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lunedì 10 settembre 2018

0 APPUNTI SULL'EMERGENZA ABITATIVA




La circolare Salvini ha recentemente dato il via allo sgombero di numerose abitazioni occupate in tutto il paese.
Per esempio, a Sesto San Giovanni è stato sgomberato il residence sociale occupato da “Aldo dice 26x1” mentre a Roma, nei prossimi mesi, saranno sgomberati 90 stabili.
Ciò che dovrebbe metterci in allerta, analizzando questi fatti, è l'arbitrarietà di queste azioni che non tengono minimamente conto delle famiglie che versano in una situazione di disagio economico e sociale, alle quali non viene proposta nessuna alternativa.
Si tratta di una nuova tappa della lotta ai poveri condotta da Salvini e soci. Invece di analizzare la situazione concreta, di studiare la realtà partendo dai fatti, si mira a colpire chi evidentemente vive in una situazione di precarietà permanente.
Punire ma non aiutare sono le parole d’ordine di Salvini che fa valere il codice Rocco contro le occupazioni, nonostante una sentenza della Cassazione (per una controversia tra il comune di Pignataro Maggiore e l’associazione Tempo Rosso) abbia chiaramente stabilito che esistono degli elementi per distinguere la natura dell’occupazione.
La realtà concreta ci mostra un quadro da cui emergono le vere cause delle occupazioni.
In Italia esistono sette milioni di immobili disabitati, in maggioranza di proprietà di grossi gruppi immobiliari oppure si tratta di proprietà sequestrate alla mafia e lasciate nell’incuria.
L’offerta supererebbe di molto la domanda, eppure questi immobili vengono tenuti fuori dal mercato residenziale, tutto ciò per favorire la speculazione e l’aumento del costo degli affitti.
A questo aggiungiamo l’emergere dell’azione delle aziende legate al capitalismo delle piattaforme.
Per esempio Airbnb favorisce l’espulsione dal mercato residenziale delle case dei nostri centri storici, trasformate in galline dalle uova d’oro da far fruttare grazie al turismo di massa.
Si tratta di un gioco mortale che priva i cittadini di Firenze, di Roma o di qualsiasi altra città d’arte italiana e non del proprio centro storico, trasformato in una becera attrazione turistica.
Quindi, l’emergenza abitativa va risolta non mettendo in moto piani per l’edilizia popolare, con un logico aumento della cementificazione delle nostre città, ma facendo prevalere l’interesse pubblico su quello privato, come sancisce in questi casi la nostra Costituzione.
Non si tratta di un ragionamento che può fare solamente un bolscevico poiché è lo stesso che fece Giorgio La Pira a Firenze negli anni ‘50.
Per affrontare l’emergenza abitativa non bastarono le “case minime” costruite dal comune, perciò questo “comunista bianco”, come lo chiamava Don Sturzo, ordina la requisizione degli immobili. Lo fa con una ordinanza che si basa su una legge del 1865, la quale concede la facoltà ai sindaci di requisire qualsiasi proprietà privata in caso di situazioni di emergenza o per gravi motivi di ordine pubblico. Una ordinanza inattaccabile. E’ un sindaco colto, La Pira, ferratissimo, professore di Diritto Romano, e l’autorità giudiziaria non ha una virgola da obiettare.
Questo problema mette in chiaro la necessità di uscire dalle logiche da “pilota automatico” che si sono imposte come dogmi negli ultimi decenni per tornare a programmare seriamente la nostra economia, ristabilendo il primato della politica sull’economia.
 

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