introduzione dei macchinari nei processi di produzione, quindi sono una conseguenza dello sviluppo tecnologico e scientifico.
Lukacs, in questo libro, segue ancora Hegel quando concepisce l’opposizione tra soggetto ed oggetto sociale come un’opposizione generalizzata tra soggettività ed oggettività, tra pensiero ed essere, ma questa fedeltà ad Hegel è vera finché l’estraniazione viene posta sullo stesso piano dell'oggettivazione.
Il libro venne criticato da Zinov’ev a nome dell’Internazionale comunista. Lukacs iniziò il processo che lo porterà a concepire questo libro come estraneo alla sua produzione filosofica negli anni ‘30, quando divenne collaboratore dell’Istituto Marx-Engels di Mosca e riuscì a leggere i “Manoscritti economico- filosofici” di Marx che fecero cadere tutti i pregiudizi idealistici di “Storia e coscienza di classe”.

venerdì 16 marzo 2018

0 CAMILO TORRES, IL PRETE GUERRIGLIERO





Camilo Torres fu uno dei simboli di una straordinaria stagione di risveglio rivoluzionario in tutta l’America Latina, al pari di Guevara e Fidel Castro, e, come i due eroi della Rivoluzione cubana, oggi è oggetto di una profonda riscoperta da parte della sinistra latinoamericana impegnata nello sviluppo del cosiddetto “Socialismo del XXI secolo”.
Nato da una famiglia liberale dell’alta borghesia colombiana, divenne negli anni '50 un prete. Studiò con molta attenzioni numerosi testi scientifici per poter analizzare, partendo da basi solide, la società in cui viveva e di cui constatava le insostenibili contraddizioni, ciò gli diede la possibilità di familiarizzare con il lessico e le modalità di analisi sociologiche.
Egli era convinto che fosse dovere di un vero cristiano intervenire nelle vicende politiche e lottare per il cambiamento della società, trovando, grazie a questa posizione, le simpatie di numerose organizzazioni di sinistra e dei poveri di tutta l'America Latina, come dimostrano le folle riunite a Lima, a Bogotà e Caracas per ascoltare i suoi discorsi. 
Questo concetto andava di pari passo con l'accento posto dal prete colombiano sul cambio di direzione che volle dare alla Chiesa colombiana e indirettamente a quella latinoamericana, in aperto contrasto con la componente conservatrice del clero colombiano che lo portò ad abbandonare il sacerdozio, verso una Chiesa degli ultimi, che non si vergognava di utilizzare anche una terminologia marxista nelle sue analisi sociali.
L’opzione preferenziale per l’evangelizzazione dei poveri doveva affiancare la constatazione e la soluzione delle contraddizioni della società, concetto sintetizzato egregiamente dall'arcivescovo brasiliano Helder Pessoa Camara:

“ Quando io do da mangiare a un povero, tutti mi chiamano santo. Ma quando chiedo perché i poveri non hanno cibo, allora tutti mi chiamano comunista. “

Queste idee sulla Chiesa di Camilo Torres furono essenziali per lo sviluppo della Teologia della Liberazione, una corrente di pensiero teologico nata sulla scia del ‘68 a Medellin, di cui il prete colombiano è considerato uno dei più importanti esponenti.
Oltre ad essere un prete era anche un sociologo, conseguì il dottorato in sociologia nel 1958 mentre  in Belgio, cosa che gli permise di lavorare nell'Università Nazionale della Colombia a Bogotà, dove fondò la prima facoltà di sociologia di tutta l’America Latina.
Nei suoi pionieristici lavori, come “Violencia”, cercò di analizzare la realtà colombiana, evidenziando il potere e i danni fatti dalla borghesia compradora colombiana, serva degli interessi neocoloniali statunitensi, all'economia e alla società colombiana.
Questi suoi studi crearono i presupposti per il suo impegno politico per il cambiamento della Colombia, attraverso il Fronte Unito, braccio politico del movimento guerrigliero ELN, l'unica formazione guerrigliera marxista disposta al dialogo con i preti della Teologia della Liberazione.

“ Se la beneficenza, l’elemosina, le poche scuole gratuite, i pochi piani edilizi,
ciò che viene chiamato “la carità”,
non riesce a sfamare la stragrande maggioranza degli affamati,
né a vestire la maggioranza degli ignudi,
né ad insegnare alla maggioranza di coloro che non sanno,
bisogna cercare mezzi efficaci per dare tale benessere alle maggioranze. “

L’impegno politico di Torres era rivolto alla creazione di un blocco unito contro la borghesia compradora, cercando inizialmente di minare democraticamente il suo potere, ma, in un secondo momento, decise che l'opzione della lotta armata fosse l'unica via per realizzare una nuova Colombia, più umana e giusta.
Tale scelta venne annunciata dal suo storico proclama, trasformata in canzone dal cantautore italiano Fausto Amodei, che non fu l'unico ma venne preceduto da proclami, distinti per ceto sociale, per la mobilitazione di tutta la società colombiana.
Torres si unì alla guerriglie, affermando che se Gesù fosse vivo sarebbe anche lui nella guerriglia, per rovesciare il regime degli oligarchi.
Il 15 febbraio del 1966 Camilo Torres venne assassinato, con il fucile in mano, dalle milizie del regime colombiano, non rifiutando, sino all'ultimo minuto, di agire seguendo i suoi ideali pregni di quell'umanesimo radicale che mirava all'emancipazione integrale di ogni individuo.

“Sono un rivoluzionario, come colombiano,
come sociologo, come cristiano e come sacerdote.
Come colombiano, perché non posso estraniarmi dalle lotte del mio popolo.
Come sociologo, perché grazie alla mia conoscenza scientifica della realtà,
sono giunto alla convinzione che le soluzioni tecniche ed efficaci
non sono raggiungibili senza una rivoluzione.
Come cristiano, perché l’essenza del cristianesimo è l’amore per il prossimo
e solo attraverso una rivoluzione si può ottenere il bene della maggioranza.
Come sacerdote, perché dedicarsi al prossimo, come la rivoluzione esige,
è un requisito dell’amore fraterno indispensabile per celebrare l’eucaristia.”




venerdì 2 marzo 2018

0 LA CAMBOGIA IN FIAMME






Nel 1967 l’Indocina era al centro delle contrapposizioni della Guerra Fredda tra il blocco orientale e occidentale. 
In quel turbolento anno si stava ancora combattendo in Vietnam e in Laos contro l’imperialismo americano e i suoi alleati ma da questo scenario di guerra e violenza pareva restar fuori la confinante Cambogia, governata dallo stravagante principe Sihanouk.
Sihanouk, per darsi un'aria di modernità, da re abdicò in favore del padre nel 1955, diventando Primo Ministro, dopo la morte del padre lo fu con il titolo di principe e nel 1960 si fece nominare presidente a vita, ma governando con le stesse modalità di un re il paese.
A questo aggiunse la formazione di un suo personale partito, il Sangkum, caratterizzato da un misto di idee conservatrici, nazionaliste, corporativiste e socialiste.
Lo stravagante Sihanouk, famoso per il suo stile di vita da viveur, amante delle belle donne e della musica, celebri le sue esibizioni con il sassofono in pubblico, riuscì a mantenere una posizione di neutralità nei confronti dei conflitti dei paesi confinanti, strizzando l’occhio tanto agli USA, interessati alla neutralità cambogiana, quanto alla Cina e alle altre nazioni socialiste, in particolar modo al Vietnam del Nord.
Sihanouk permise, dietro pagamento, il passaggio di rifornimenti, tramite il tratto finale del famoso “ Sentiero Ho Chi Minh”, dal Nord Vietnam ai Vietcong che combattevano nel Sud, permettendo ai primi di costruire di campi di addestramento allestiti in territorio cambogiano e di usufruire del porto di Sihanoukville.
Inizialmente Sihanouk era interessato ad entrare nel SEATO, un'alleanza militare capitanata dagli USA nel Sud-Est asiatico per arginare l’espansione del comunismo nella zona, ma in seguito si spostò su posizioni affini al movimento dei paesi non-allineati.
Tale scelta venne dettata dal timore del principe verso le possibili mire espansionistiche della Thailandia e del Vietnam che lo portò, nel 1955, alla conferenza di Bandung, ad avere i primi contatti con Zhou Enlai, il primo ministro cinese, e il ministro degli esteri del Nord Vietnam, Pham Van Dong, da cui ottenne sostegno e finanziamenti per il suo governo e rassicurazioni sulla tutela dell'indipendenza e dell’integrità territoriale della Cambogia.
Sul fronte interno venne repressa ogni forma di dissenso, l’unica forza politica abbastanza organizzata e forte che Sihanouk temeva erano i comunisti, che definì con tono dispregiativo Khmer rouge.
Nel 1966 provvide a mettere al bando i comunisti mentre dentro l’elite cambogia si andava aprendo una netta spaccatura tra il principe e le forze conservatrici, in cui ricoprivano un ruolo centrale i militari anticomunisti, come Lon Nol, influenzati dagli USA.
Il sistema di Sihanouk sembrava reggere nelle città, dove la borghesia cambogiana viveva in pace e serenità, di questo benessere era espressione il grande sviluppo della musica cambogiana, come dimostra il successo di Pan Ron, ma nelle campagne montava sempre di più il malcontento verso il governo per colpa della povertà estrema e della crisi economica, nel frattempo esplosa in Cambogia, ciò rafforzò il movimento comunista dei Khmer rouge.
Le tensioni esplosero nel 1967 con la rivolta contro l’aumento del prezzo del riso di Battambang, repressa, con il consenso del principe nel frattempo in visita in Francia, da Lon Nol che in seguito promulgò la legge marziale.
Ciò aumentò ancora di più la forza dei comunisti, i quali, dal loro quartier generale nel Nord Est del paese, iniziarono, nel 1968, a scatenare le loro prime offensive contro il governo cambogiano.

Il Partito Comunista di Kampuchea nacque nel 1951 come costola del Partito Comunista Indocinese, sotto l’ala protettiva dei comunisti vietnamiti, e dagli anni sessanta combatterono con le altre formazioni comuniste dell’Indocina nei vari conflitti che insanguinarono la regione.
Nel 1960 nacque anche il suo braccio armato, i Khmer rouge, sostenuti dall’esercito popolare vietnamita.
Con le purghe degli anni sessanta ad opera di Sihanouk venne spazzata via la vecchia leadership del partito, ciò favorì l’affermazione di nuovi dirigenti, su tutti Pol Pot.
Pol Pot, figlio di una famiglia di piccoli proprietari terrieri di Prek Sbauv avente dei legami con la corte reale, era tornato nel paese dopo aver studiato per qualche anno in Francia e, come altri suoi collaboratori, apprese dai comunisti francesi i rudimenti del marxismo-leninismo.
A questo si aggiunse un importante viaggio negli anni sessanta nella Cina della Rivoluzione Culturale, di cui apprezzava la radicalità.
L’ala del partito facente capo a Pol Pot spiccava anche per un acceso nazionalismo che inevitabilmente portò a delle frizioni con i comunisti vietnamiti.
Le prime mosse del Pol Pot leader furono tese verso uno smarcamento dalle influenze dell’ingombrante vicino, attuando purghe contro i membri vicini al Vietnam e portando ad un nuovo livello il conflitto con il governo di Phnom Penh, iniziando una lunga guerra civile, in un primo momento senza il consenso di Hanoi.

Le risposte di Sihanouk alla nuova situazione furono molto ragionate.
Sul fronte interno cercò di coinvolgere elementi di sinistra nel governo del paese, tra cui molti dirigenti della futura Kampuchea Democratica, mentre su quello estero riallacciò, su consiglio di Lon Nol, i rapporti diplomatici con gli USA.
Questa scelta venne attuata tenendo in considerazione il sostegno di Nord Vietnam e Cina alla guerriglia comunista nel paese ed ebbe come conseguenza un rafforzamento delle posizioni conservatrici, forti di un maggior sostegno economico e militare del gigante americano.
Nel 1968, con l’elezione di Nixon e l’attuazione della Dottrina Nixon, iniziarono i bombardamenti segreti, resi noti all’opinione pubblica americana nel 1973, sulla Cambogia per impedire il transito dei rifornimenti verso i Vietcong attraverso il paese.
L’enorme quantitativo di bombe sganciato dai B-52 americani sulla piccola nazione indocinese rafforzarono ulteriormente i Khmer rouge di cui aumentò esponenzialmente il numero di combattenti.
Nel 1970, mentre Sihanouk era in visita in Francia, scoppiò una rivolta, foraggiata dai conservatori, a Phnom Penh contro i vietnamiti, andando a fondere la situazione turbolenta della regione ai vecchi rancori dei cambogiani nei confronti del Vietnam, il quale per molti secoli sfidò la Thailandia per controllare la Cambogia.
Lon Nol sfruttò la rivolta per portare a termine il suo golpe, spostando in questo modo il paese nettamente su posizione filo-USA ed anticomuniste, e proclamò la nascita della Repubblica Khmer.
Nei momenti di macabra euforia successiva al colpo di stato vennero massacrati numerosi esponenti della minoranza etnica vietnamita in tutto il paese, a cui fecero eco i sinistri proclami sciovinisti del dittatore khmer.
Sihanouk, in esilio in Cina, polarizzò immediatamente le sue posizioni, sostenendo apertamente tutti i movimenti comunisti in lotta in Indocina, compresi i Khmer rouge con cui fondò un'alleanza militare alla base del GRUNK, il governo cambogiano in esilio che aveva il principe come Primo Ministro e il comunista Khieu Samphan, amico di Pol Pot dai tempi degli studi parigini, come vice Primo Ministro.

La Cambogia era definitivamente entrata nello scenario dei conflitti indocinesi, diventando un nuovo terreno per lo scontro frontale tra Stati Uniti e Nord Vietnam, con rispettivi alleati.
Nonostante gli sforzi degli USA, tesi ad indebolire la forza della guerriglia comunista nel paese per rafforzare la posizione di Lon Nol e facilitare l’abbandono della nazione, i Khmer rouge avanzavano nelle campagne, sostenuti dall’esercito nordvietnamita e dalla popolazione locale.
Tra il 1972 e il 1975 si svolsero le ultime fasi del conflitto.
Gli Accordi di Parigi del 1973, i quali posero fine alla Guerra del Vietnam, portarono Lon Nol alla proclamazione di un cessate il fuoco unilaterale, ignorato completamente dai guerriglieri comunisti.
Ormai il dittatore cambogiano controllava solamente le principali città della Cambogia ed era sempre più dipendente dagli aiuti americani mentre i Khmer rouge, applicando le tattiche di guerriglia maoiste, accerchiavano dalla campagna le città.
Il 17 aprile 1975 Phnom Penh cadde, i guerriglieri erano entrati in città, accolti da una folla in festa, e con loro calava sul paese un infernale cappa che avrebbe, in seguito, svelato la contorta natura delle idee di Pol Pot, di cui si conobbe la reale identità solamente dopo il crollo della Kampuchea Democratica, e dei suoi collaboratori.

 

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