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domenica 7 ottobre 2018

0 ANALISI DEL DEF: REDDITO DI CITTADINANZA


Uno degli storici cavalli di battaglia dei grillini è senza dubbio il reddito di cittadinanza, di cui avanzarono una proposta già nel 2014. Questa proposta è radicalmente diversa da quella avanzata nel DEF, infatti nella prima versione era prevista l’erogazione del reddito per tutti i poveri assoluti e relativi in Italia (14 milioni di persone) mentre in quella attuale è prevista solamente per 3 milioni e 400 mila poveri assoluti, con l’esclusione di 1,6 milioni di stranieri rientranti in questa categoria.
A ciò aggiungiamo la pensione di cittadinanza prevista per 1,68 milioni di pensionati che percepiscono un assegno sotto i 500 euro al mese, per un totale di circa 6 milioni di persone coinvolte in questa proposta.
Il reddito e la pensione sono calcolati mediante il rapporto tra il reddito Isee e altre tipologie di entrate, nel caso del reddito di cittadinanza, o la pensione percepita e i soldi necessari per arrivare a 780 euro, ovvero il reddito mediano pro-capite. 

L’erogazione del reddito di cittadinanza sarà vincolato dalla disponibilità del cittadino a lavorare gratuitamente 8 ore alla settimana per lo Stato e cercare lavoro, oppure formarsi professionalmente.
In seguito saranno avanzate delle proposte di lavoro dai centri per l’impiego. Il disoccupato avrà tre possibilità per accettare un impiego, oltre le quali si vedrà togliere il reddito di cittadinanza.
Nel caso non dovessero nel breve periodo palesarsi offerte di lavoro, sembra che il reddito di cittadinanza verrà erogato per almeno tre anni, non più per 18/24 mesi come si pensava.
Le risorse per finanziare questo reddito verranno trovate accorpando il ReI renziano, Naspi, Dis-Coll, “garanzie giovani” e il rimanente verrà aggiunto mediante risorse ottenute in deficit, per raggiungere un totale di 17 miliardi di euro.
I centri per l’impiego, parte essenziale di questo progetto, verranno riformati utilizzando 2 miliardi di euro da trovare con i fondi europei per la formazione professionale.
Al momento queste strutture trovano lavoro al 4% dei potenziali lavoratori e soffrono di una scarsa digitalizzazione, essenziale per il loro funzionamento nell’ottica del reddito di cittadinanza.
Bisogna aggiungere che un altro tassello di questo quadro va sistemato, ovvero l’Anpal, l’Agenzia nazionale per le politiche attive, i cui lavoratori, nella maggior parte dei casi, soffrono di una precarietà cronica.
Infine il reddito di cittadinanza sarà erogato mediante bancomat o una App, un sistema che ricorda una nuova versione della Social Card di Tremonti e dovrà essere speso almeno il 75% del totale, pena la sua diminuzione.

Cosa rappresenta questo reddito di cittadinanza?

Si tratta dell’importazione in Italia delle strategie neoliberiste per la gestione della povertà, come già avviene in paesi come la Germania o gli Stati Uniti.
Non siamo di fronte ad una misura assistenzialistica, come amano ripetere i socialtraditori del PD, ma ad una specifica tipologia di gestione del povero chiamata Workfare, ovvero lavorare per avere un “benessere”.
Di conseguenza non è assolutamente un reddito universale di base come vorrebbe far intendere il nome, bensì è un reddito vincolato da doveri specifici di cui abbiamo in precedenza parlato.
Il modello da cui prendono le mosse è il “Mississippi Works”, un database ideato da Mimmo Parisi per far incontrare domanda e offerta in uno degli Stati americani con il costo del lavoro e il tasso di partecipazione al mercato del lavoro più basso.
Le aziende non sono state attratte da questo sistema ma dal costo del lavoro basso, questo fattore va tenuto in estrema considerazione dal governo perché significa mettere a regime un mondo del lavoro caratterizzato da bassi salari e scarse tutele, con il rischio di trasformare ampie zone del paese in tante aree con forza-lavoro sottopagata e senza tutele da vendere al miglior offerente.
Il reddito di cittadinanza rischia di creare una gigantesca riserva di questa tipologia di manodopera, della cui formazione si farà carico lo Stato, da chiamare e mandare a casa a seconda delle necessità dei padroni.
Questa mia preoccupazione è rafforzata dal modello da cui nasce il “Mississippi Works” e lo affianca negli Stati Uniti, ovvero il Food Stamp Program, un programma di aiuti federali per l’acquisto di alimenti di cui usufruisce il 15% della popolazione statunitense.
Nel corso degli anni '90 si è trasformato in una carta di debito per l’acquisto di alimenti.
Siamo di fronte ad un modello che non lotta contro la povertà ma la gestisce, creando un esercito di lavoratori poveri. 

Un ultimo punto da tenere in considerazione è la tracciabilità degli acquisti, con la loro catalogazione in necessari e non necessari.
Oltre al fatto di dover spendere almeno il 75% del totale del reddito percepito, in questo modo si tutela la condizione di consumatore del povero, categoria essenziale per la sopravvivenza del capitalismo, bisogna dimostrare con i propri acquisti di essere poveri, in una visione del mondo che percepisce l’uomo in base ai propri bisogni primari.
Chi esce da questa logica verrà punito, con l'invenzione del “falso in reddito di cittadinanza” che potrà costare fino a 6 anni di galera.
Ovviamente non voglio difendere chi usufruirà di questo reddito e nel frattempo lavorerà in nero truffando la collettività, si tratta di segnalare una logica precisa che muove nella sua totalità questa proposta. 

Il reddito di cittadinanza rischia di creare un esercito di lavoratori poveri, impossibilitati ad uscire da questa situazione, condannati a vivere attraverso un mercato del lavoro precario ed instabile.
Si tratta dell’esatto opposto del reddito universale di base, quanto mai necessario per sottrarsi al ricatto di questo mondo del lavoro.
Questo governo ha anche ribadito una certa continuità di fondo con gli altri governi in merito  all’idea che ha del povero, scagliandosi con ferocia, come fece a suo tempo la signora Fornero, contro i lazzaroni.
Il lazzarone è visto come colui che si sottrae alla disciplina del lavoro, alla religione della produttività, dell’iperattivismo e dell'imprenditore di te stesso.
Viene visto come colui che non fornisce il suo contribuito all’autosfruttamento della forza lavoro, un mascalzone che non si arrende neanche davanti all’instaurazione di una società che baratta la sorveglianza con un mercato del lavoro precario ed instabile.
Si tratta di puro odio di classe che bolla come nemico della società una delle sue categorie più deboli, a cui invece dovremmo lanciare un'ancora di salvataggio fatta di speranza, sicurezza, amore e riscatto della propria vita. 


 

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