FF

venerdì 15 giugno 2018

0 HUGO CHAVEZ, UN RIVOLUZIONARIO NEL XXI SECOLO






Per capire la realtà sociale e politica da cui emerse Hugo Chavez e il Venezuela di oggi dobbiamo fare un passo indietro, fino al lontano 1989.
Mentre la Guerra Fredda giungeva al termine, e con essa, secondo taluni intellettuali dell’Impero, terminava anche la “storia”, nel paese latinoamericano, come altri della regione, stavano sperimentando per primi le politiche neoliberiste imposte dal Fondo Monetario Internazionale con la complicità del governo socialdemocratico di Carlos Andrés Pérez, di Acción Democrática, uno dei due partiti, l’altro era un partito democristiano, che si sono alternati alla guida del paese per la maggior parte del Secondo dopoguerra.
Le riforme strutturali del nuovo esecutivo, eletto nel 1988, portarono a ripercussioni negative sui ceti popolari, i quali si videro, per esempio, aumentare i prezzi della benzina e dei trasporti pubblici del 30%, l’inflazione salire fino al 100% del 1996 e crebbero enormemente la povertà.
Tutto ciò favorì l’aumento esponenziale del malcontento dei ceti popolari nei confronti della classe dirigente venezuelana che portò a feroci manifestazioni di piazza, represse con la forza dal governo che instaurò immediatamente la legge marziale, sospendendo la Costituzione.
Nel 1992, alcuni militari, guidati da Hugo Chavez, tentarono di sbloccare la situazione organizzando un colpo di stato che fallì.
Chavez si arrese pubblicamente e venne arrestato, rimase in carcere, dove studiò con molta attenzione il filosofo italiano Toni Negri, fino al 1994.
Questo importante evento lo rese enormemente popolare e nel 1997 decise di fondare il Movimento Quinta Repubblica, che si proponeva chiaramente di superare quella attuale, la Quarta.
Chavez volle sin da subito portare avanti una linea di rottura radicale con il passato recente del paese, cercando di costruire una nazione diversa e libera dal controllo dell’Impero.
Nel 1998 vinse le elezioni presidenziali con il 56,2 % inaugurando nel paese l’era del chavismo che dura fino ad oggi.
La Quinta Repubblica nacque definitivamente con l'approvazione della nuova Costituzione nel 1999 che cercò, come fecero molti leader populisti del XX secolo in America Latina, di far partecipare i ceti popolari alla vita politica nazionale.
Sé con Peron, per esempio, quei ceti popolari erano i descamisados della provincia che vincevano la loro battaglia contro l’opulenta e neocoloniale città, con Chavez questo soggetto politico prese le sembianze dell’abitante delle bidonville della grande Caracas, del nero, del povero, di colui che raramente ebbe voce in capitolo sulla gestione del paese e che finalmente con Chavez potete entrare con forza e decisione nella politica.
Per quattordici anni consecutivi, tranne la parentesi del tentato golpe del 2002, quando la borghesia compradora cercò di riprendere con la forza e il sostegno dell’Impero il potere, governò portando avanti una serie di politiche sociali atte a debellare la povertà estrema e soddisfare i bisogni primari della popolazione.
   

“La politica economica e i programmi sociali portati avanti durante gli anni di Chávez hanno notevolmente ridotto povertà e disoccupazione ed eradicato l’analfabetismo. Nel 1999 il 50% della popolazione venezuelana viveva in condizioni di povertà e il 19.9% in condizioni di estrema povertà. Alla morte di Chávez i venezuelani in condizioni di povertà ammontavano al 27% circa, quelli in condizioni di estrema povertà a poco più dell’8%. Il tasso di disoccupazione è passato dal 14.5% (1999) al 7.8% nel 2011, subendo una riduzione di quasi il 50%. Il numero di venezuelani che ricevono le pensioni è aumentato da meno di 500.000 nel 1999 a quasi due milioni nel 2011. Sono stati conseguiti notevoli risultati anche per quanto riguarda l’educazione e la lotta all’analfabetismo.Il tasso di mortalità infantile nel 1999 ammontava a venti decessi su mille bambini nati vivi, nel 2011 è sceso a 13/1000. Chávez ha operato nazionalizzazioni nei settori strategici ( energia, telecomunicazioni, settore bancario, estrazione mineraria). Attualmente la compagnia petrolifera PDVSA contribuisce largamente al finanziamento di opere pubbliche e politiche sociali, ruolo messo in discussione dal neoliberista Capriles Radonski.”

da Marx21

Chavez si impegnò nella costruzione di una società diversa, facendo suoi i valori dell'eco socialismo, cercando di svincolare il proprio paese da una crescita economica fondata sull’esportazione di petrolio, usato pragmaticamente come uno strumento indispensabile per poter finanziare importanti piani di sviluppo economico e sociale, conscio del fatto che il futuro dell’umanità nel campo energetico non potrà essere nel petrolio ma nelle fonti di energia rinnovabili.
Portò avanti numerose battaglie contro l’egemonia dell’Impero in America Latina, cercando di realizzare il sogno della Patria Grande di Bolivar e lavorando nel solco che decenni prima tracciarono gli eroi della Rivoluzione Cubana, famosa la sua amicizia con Fidel e Raul Castro, poiché consapevole del fatto che un futuro alternativo per il cortile di casa dello Zio Sam è possibile solo attraverso progetti unitari e condivisi, che mirano alla conquista di una vera libertà economica e politica.
Questa fu una battaglia che spostò intelligentemente anche sul piano culturale, dove lavorò per un riscatto della dignità latinoamericana, divulgando la storia degli eroi di questo continente, come Bolivar, Guevara o lo stesso Fidel Castro, cercando di creare un'identità latinoamericana.
Estese questo prezioso ragionamento anche all’Africa, con la quale si impegnò nel rilancio della cooperazione Sud-Sud, testimoniato dai suoi profondi legami ideologici con due padri dell’unità africana come Sankara e Gheddafi.
Si impegnò fortemente per un mondo multipolare, sostenendo paesi come la Cina, la Federazione Russa o l’Iran.

Tenendo alta la bandiera del socialismo, Chavez dimostrò che un altro mondo è possibile, in barba a teorici della fine della storia e apologeti del neoliberismo, ma oggi la spada di Bolivar, che ha sempre con orgoglio impugnato e con la quale voleva guidare la liberazione di un continente, rischia di spezzarsi se il suo erede, Maduro, non sarà capace di affrontare l’attuale e delicata situazione in Venezuela e nel resto dell’America Latina, dove un Piano Condor rischia di uccidere per sempre il sogno visionario di Chavez.

 

Bollettino Culturale Copyright © 2016 | Created by Tarosky | Powered by Blogger Templates