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sabato 6 ottobre 2018

0 ANALISI DEL DEF: LA FLAT TAX


L’idea della flat tax, oggi tanto in voga tra i membri del governo giallo-verde, venne formulata nel 1956 dall'economista statunitense Milton Friedman, maître à penser del neoliberismo.
Questo sistema fiscale non progressivo si basa su alcuni presupposti ideologici, per esempio la curva di Laffer, ovvero una semplice parabola che mette in relazione livello di tassazione e gettito.
L’economista Arthur Laffer sostiene che un aumento della tassazione non è direttamente proporzionale all’aumento del gettito, bensì favorirebbe una sua diminuzione.
L’idea, ovvero la possibilità di ridurre la tassazione senza tagliare la spesa pubblica, venne sposata a pieno da Reagan, diventando un perno centrale della controriforma neoliberista che prenderà il nome di Reaganomics.
Reagan e soci sono riusciti in questo modo a spacciare un punto di vista ideologico in un fatto oggettivo e scientifico, trasformando il proprio pensiero economico di riferimento, la scuola economica neoclassica, in idea egemone nell’ambito accademico occidentale, riuscendo a colonizzare l’immaginario della stessa sinistra, in particolare riformista, mentre la sinistra radicale si condannava, spesso, all’irrilevanza.
Quando alla signora Thatcher chiesero quale fosse stato il suo maggiore successo politico affermò “Il New Labour”, ovvero l’accettazione passiva delle idee economiche e politiche da lei promosse da parte del proprio avversario politico, come se fossero fatti oggettivi ed incontestabili.
In questo processo sono stati coinvolti tutti i vari carrozzoni della socialdemocrazia europea dal 1989 in poi, i quali hanno introdotto nell’Europa continentale il neoliberismo. 
Basti ricordare le riforme del mercato del lavoro in Germania promosse dal socialdemocratico Gerhard Schröder.
Questa controriforma ha ridotto il peso dello Stato e non ha prodotto il tanto sognato aumento del gettito. I difensori di questo modello lo spacciano per una teoria scientifica ma delle loro idee non esiste riscontro pratico e perciò non stiamo parlando di scienza ma di scelte politiche.
Nonostante l’evidente fallimento quest’idea ha vinto sul piano culturale, diventando una serie di dati di fatto pseudoscientifici. Infatti affianco alla curva di Laffer troviamo altre due idee tipiche del libretto rosso, non me ne voglia il Presidente Mao, dei neoliberisti.
Facciamo degli esempi.
La “trickle-down economics”, ovvero i benefici economici di una tassazione non progressiva per i redditi più alti per sgocciolamento si riverseranno sui redditi più bassi, come quando Salvini afferma che un fisco amico dei redditi alti favorirà la creazione dei posti di lavoro e farà ripartire la nostra economia. Oltre a ciò, esistono una serie di affermazioni ormai diventati fatti oggettivi come: “Il privato è sempre più efficiente del pubblico”.
Andiamo ora ad analizzare nel dettaglio la flat tax.

Flat tax

In questi mesi sono state elaborate due proposte di flat tax, ovvero quella ideata dal quartier generale del neoliberismo italiano, l’Istituto Bruno Leoni, e quella leghista. La proposta della Lega consiste in due aliquote, una al 15% e una al 20% con una soglia di 80.000 euro a dividerle.
Questa proposta è espressione della volontà di un pezzo della classe dominante di entrare nel club dei vincitori della controriforma neoliberista.
I principali beneficiari di questa proposta saranno i redditi più alti che attualmente vengono tassati con un'aliquota del 43% e i redditi da capitale, cioè i profitti delle società di persone che oggi sono soggetti ad una tassazione progressiva grazie all’Irpef poiché tassati come redditi personali.
Per quanto riguarda le imprese, il pifferaio fiorentino con l’Ires al 24% tolse dal sistema fiscale progressivo le società di capitali ed ora la flat tax vorrebbe fare la stessa cosa con le società di persone, le quali rappresentano fisicamente la base sociale della Lega che in realtà ha fatto sua una proposta ideata dal PD, ovvero l’Iri al 24% per le società di persone.
Questo sistema favorisce le imprese ricche e con fatturati elevati, non le piccole e medie imprese o il lavoro autonomo e professionale, in barba a tutti gli apologeti del sì l’imprenditore di te stesso che sponsorizzano questa proposta.
Infatti la flat tax non favorisce i redditi indipendenti, che rientrano già oggi nel regime dei minimi ideato come copertura generica per i redditi bassi da lavoro dipendente, i quali sono soggetti ad alte aliquote contributive non coperte dai datori di lavoro. Una parte di questi redditi è fuori dal regime dei minimi e rientra in aliquote Irpef simili a quelle previste dalla flat tax. In questo caso verrebbero privilegiati i redditi indipendenti di strutture imprenditoriali autentiche e che producono elevati volumi di utili, si tratta quindi di una proposta non favorevole a quei soggetti, come i lavoratori dipendenti, che hanno riposto le proprie speranze nella Lega alle ultime elezioni.
Per quanto riguarda l’altra proposta, Leonardo Mazzei l’ha spiegata brillantemente in questi termini:

“In primo luogo, l'aliquota piatta verrebbe fissata al 25%, da calcolarsi anche in questo caso sul reddito familiare. All'imponibile verrebbe applicata una deduzione fissa di 7mila euro per un nucleo di una persona. Per i nuclei più numerosi è previsto un incremento in base ad una scala di equivalenza sul modello dell'ISEE.
In secondo luogo - e qui la differenza con la proposta salviniana è netta - IMU ed IRAP verrebbero semplicemente abolite, mentre IVA, IRES e tassa sugli interessi verrebbero portate tutte al 25%. Ma siccome il 25% è la cifra magica di questa congrega di assatanati ultra-liberisti, si lascia aperta la porta ad una futura riduzione (al 25%, appunto) degli stessi contributi previdenziali.
In terzo luogo, l'IBL non si nasconde le cifre reali in ballo. L'Istituto presieduto da Nicola Rossi ammette minori entrate per 95,4 miliardi, da compensare con 64,2 miliardi di minori uscite già indicate nel testo ed altri 31,2 miliardi da ottenersi con un'ulteriore spremuta di spending review. Insomma, un complessivo ridisegno della società rispetto al quale l'esercizio del Siri appare come il frutto del dilettantismo di un ragazzotto padano pasticcione assai.
Tante sarebbero le osservazioni da fare al progetto IBL. Ma qui dobbiamo limitarci all'essenziale.
Intanto non c'è bisogno di lunghe analisi per capire chi guadagnerebbe maggiormente da un'abolizione dell'IMU, come pure non è difficile comprendere chi verrebbe maggiormente colpito dall'aumento dell'IVA al 25%. In proposito ci sia consentita una digressione sulla pesantezza di questa tassa (oggi al 22%) al cospetto di quanto in vigore negli altri principali paesi europei. L'IVA è infatti al 19% in Germania, al 19,6% in Francia, al 20% in Gran Bretagna, al 21% in Spagna. Non contenti di questo scarto già esistente, all'IBL vorrebbero spingersi ancora più avanti, ma immaginare un 25% per un paese in crisi di consumi come l'Italia è cosa davvero folle.
Ancora più importante è il progetto di distruzione integrale di ciò che resta del sistema previdenziale e di quello sanitario. Sul primo è evidente che la riduzione dei contributi dal 33 al 25% avrebbe esiti assolutamente esiziali, mentre nel campo sanitario il documento dell'IBL mira esplicitamente a favorire il settore privato (incluso quello assicurativo).
Ma la furia distruttrice di questi invasati non ha limiti. Come abbiamo già detto, nel loro testo c'è la volontà di cancellare integralmente numerose prestazioni sociali, per un totale di 64,2 miliardi (md). Tra queste citiamo alcune voci: pensione e assegno sociale (4,8 md), prestazioni invalidi civili (15,9 md), altri assegni e sussidi (13,9 md), integrazioni al trattamento minimo (9,5 md), assegni familiari (6,2 md).
Un vero e proprio massacro sociale, a danno dei settori più deboli della popolazione, questo il loro disegno. Ma siccome anche questi tagli draconiani non gli basterebbero ancora, bisognerebbe poi individuarne altri per 31,2 md.”


Confindustria inizialmente si è mostrata ostile nei confronti della proposta leghista, il motivo è semplice ed interno al conflitto tra redditi bassi e medi contro redditi alti. Si andrebbero ad applicare particolari regimi fiscali, ad oggi concessi solamente al capitale, anche alle persone fisiche senza nessun guadagno per il primo. Anche se questa situazione potrebbe mutare, infatti il recente sostegno di Confindustria alla Lega rischia di ricompattare tutto il blocco del padronato, dalle grandi aziende alle piccole e medie imprese, blocco distrutto a suo tempo da Berlusconi, in un contesto storico di disorganizzazione cronica del proletariato.

Per concludere. la flat tax, a cui si somma il condono fiscale proposto dalla Lega, potrebbe favorire un'ulteriore limitazione del perimetro dello Stato, andando a tagliare ulteriormente lo stato sociale per compensare la diminuzione degli incassi. Bisogna infine ricordare che tale regime fiscale è in vigore solamente nei paradisi fiscali e negli ex paesi del socialismo reale (dall’Est Europa all’ex URSS) convertiti negli anni ‘90 alla religione del libero mercato senza alcun tipo di limitazione.

 

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