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venerdì 27 aprile 2018

0 IL TERRORE BIANCO E LA NASCITA DELLA DEMOCRAZIA A TAIWAN



L’isola di Taiwan fu formalmente sotto la legge marziale per 38 anni, dal 1949 al 1987. Taiwan era ancora tecnicamente in guerra con la Cina e questa fu la scusa usata per applicare la legge marziale. Durante questo periodo, la dittatura del Kuomintang conferì "poteri di emergenza" al presidente. I diritti costituzionali di libertà di stampa, parola o associazione furono negati, i partiti di opposizione furono banditi ed i dissidenti incarcerati, esiliati, torturati e uccisi. La legge marziale fu in vigore dal 19 maggio 1949 al 15 luglio 1987, per un totale di 38 anni e 57 giorni. Ogni critica al governo, espressione di simpatia per i comunisti o scioperi sindacali, fu duramente represse in nome della lotta al comunismo. 

Il Terrore Bianco a Taiwan

Il Terrore Bianco a Taiwan fu quell'enorme fenomeno di soppressione di dissidenti politici e di caccia alle streghe anticomunista gestito direttamente dal Kuomintang (KMT) che ha provocato l’uccisione di migliaia di persone e l'incarcerazione di decine di migliaia in seguito all'incidente 228 del 1947 e durante il periodo della legge marziale, che è durata per oltre 38 anni, dal maggio 1949 al luglio 1987. Durante questo periodo furono imprigionati circa 140.000 taiwanesi, dei quali circa 3.000-4.000 furono giustiziati per la loro reale o presunta opposizione al Kuomintang e al governo di Chiang Kai-shek. La maggior parte delle azioni penali si sono svolte nel 1950-1952 e la maggior parte delle persone processate furono etichettate dal Kuomintang come "spie del bandito", che significa spie della Cina comunista.
Secondo il Taipei Times: "Durante il Terrore Bianco, furono imprigionati dalle 140.000 alle 200.000 persone, molte delle quali appartenenti all'élite intellettuale e sociale. Non ci sono numeri ufficiali su quante persone siano state uccise durante il periodo, ma il Fondo di indennizzo per casi di persecuzione illecita e spionaggio durante il periodo della legge marziale ha gestito almeno 800 casi di esecuzione. Si ritiene che le cifre reali siano più alte, poiché si pensa che molti documenti siano stati persi o distrutti durante i 38 anni di legge marziale. [Fonte: Taipei Times, 25 aprile 2014]
Il KMT ha imprigionato per lo più l'élite intellettuale e sociale dell'isola di Taiwan per timore che potessero resistere al dominio del KMT o diventare dei simpatizzanti del comunismo. I nazionalisti, che avevano perso una guerra civile contro i comunisti di Mao Zedong nel 1949, ambivano a riconquistare la terraferma, ma in realtà furono presi dal timore mortale di essere vittime di un'invasione da parte dei comunisti. Ciò ha creato un'atmosfera di terrore e persecuzione che per alcune persone si è conclusa solo nel 1987, quando Taiwan ha revocato la legge marziale dopo 38 anni e ha intrapreso la strada verso la democratizzazione. Julie Wu ha scritto sul The Diplomat: "Il governo nazionalista cinese adorava gli slogan. Tra i più famosi c'era questo: "È meglio catturare cento persone innocenti piuttosto che lasciare che una persona colpevole sia libera". Questo principio, insieme a un “sano” sistema di incentivi, in ​​cui la detenzione autorizzava l'agente che procedeva all'arresto ad impossessarsi di una parte significativa delle proprietà personali del prigioniero e talvolta addirittura della sua moglie, ha causato oltre centomila incarcerazioni e diverse migliaia di esecuzioni durante il Terrore Bianco, che è durato dal 1949 al 1987. La percentuale degli arrestati che in realtà erano comunisti o indipendentisti taiwanesi era piuttosto bassa. Decenni di dura censura hanno reso oscuro questo periodo di quarant'anni in Occidente ed è mal compreso anche nella stessa isola di Taiwan." 

La memoria collettiva del terrore bianco a Taiwan

Per anni, il tema del Terrore Bianco fu un tabù. Il tabù formale cadde con la legge marziale nel 1987, ma in seguito pochi hanno parlato pubblicamente di ciò. Julie Wu ha scritto sul The Diplomat: "Il fatto che molte persone ora parlino senza paura di ritorsioni è un segno di quanto sia cambiata Taiwan. Entrambe le pressioni, interne, da parte dei dissidenti taiwanesi, ed esterne da parte di Amnesty International e del governo degli Stati Uniti, combinate con il risultato della revoca della legge marziale nel 1987 e la revisione dell'articolo 100 della legge sulla sicurezza nazionale del 1992 per depenalizzare i pensieri antigovernativi, hanno giocato un ruolo decisivo per aprire questa cicatrice non ancora completamente rimarginata. Taiwan ha persino avuto un periodo di governo dell'opposizione, con Chen Shui del Partito progressista democratico, e durante la presidenza di Chen sono stati istituiti musei  per commemorare le vittime del Terrore Bianco e una serie di massacri avvenuti il ​​28 febbraio 1947, comunemente noto come 228. [Fonte: Julie Wu, The Diplomat, 8 marzo 2014]

L’incidente di Kaohsiung

L'incidente di Kaohsiung del dicembre 1979 è considerato un punto di svolta nel passaggio di Taiwan da regime autoritario a democrazia. Questo incidente si verificò a causa degli editori di Meilidao, un giornale spesso critico nei confronti del governo, che avevano organizzato una manifestazione per celebrare la Giornata internazionale dei diritti umani. Secondo Lonely Planet: "Il giorno prima della manifestazione, due organizzatori sono stati arrestati e picchiati dalla polizia quando furono sorpresi a distribuire volantini promozionali. Il giorno della manifestazione, sono scoppiati scontri tra polizia e manifestanti e la situazione è diventata violenta, passando da un evento pacifico a una rivolta". [Fonte: Lonely Planet]
Secondo taiwandc.org: " L'ormai noto evento della sera del 10 dicembre 1979 è iniziato come la prima grande celebrazione del giorno dei diritti umani sull'isola. Fino a quel momento le autorità non avevano mai permesso alcuna manifestazione pubblica di malcontento, ma nell'estate del 1979 si era instaurato un leggero disgelo, durante il quale sono state fondate due riviste di opposizione: Formosa Magazine, di Huang Hsin-chieh , e il The Eighties, capeggiato dal leader emergente dell'opposizione K'ang Ning-hsiang. [Fonte: taiwandc.org]
Formosa Magazine divenne rapidamente il punto di riferimento per il nascente movimento democratico. Durante l'autunno del 1979 divenne sempre più influente, ed era naturale che usasse il 10 dicembre come un'opportunità per esprimere le sue opinioni sulla mancanza di democrazia e diritti umani sull'isola. Quando arrivò il giorno, l'atmosfera si fece tesa a causa degli attacchi sempre più violenti da parte degli estremisti di destra agli uffici della rivista e alle case dei membri della redazione. La celebrazione dei diritti umani finì nel caos dopo che la polizia circondò la folla di manifestanti pacifici ed iniziò ad usare i gas lacrimogeni mentre gli istigatori filo governativi fecero ricorso alla violenza.
I resoconti dei giornali subito dopo l'evento riferirono che nei successivi scontri sono stati feriti oltre 90 civili e 40 poliziotti. Tuttavia, con un incredibile spettacolo di magia, le autorità riuscirono a chiudere la giornata con 182 poliziotti e un civile ferito. Tre giorni dopo, le autorità del KMT hanno usato l'incidente come scusa per arrestare praticamente tutti i leader noti dell'opposizione. Furono trattenuti  per circa due mesi, durante i quali ci furono gravi episodi di maltrattamento che filtrarono fuori dalle prigioni. Gli arrestati furono successivamente processati in tre gruppi separati: nel marzo / aprile 1980, gli otto leader più importanti (il "Kaohsiung Eight") furono processati da un tribunale militare e condannati a pene da 12 anni fino all'ergastolo. 

Dopo l'incidente di Kaohsiung

Dopo l'incidente di Kaohsiung del dicembre 1979, un gruppo di leader indipendentisti fu accusato di sedizione dopo aver guidato una protesta nella città portuale di Kaohsiung. Nell'aprile 1980, la Kaohsiung Eight, redattori e sostenitori, fu accusata di aver cercato di rovesciare il governo. Nell'aprile / maggio 1980, un secondo gruppo di 33 persone, il "Kaohsiung 33", che aveva partecipato alla manifestazione per la Giornata dei diritti umani, fu processato da un tribunale civile ed i suoi membri furono condannati a pene da 2 a 6 anni. Un terzo gruppo di 10 persone, associate alla Chiesa presbiteriana, venne accusato di aiutare il principale organizzatore della manifestazione, Shih Ming-teh, quando era in clandestinità, perché temeva la tortura e l'esecuzione immediata. Il più importante membro di questo gruppo era il Dr. Kao Chun-ming, il segretario generale della Chiesa presbiteriana. Il dottor Kao è stato condannato a sette anni di prigione. Gli altri hanno ricevuto pene minori. [Fonte: taiwandc.org]

Secondo Lonely Planet: "Sebbene fosse stata una sconfitta nell'immediato per i sostenitori della democrazia, la violenza ha portato ad un crescente sostegno alle riforme democratiche. L’opinione pubblica costrinse il KMT a fare concessioni politiche. Nel 1986, con la legge marziale ancora in vigore, fu creato il primo partito di opposizione di Taiwan, il Partito Democratico Progressista (DPP). Chiang Ching-kuo, sorprendentemente, non ha chiuso il partito, provocando l'aumento dei membri del DPP, culminato nella formazione del primo partito ufficiale di opposizione di Taiwan. [La fonte: Lonely Planet]
Secondo taiwandc.org: "Il 10 dicembre 1979 è stato un momento importante della storia di Taiwan. Quando ha avuto luogo è stato appena notato a livello internazionale, ma da allora è stato riconosciuto come un importante punto di svolta nella recente transizione dell'isola alla democrazia. Il movimento, successivamente, ha costituito la base per l'opposizione democratica del DPP e della sua rete di supporto oltreoceano da parte delle organizzazioni di Taiwan nel Nord America e in Europa. Praticamente tutti i principali membri dell'attuale opposizione democratica hanno avuto un ruolo nell'evento. [Fonte: taiwandc.org ]

lunedì 23 aprile 2018

0 RAUL CASTRO, IL GUARDIANO DELL'ISOLA





Questo 19 aprile si è chiusa l’era Castro a Cuba con l’elezione di Miguel Diaz-Canel alla carica di Presidente del Consiglio, aprendo un nuovo ed importante capitolo nel libro della storia del socialismo cubano.
Approfittiamo dell’importante evento per tracciare una panoramica generale sulla biografia di Raul Castro, fratello di Fidel e Presidente uscente, una delle figure emblematiche della Rivoluzione Cubana.
Nato il 3 giugno 1931 a Birán, come Fidel, frequenta, con risultati scadenti, le scuole superiori a L’Avana presso il Collegio Bélen gestito dai gesuiti.
Nel 1953 si iscrive alla Gioventù socialista, organizzazione giovanile del Partito Socialista cubano, e nel marzo dello stesso anno parte per un viaggio in l’Europa che lo porterà a visitare città come Vienna e Mosca.
Tornato in patria, viene arrestato ed espulso dall’università per la sua militanza politica.
Per quel giovane comunista, il colpo di stato militare che Washington impose a Cuba nel 1952 non poteva essere digerito senza fare un fiato, ma doveva essere combattuto, armati con Fidel e Che Guevara, che fece conoscere personalmente al fratello, con i quali partecipò alle battaglie più epiche che alla fine permisero il trionfo della Rivoluzione a Cuba. L'assalto alla Caserma Moncada, la seconda fortezza militare di Cuba, la dura detenzione di due anni in una prigione di massima sicurezza, l'esilio in Messico, unico modo per continuare la dura lotta contro il regime, l'odissea dello sbarco a bordo dello yacht Granma, l'incredibile epopea della Sierra Maestra fino al trionfo del 1959, la decisione di non cedere all'Impero aggressivo del Nord che è stato mantenuta con fermezza, sono, tra molti altri, gli eventi che hanno reso Raul una delle figure emblematiche di questa grande rivoluzione latinoamericana.
Raul è stato un fedele servitore della Rivoluzione, e dimostrò tutta la sua tempra nei momenti più difficili. Dalla lotta al nepotismo, famosa la parola coniata nel 1979 “sociolismo” per denunciare la corruzione della burocrazia, alla fucilazione dell’eroe dell’intervento cubano in Africa in sostegno dei movimenti di liberazione nazionale del continente, Arnaldo Ochoa, invischiato nel traffico internazionale di droga e di valuta straniera. Il momento certamente più complicato che dovette gestire fu la “crisi dei balseros” del 1994, causata dal peggioramento della situazione economica del paese in seguito al crollo dell’URSS, di cui fu interlocutore privilegiato. Sfidando i dubbi di Fidel, aprì spazi all’economia di mercato, facendo importanti riforme nel settore agricolo che hanno permesso alla nazione di evitare il collasso e che nel tempo, estendendosi in altri settori come il turismo, hanno risollevato l’economia cubana, facendola sviluppare in un contesto mondiale in cui non è più presente il campo socialista.
In politica estera ha mantenuto la linea del fratello Fidel, lavorando per la cooperazione Sud-Sud, il rispetto del diritto internazionale e l’integrazione latinoamericana. Quest’ultimo punto merita di essere evidenziato, visto l’importanza del ruolo di Raul nello sviluppo dei processi del cosiddetto “Socialismo del XXI secolo", fornendo e ricevendo aiuti da parte di tutte queste esperienze che cercano di lavorare per il futuro sognato dagli eroi della Rivoluzione Cubana. Inoltre ha intensificato i rapporti economici e diplomatici con la Cina e la Russia, che hanno fornito sostegno economico e politico allo sviluppo dell’isola.
Raul ha portato avanti un costruttivo dialogo con la Chiesa cattolica e gli USA, ottenendo importanti successi nella distensione con l’Impero, momentaneamente vanificati dalla linea dura di Trump, dietro cui lavora una delle menti del nuovo Piano Condor che sta investendo l’America Latina, Rubio.

Raul Castro resterà una figura emblematica del processo rivoluzionario cubano, un fedele servitore della Rivoluzione che consegna ai suoi successori una sfida difficile ma ambiziosa, preservare lo sviluppo del socialismo a Cuba in un momento di generale ritirata dei governi progressisti del continente, con il profilarsi,all'orizzonte, di una stagione politica dominata dalla destra più fedele a Washington nella maggior parte dell’America Latina.

venerdì 13 aprile 2018

0 EVALD ILYENKOV, IL GRANDE RINNOVATORE DEL MARXISMO SOVIETICO







Evald Ilyenkov fu un indiscusso protagonista della rinascita del marxismo sovietico dopo il processo di destalinizzazione del paese promosso da Krusciov.
Nei primi anni '60 ha lavorato su due principali tematiche: Il metodo dialettico di Marx ( "il metodo dell'ascesa dall'astratto al concreto" ) e “Il problema dell’ideale”. 
La prima tematica fu importante per stendere una critica all'empirismo rivolta al positivismo e allo scientismo che Ilyenkov riteneva maggioritaria nella cultura politica e intellettuale sovietica.
" Il problema dell'ideale ", invece, è il problema del non-materiale nel mondo naturale. Quest'ultimo implica una difesa risoluta dell'oggettività dei fenomeni ideali, che si dice esistano come aspetti della nostra cultura spirituale, incarnati nel nostro ambiente, ponendosi nel solco delle idee e delle controversie della psicologia sovietica degli anni '20 e '30, in particolare, con la psicologia socio-storica di Vygotsky.
Fu un geniale intellettuale che unì l’interesse per la filosofia a quello per la psicologia, campo nel quale fece numerosi studi sull'apprendimento dei bambini sordo ciechi.
Uno dei suoi più importanti punti di riferimento filosofici fu senza dubbio Spinoza, che egli considerava il grande precursore del marxismo, colui che aveva raggiunto il picco del materialismo pre-marxista.
Ilyenkov amava la concezione materialista del pensiero data dal filosofo olandese, ovvero il pensiero non come manifestazione di una sostanza spirituale separata ma come attività di un corpo materiale speciale - un'attività sulla logica degli oggetti al di fuori di questo corpo pensante.
Da qui deriva che l’uomo è attività. Qualsiasi sistema voglia ridurre l’uomo ad esecutore passivo di piani economici e sociali ideati in un altrove indeterminato ed espressione di gruppi lobbistici, non si può che definirlo totalitario. Ogni totalitarismo ed integralismo esige che l’umanità sia al servizio del potere.Spinoza volle mostrare che speranza ed ansia sono l’effetto di idee inadeguate e pertanto la religione trova linfa in esse, rendendo gli uomini oggetto del destino. Hegel e Marx, da prospettive diverse, ma non opposte, mostrarono che il capitalismo è profondamente anticomunitario, trasforma tutto in merce, disintegra le comunità, smantella la vita nella sua forma più alta: il pensiero comunitario consapevole.

L’altro tematica su cui lavorò molto è il metodo dialettico di Marx, che inizia a studiare partendo dalla tesi del suo master, dove si interroga sul problema della storicità del metodo marxista nel Das Kapital . Le idee di questa dissertazione hanno gettato le basi del suo grande studio: la dialettica astratta e concreta nel pensiero scientifico-teorico . Ilyenkov scrisse questo lavoro nel 1956 e venne pubblicato in una versione abbreviata con il titolo The Abstract and Concrete in Marx's Capital. Il problema della cognizione e della logica dialettica come teoria più generale e concreta della conoscenza si trovava sempre al centro dell'attenzione di Ilyenkov. Negli anni '50 molti consideravano ciò un passo indietro rispetto alla visione ortodossa marxista, che era basata sul presupposto che l'esistenza materiale fosse in una posizione primaria rispetto al pensiero. Egli capì chiaramente che nessuna filosofia poteva cogliere tutta l'esistenza materialistica, tutta la natura e tutta la vita sociale.
Per quanto riguarda l'esistenza materiale - la realtà più oggettiva - le forme basilari del pensiero sono di fatto una forma di realtà stessa, per così dire. Ilyenkov li ha definiti concisamente, le forme oggettive di attività umana soggettiva.
Secondo lui, questo preciso approccio assicurava l'unità indissolubile della dialettica, della logica e della teoria dell'essenza del marxismo che Lenin sosteneva. L'organizzazione del problema non consisteva nel separare il processo del pensiero dall'essere materiale o viceversa, l'essere materiale dal processo del pensiero, ma piuttosto di combinare l'uno con l'altro per mostrare "l'universalità" del pensiero, per provare che non è "trascendente" all'esistenza, ma "immanente" ad esso.
Prima di lui esisteva un approccio simile nella psicologia marxista e studiosi come Vygotsky e Leontiev rappresentano questa scuola di pensiero. Ma già negli anni '30, e più tardi negli anni '40 e '50, venne messa da parte dai seguaci più numerosi della riflessologia di Pavlov che era ufficialmente riconosciuta come la base scientifico-naturale della teoria marxista della percezione. Per molti anni a venire, gli umani furono ridotti al livello di un cane.

Ilyenkov non accettò fin dall'inizio il “materialismo dialettico” stalinista. 
Lo attaccò lavorando sulla linea di ragionamento Spinoza-Marx-Engels nella comprensione della sostanziale unità di pensiero e "estensione", cioè la materia e il pensiero, dove quest'ultimo è compreso non come un fenomeno accidentale, un "incidente", ma come un "attributo". In altre parole è una proprietà necessariamente inerente alla materia, che non può mai perdere, in quanto non può mai perdere la sua proprietà di "estensione", in breve la capacità di essere un corpo. Questo è essenzialmente diverso dal punto di vista "materialista dialettico", in cui il pensiero nel suo insieme si riduce alla "funzione" del cervello, alla sua comprensione scientifica puramente naturale.

Per Ilyenkov, era soprattutto il lavoro, e in primo luogo il lavoro fisico, che crea tutto il benessere materiale sulla terra. Aveva sempre un genuino rispetto per il lavoro e passava volentieri molto tempo a preparare e costruire apparecchi per ascoltare i dischi del suo amato Wagner. Durante i suoi ultimi anni ha dominato con successo l’arte della tornitura di un tornio e della rilegatura. 
La visione marxista standard secondo cui il lavoro ha creato gli esseri umani, Ilyenkov l’ha accettata senza riserve. A suo parere, ciò era un'importante posizione metodologica, che deve costituire la base teorica e pratica della pedagogia. Questo è il motivo per cui Ilyenkov dedicò una così grande attenzione al lavoro dei famosi psicologi e pedagoghi sovietici Sokolyansky e Mesheryakov, sull'educazione e l'educazione dei bambini ciechi e sordi. Il loro lavoro era basato sulla metodologia marxista; il principio essenziale della loro organizzazione era soprattutto l'attività pratica, con tratti umani e in un mondo umano.
Sebbene in superficie fosse una personalità wagneriana, la natura di Ilyenkov era appassionata ed entusiasta, di fatto, interamente faustiana. La sua salute cagionevole non gli permetteva sempre di essere nel mezzo delle battaglie della vita, ma la sua anima era sempre lì.
Coloro che lo conoscevano personalmente e lo osservavano in diverse situazioni potevano facilmente vedere che passava la maggior parte del tempo impegnato in questioni che erano lontane dalla filosofia nel suo senso comune. Non ha scritto molto, e il suo patrimonio letterario non è molto grande, se ciò che è stato lasciato deve essere calcolato dal numero di pagine o pubblicazioni ufficiali. Ma non una singola pagina da lui scritta potrebbe essere definita amatoriale o insignificante. Scrisse solo quando sentì un'assoluta necessità interiore. Non una sola parola che ha scritto è stata fuorviante. Persino i suoi oppositori ideologici e teorici non potevano negarlo.
Ilyenkov morì suicida nel 1979.


Fonti



mercoledì 11 aprile 2018

0 LULA, LA LOTTA CONTINUA




Lo scorso 7 aprile si è consumato l’ultimo vergognoso atto del regime brasiliano, impedire a Lula di partecipare, e molto probabilmente vincere, alle prossime elezioni presidenziali.
L’arresto di Lula, condannato a 12 anni di reclusione, è il frutto di un accanimento giudiziario alimentato dalla borghesia compradora brasiliana e dall’imperialismo statunitense.
Durante il processo sono state violate ripetutamente le basilari garanzie che spettano ad ogni cittadino, ciò è stato favorito da una particolarità del sistema giudiziario brasiliano: non esiste una separazione tra giudice e accusa.
L'incessante propaganda dei media di regime hanno fatto da sfondo allo sviluppo delle vicende giudiziarie, influenzando l’opinione pubblica e portando l’acqua al mulino di chi ha tutto l’interesse nel porre fine all'esperienza riformista di Lula.
Il cantastorie Erton Gustavo Prado ha spiegato magistralmente ciò che si nasconde dietro la sentenza del giudice Moro : «Fine corsa per lei, ex presidente alejado (dalle dita amputate), non è a causa dei tre appartamenti che lei sarà condannato. È a causa della sua audacia nell'aiutare i ragazzi a diventare avvocati, nel contribuire all'ascensione del nero della favela che oggi crede di poter studiare medicina, uscire dalla miseria e perfino di conoscere la Cappella Sistina. Fine corsa per lei ex presidente stupido: lei viene condannato non per aver rubato, perché questo non è stato provato. Il suo sbaglio è stato essere storia e fare storia sulla dimensione del Brasile – l’80 % di approvazione popolare – per aver creduto nell'uguaglianza, per aver saputo governare. Fine corsa per lei ex presidente».


Questa sentenza non riuscirà a fermare la lotta di un popolo verso un futuro migliore, verso il riscatto dalla miseria, in cui una piccola minoranza, con le spalle coperte dal gigante del Nord e dai militari locali, gli stessi protagonisti di quella terribile stagione di dittatura militare che ha insanguinato per molti decenni il paese, vorrebbe relegare gli strati sociali meno abbienti, a cui il riformismo di Lula ha dato un barlume di speranza.
Gli innegabili successi del suo governo lo hanno reso il miglior Presidente della storia del paese, garantendogli un sostegno notevole, cosa dimostrata ancora una volta in questi tristi giorni, basti vedere la folla oceanica davanti alla sede del sindacato dei metalmeccanici di Sao Bernardo do Campo, la città di oltre un milione di abitanti nell'hinterland di San Paolo, dove si era asserragliato in attesa dell’arresto.
In mezzo a quella folla c’erano numerosi membri dei due movimenti alla base della rinascita politica di Lula, il Movimento dei senza terra e dei senza casa, che potenzialmente potranno portare avanti le sue battaglie, portandole anche ad un livello superiore.
La gente non vuole tornare a vivere in quella macelleria sociale che era il Brasile all'inizio del nuovo Millennio, obiettivo che sembra essere prioritario per Temer e soci, come dimostrano i più importanti “successi” del governo golpista che hanno già eliminato l’80% delle riforme progressiste promosse dal PT. Il blocco della spesa pubblica, la distruzione dello stato sociale, la svendita delle aziende pubbliche e del patrimonio ambientale, con terribili conseguenze anche per i popoli indigeni, sono tutte medaglie che può con orologio mostrare il regime brasiliano, che ha accompagnato ciò con una dura repressione dell’opposizione di cui il caso in esame è solamente la punta dell’iceberg.


Tutto ciò, inoltre, merita di essere visto nel quadro del nuovo Piano Condor che sta investendo l’America Latina, questa volta non più nelle vesti di Pinochet e Videla ma in quelle di Macri, Temer e dell’opposizione violenta del Venezuela.
L’America Latina rischia di fare un Grande Balzo all’indietro, di cui hanno una certa responsabilità anche i governi del cosiddetto “socialismo del XXI secolo”.
Il Brasile, come il Venezuela, dimostra che per i popoli dell’America Latina è impossibile la convivenza con la locale borghesia compradora, interessata al mantenimento di forme di produzione neocoloniali con un’ovvia società marcatamente classista ed iniqua, e queste lezioni obbligherà i futuri governi progressisti a delle scelte radicali, quindi rivoluzionarie, sè vorranno dare un indirizzo diverso e più incisivo alla loro voglia di cambiamento delle società in questione.
Per il momento non ci resta che esprimere il nostro sostegno a Lula e al PT e sperare che dalle urne di ottobre esca un risultato favorevole alla sinistra latinoamericana che possa dare nuove speranze a chi, in questo angolo di mondo, lotta per una società migliore.
Un altro mondo è possibile  

martedì 3 aprile 2018

0 IL FUNZIONALISMO DI TALCOTT PARSONS





Le radici del funzionalismo affondano in Durkheim e nell'antropologia sociale di Malinowski.
Per il sociologo francese, l’istituzione sociale è il risultato della corrispondenza tra istituzione e le esigenze dell’organismo sociale.
Malinowski fu il fautore dell’analisi funzionale, la quale prevede un preciso modus operandi davanti a qualsiasi fenomeno sociale, ovvero il porsi la domanda della funzione che esso svolge nella società in esame, cioè l’integrazione.
Questi due importanti concetti furono integrati da Brown, il quale considera ogni attività ricorrente subordinata al mantenimento della continuità strutturale.
I funzionalisti, quindi, danno la priorità alla coesione e alla stabilità rispetto alla tensione e al conflitto.
Da questa visione della società emerge la figura di Talcott Parsons. Egli prende le mosse dalla realtà in cui viveva, quella nordamericana caratterizzata da uno spiccato multiculturalismo. Questa eterogeneità, inevitabilmente genera anche una diversa composizione etica del paese che indusse Parsons ad interrogarsi sui requisiti minimi per raggiungere l’integrazione di una società così strutturata. Con il suo lavoro intende individuare la struttura di fondo della società e di comprenderla, mostrando le funzioni che le sue parti assolvono, tale approccio è definito “struttural- funzionalista”.

Negli studi di Parsons ricopre un ruolo centrale il concetto di “sistema”, analizzato con molta attenzioni in “La struttura dell’azione sociale”.
In quest’opera viene anche criticata ampiamente la concezione positivistica dell’azione, ovvero l’azione vista come una reazione ad uno stimolo esterno, evidenziando, invece, i suoi aspetti teleologici e indicando gli elementi necessari per la presenza dell’atto:


  1. L’attore, colui che compie l’azione
  2. Un fine, la situazione futura verso cui l’azione è orientata
  3. Una situazione iniziale, in cui vi sono le condizioni trasformabili dall'atto 


L’attore preferisce usare alcuni mezzi o differenti vie per raggiungere il suo scopo, in relazione all'ethos della società. 
Partendo da questa osservazione, egli concepisce le norme come un collegamento tra la personalità e l’insieme sociale di cui fa parte l’individuo, quindi anche la scelta dei mezzi è subordinato all'adeguamento alle norme ed è l’aspetto normativo a dare concretezza al fine.
La conclusione di questa prima parte dei suoi studi è la sua teoria volontaristica, la quale mette in relazione l’azione e la sua spinta per conformarsi alle norme.

In “Il sistema sociale” Parsons prosegue i suoi studi dell’azione.
Essa è sempre integrata in un sistema, dove l’individuo agisce secondo principi definiti. I sistemi di cui parla lo studioso statunitense sono tre e tra loro devono essere equilibrati per creare i presupposti di una loro integrazione:


  1. Sistema della personalità, le aspettative dell’individuo nei confronti di persone ed oggetti
  2. Sistema della società, influenzato dal pensiero di Durkheim, egli considera i rapporti tra gli attori in base alle posizioni ricoperte nella rete dei loro rapporti
  3. Sistema della cultura, la personalità è influenzata dall’interiorizzazione della cultura 


L’azione può essere studiata anche in base all’esperienza dell’attore sociale:


  1. Elemento catettico, tramite l’azione raggiungere conseguenze positive, evitando quelle negative
  2. Elemento conoscitivo, sorge da una sufficiente conoscenza della situazione
  3. Elemento valutativo, obbliga ad una scelta tra varie alternative


Il sistema sociale è un insieme di rapporti non in relazione con i singoli individui ma con lo Status, posizione del soggetto rispetto ad un altro nel sistema, e il ruolo, ciò che compie nelle relazioni con gli altri.
I sistemi si distinguono dalle alternative che dispiegano davanti al soggetto agente.
Le alternative sono sempre in numero limitato, ovvero le variabili strutturali:

1) Neutralità affettiva-affettività, l'attore sociale sceglie la prima quando 
mette da parte i propri sentimenti, giudicando strumentalmente la situazione; altrimenti, sceglie per l'affettività (rapporti di lavoro/amicali).
Interessi privati-interessi collettivi: riguarda le scelte del soggetto tra il proprio tornaconto e quello della collettività.

2) Universalismo-particolarismo, se l'attore decide di giudicare un oggetto fisico o sociale partendo da criteri relativi a tutti gli oggetti della stessa categoria, opta per l'universalismo. Se invece considera l'oggetto secondo criteri che si applicano solo a quell'oggetto e a condizioni particolari, opta per il particolarismo (prof/simpatia, padre/figlio).

3) Realizzazione-attribuzione, l’attore sociale sceglie se trattare l'oggetto alla luce delle sue realizzazioni, cioè per ciò che fa, o se dare maggiore importanza alle sue qualità, cioè per ciò che è (modernizzazione-prestazione, ascrittivi).

4) Specificità-diffusione, l'attore sociale può rapportarsi agli altri considerandone solo aspetti specifici oppure si può orientare agli altri in maniera globale, considerando la persona nel suo complesso.


Queste scelte seguono sempre delle regole, perché il sistema deve avere un certo grado di coerenza per mantenersi nel tempo. E' necessario che siano adempiuti alcuni “requisiti funzionali”: per l'esistere di un sistema sociale come la famiglia, è necessario che i ruoli siano affettivi, particolaristici, attributivi, diffusi, mentre in un'azienda neutrali, universalistici, realizzativi, specifici.
La moderna società industriale è costituita da un sistema di ruoli universalistici, specifici, realizzativi, neutrali.

Ogni sistema sociale, per sussistere, deve risolvere un fondamentale problema funzionale, il problema dell'assegnazione, che ha tre aspetti:

  • L'assegnazione del personale (dei soggetti agenti) tra i ruoli
  • L'assegnazione delle risorse
  • L'assegnazione delle ricompense

Nelle sue opere posteriori, Parsons elabora uno schema di quattro prerequisiti funzionali: lo schema AGIL.
Parsons distingue quattro sottosistemi che intervengono nell'azione sociale:

  • La personalità
  • La cultura

Essa, in Parsons, assume un carattere normativo, anziché adattivo come era prima considerata. La cultura viene definita come l'insieme dei modelli di comportamento che la comunità sociale ritiene valida.
Questo aspetto normativo connette la cultura alle componenti motivazionali dell'azione degli individui: assume quindi una funzione regolativa, di bussola per il comportamento.

  • Il sistema sociale
  • L'organismo biologico

La distinzione viene fatta in base alle funzioni che ognuno di questi sottosistemi svolge:

L'organismo biologico svolge la funzione dell'adattamento (Adaption), cioè stabilisce un rapporto con l'ambiente fisico sia trasformando l'ambiente in base ai bisogni dell'azione sia adattandosi ai suoi vincoli. La funzione adattiva ci porta dunque ad indagare il sottosistema economico, cioè il funzionamento delle strutture che concorrono alla produzione delle risorse intese in senso lato (beni materiali, tecnologie, capitali, informazioni, conoscenze, etc.) e la divisione del lavoro che lo caratterizza.

La personalità svolge la funzione del conseguimento (Goal-attainment), ovvero mobilita le energie e risorse psichiche necessarie a raggiungere gli scopi definiti; pone, come la precedente, il sistema in rapporto al suo contesto esterno, ma riguarda la distribuzione e l'impiego delle risorse in riferimento ai fini prioritari che vengono perseguiti. In tal senso possiamo dire che la funzione del raggiungimento dei fini dà il sottosistema politico.

Il sistema sociale svolge la funzione dell'integrazione (Integration), in quanto stabilisce le forme della coesione e della solidarietà. Essa riguarda dunque l'ordine, la certezza di funzionamento delle strutture sociali, il rispetto delle aspettative reciproche, ma anche l'utilizzo razionale delle risorse. Concorrono a tale risultato le strutture che presiedono alla formulazione delle norme, che ne controllano il rispetto da parte dei sottosistemi e dei membri della società, e che ne sanciscono negativamente la violazione (sottosistema giuridico, religioso).
La cultura, infine, svolge la funzione della latenza (Latency): fornisce all'attore sociale la motivazione, il senso dell'azione attraverso i valori, le idee, le norme che gli individui interiorizzano durante la fase di socializzazione.
Le strutture che concorrono alla socializzazione dei giovani sono la famiglia (socializzazione primaria), la scuola, le istituzioni di carattere etico-religioso, le strutture di apprendistato lavorativo.
Proprietà peculiare del sistema AGIL è che funziona in base al concetto di gerarchia cibernetica, che Parsons attinge dalla teoria cibernetica: le parti di un sistema dispongono in gradi diversi di energia ed informazioni; le parti che possiedono meno energia sono più ricche di informazioni e viceversa. Le parti più ricche di informazioni possono controllare le parti più ricche di energia. In questo modo, la gerarchia diventa questa:

  1. Sistema culturale
  2. Sistema sociale
  3. Personalità
  4. Organismo biologico 

Socializzazione e famiglia

L'evoluzione della società comporta normalmente:


  1. Differenziazione (processo di moltiplicazione dei ruoli) ;
  2. Specializzazione (ruoli sempre più differenziati hanno compiti sempre più ristretti e quindi sempre più efficaci).


Insieme, differenziazione e specializzazione comportano una maggiore complessità del sistema sociale. La famiglia, rispetto al passato, perde alcuni compiti tradizionali, come la cura della salute, la produzione dell'autoconsumo, e si differenzia e specializza nello svolgimento del compito di aiutare la socializzazione dei bambini e di stabilizzare la personalità degli adulti.
La famiglia moderna ha delle caratteristiche peculiari:


  1. Nucleare, cioè genitori e figli, che risiedono in un'abitazione indipendente.
  2. Il ruolo di moglie/madre è quello di casalinga e di leader espressiva, cioè dirige la dimensione affettiva
  3. Il marito/padre è colui che procura il denaro e gestisce i rapporti della famiglia con l'esterno. 

La posizione della famiglia all'interno della società dipende dalla professione del padre.
I ruoli di madre e padre sono complementari e sostengono uno la personalità dell'altro.
I genitori cooperano alla socializzazione dei figli attraverso il loro esempio, che i bambini osservano e apprendono.
Questa descrizione è appropriata per la famiglia media americana del tempo, ma non coincide perfettamente con quelle di altri luoghi.

Fonti

 

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