FF

lunedì 29 aprile 2019

0 ALLA VIGILIA DEL PRIMO MAGGIO: IL LAVORO PORTA SFRUTTAMENTO E MORTE



Abbiamo in più di un'occasione affrontato il dramma dei lavoratori poveri nel nostro paese, un elemento che ormai contraddistingue strutturalmente la ristrutturazione del capitalismo italiano come appendice del capitalismo tedesco.
Il lavoratore povero fa parte di quel paniere del supersfruttamento portato alla ribalta in Occidente dalla globalizzazione, come evidenziò l’economista marxista brasiliano Ruy Mauro Marini.
Capita, quindi, di vedere sempre più lavoratori costretti ad accettare condizioni di lavoro sempre meno tutelate, grazie alla liberalizzazione dei contratti e allo smantellamento delle conquiste del movimento operaio.
Madri di famiglia costrette a lavorare nel proprio supermercato anche a Pasqua in cambio di pochi sporchi e maledetti euro oppure 33 facchini da due settimane arroccati sul tetto della sede di Piacenza della Gls che lottano contro le violenze fisiche del proprio caporale a danno dei lavoratori dell’azienda.
Non sono due esempi presi a caso, rappresentano due settori chiave, i servizi e la logistica, della nuova fase del capitalismo italiano.
Il nostro paese è sempre più periferico grazie alle dinamiche interne dell’UE, con sempre meno industrie, lavori sempre meno qualificati, pagati e tutelati dove possono facilmente emergere rapporti di lavoro che pensavamo superati dallo sviluppo del capitalismo italiano e confinati nel Terzo Mondo.
Il Terzo Mondo invece è intorno a noi.
Il capitalismo è capace di tirare fuori dal cilindro rapporti di lavoro di fasi superate del proprio sviluppo ove servissero al processo di accumulazione.
Il cottimo nella gig economy, basti pensare alle lotte dei riders, pagati 4 euro a consegna, che in questi giorni che precedono il primo maggio si stanno facendo sentire per denunciare nuovamente le condizioni di lavoro del proprio settore, lo schiavismo nelle campagne italiane, i finti part-time nei supermercati, la violenza fisica contro gli operai, reparti confino e i licenziamenti collettivi disciplinari.
A tutto ciò aggiungiamo la drammatica situazione delle morti sul posto di lavoro.
Secondo l’Inail, nel 2018, 641 mila lavoratori hanno subito un incidente, 84,6% durante l’attività lavorativa e il 15,4% durante il tragitto casa-lavoro.
Rispetto all’anno precedente sono aumentate dello 0,9% le denunce di infortuni sul posto di lavoro, 5828, ed anche le morti, +10,1%, in totale sono state 1133, di cui 786 durante l’attività lavorativa.
I dati peggiori si riscontrano nel nostro Mezzogiorno, in particolare nella provincia di Crotone con 6,3 incidenti mortali ogni mille.
Preoccupante è anche la situazione di Taranto, dove tra gli ex operai dell’Ilva è stato riscontrato un aumento del 500% dei casi di cancro rispetto alla media nazionale.
In generale, chi vive nei siti esposti ha un rischio di morte del 4-5% in più rispetto al resto della nazione.
Nel 2019, invece, già sono morti 400 lavoratori sul proprio posto di lavoro.
Questo quadro allarmante dovrebbe rendere chiara l’urgenza di approvare una “Strategia per la salute e la sicurezza sul lavoro” di cui ancora siamo sprovvisti.
Anzi, nella recente manovra economica sono stati tagliati i “premi” alle aziende e il fondo formazione dell’Inail.
Sono immagini che pensavamo fossero confinate alle battaglie del movimento operaio e contadino degli anni ‘50 e ‘60, all’epoca di Di Vittorio e Togliatti, invece sono emerse nuovamente alla luce del Sole in questi decenni di controrivoluzione.
Un quadretto in contrasto con i super stipendi del lavoratore cognitivo, quello stesso soggetto sociale che pur non essendo un padrone si distingue da una tuta blu e che un partito comunista dovrebbe cercare di avvicinare alle proprie lotte.
Per farlo basterebbe portare come esempi gli eroici ex operai di Fca, licenziati nel 2014 poi reintegrati dalla Corte d’Appello nel 2017 e dismessi definitivamente nel 2018, che in questi giorni stanno lottando contro una grave mancanza del Reddito di Cittadinanza, il quale esclude coloro che hanno perso il lavoro o non hanno più avuto accesso agli ammortizzatori sociali nel 2018.
Stanno lottando per tutti coloro che sono nelle loro stesse condizioni, come i loro colleghi di Pomigliano d’Arco, licenziati perché hanno denunciato le condizioni di lavoro inumane che subivano nella propria fabbrica.
Non stanno lottando per essere reintegrati ma per difendere la libertà di espressione di ciascuno di noi.
Questo dimostra, come ha giustamente evidenziato Moni Ovadia, l'universalità della classe operaia in quanto portatrice di valori universali di cui beneficia l’intera società, non una sola porzione.
Questa è la grande differenza con la borghesia, quella stessa classe sociale che ha preferito avallare la distruzione di questo paese pur di vincere la propria lotta di classe scatenata dall’alto, sfruttando il vincolo esterno europeo.

Questi eroi di tutti i giorni il primo maggio festeggeremo, con la consapevolezza che le lotte future saranno numerose e difficili ma come diceva il Presidente Mao: “osare lottare, osare vincere.” 

sabato 27 aprile 2019

0 LA SECONDA ONDA DELLA PRIMAVERA ARABA

In queste settimane, la seconda parte dell’onda della Primavera Araba si è abbattuta su Algeria e Sudan.



L’Algeria uscita dalla guerra di liberazione nazionale contro la Francia ha abbracciato, dopo la parentesi Ben Bella, un modello di pianificazione economica in stile sovietico gestito dai militari ad iniziare da chi ha esautorato Ben Bella, Houari Boumédiène.
Questo sistema è stato superato negli anni ‘90, con il collasso dell’URSS e del campo socialista, ma all’epoca il pericolo dell’islam politico permise ai militari, salvando il paese, con un golpe di ristrutturare il modello, tenendo saldamente il potere nelle proprie mani.
L’economia algerina tuttavia soffre della sua eccessiva dipendenza dagli idrocarburi che costituiscono il 95% delle proprie esportazioni e il 60% del proprio bilancio statale.
L’Algeria è un paese che soffre dello scambio diseguale con l’Occidente a cui vende materie prime senza ottenere in cambio quegli investimenti necessari per diversificare l’economia ed ottenere il know-how occidentale e cede anche la propria manodopera a basso costo.
Su questo rapporto lucra una classe dirigente composta dalla classica borghesia compradora che è riuscita in un primo momento ad utilizzare i proventi del petrolio per stabilire un patto sociale che garantiva agli algerini prodotti di prima necessità a prezzi calmierati, università gratuita e un sistema sanitario pubblico di qualità.
Era però un sistema che non poteva durare a lungo, il calo del prezzo del petrolio ha messo in difficoltà la nazione.
Di conseguenza il governo ha pensato bene di sostenere la spesa pubblica utilizzando le riserve monetarie accumulate nel periodo in cui il prezzo del petrolio era alto.
In questo modo le riserve monetarie sono diminuite della metà, da 170 miliardi di euro a 70 miliardi di euro, mentre la produzione annua di petrolio passava, grazie all’invecchiamento degli impianti e all’aumento della domanda interna, da 2 milioni di barili a 1,5 milioni in dieci anni.
A tutto ciò aggiungiamo un tasso di disoccupazione giovanile pari al 25% in un paese da 40 milioni di abitanti, di cui la metà composta da giovani, con una situazione che diventa maggiormente drammatica nelle aree più povere del paese, aliene ad ogni forma di sviluppo.
Uno sviluppo che sarà possibile in futuro grazie agli investimenti cinesi nel paese, capaci di fornire la base infrastrutturale per la diversificazione dell’economia algerina.
Una base fatta di strade, porti, ferrovie, case ma anche di industrie, come quella alimentare e dei fosfati che saranno edificate con la collaborazione di Pechino.

Questa generazione di algerini, che non ha vissuto il dramma della guerra civile degli anni ‘90, che non trova uno sbocco lavorativo nonostante un elevato grado di istruzione, è stata la scintilla che ha dato fuoco alla prateria. 
La talpa della rivoluzione già stava scavando da tempo, nonostante il paese avesse superato senza traumi l’era della prima onda della Primavera Araba, ad esempio nel 2016, ad ottobre, con lo sciopero di 7 mila operai di una fabbrica statale di autoveicoli a Rouïba contro il precariato e la cattiva gestione dello stabilimento, e a marzo, grazie alla manifestazione dei dipendenti pubblici, una marcia di 250 Km degli insegnanti precari da Béjaia ad Algeri, ampiamente sostenuta dalla popolazione.
Nel 2015 ci fu anche una protesta contro la marginalizzazione dell’Algeria meridionale che sfruttò una manifestazione ambientalista contro la distruttiva tecnica del fracking per l’estrazione degli idrocarburi per evidenziare tutta la frustrazione degli abitanti di questa zona del paese.
Gli studenti sono gli ultimi arrivati ma hanno dato una decisa accelerata allo smantellamento di un sistema che per troppo tempo ha sequestrato il proprio destino agli algerini.
Siamo davanti ad un movimento pacifico, capace di isolare abilmente, almeno per ora, lo spettro dell’islam politico e di recuperare la migliore eredità lasciata dagli eroici guerriglieri che hanno lottato per la libertà della terra d’Algeria contro il criminale colonialismo francese, nonostante nessuno dei partiti dell’opposizione sia riuscito ad egemonizzare il movimento, piuttosto si sono messi alla sua coda.


Il futuro è ancora tutto da costruire e bisognerà vedere se, tolto di mezzo il derelitto  Bouteflika, il sistema crollerà o saprà adottare il famoso detto gattopardiano: “cambiare tutto per non cambiare niente.”




Un discorso che vale anche per il Sudan, dove dopo trent'anni, grazie alle mobilitazioni iniziate il 19 dicembre del 2018, è stato defenestrato il despota Bashir.
Il Sudan è piegato dal carovita, fomentato dal solito pacchetto di austerità imposto come contropartita per i prestiti concessi dal FMI al paese dopo la normalizzazione dei rapporti con l’Occidente.
Questo elemento va inquadrato bene.
Il Sudan possiede un’economia dipendente, come quella algerina, dall’esportazione di petrolio che entra in crisi nel momento in cui cala il prezzo di questa materia prima e il Sud Sudan, che possiede i 3/4 delle riserve petrolifere del paese e numerose miniere d’oro, ottiene l’indipendenza.
Diversamente dall’Algeria, non esiste nessun patto sociale che in qualche modo distribuisca i proventi delle rendita petrolifera, l’80% del budget statale finisce nell’esercito e nelle tasche degli oligarchi al potere mentre appena il 5% viene speso per sanità e istruzione.

  
Anche la situazione politica è estremamente delicata.
Dal 2000 è in corso un aspro conflitto nel Darfur, il Sud Sudan ottenne l’indipendenza nel 2011 dopo una lunga guerra civile e nel paese esistono altre zone non del tutto pacificate.
Aggiungiamo anche un altro elemento, dal 1989, con l’alleanza tra l’islam politico di Fratelli Musulmani e l’esercito sudanese, è in vigore la Shari’a e il paese ha fornito ampio sostegno al jihadismo in giro per l’Africa, specialmente nel Sahel e in Somalia.
Negli ultimi anni, con il tacito assenso di tutto l’Occidente, il Sudan è diventato un prezioso alleato dei sauditi che sostengono, inviando addirittura bambini-soldato del Darfur, anche nel conflitto yemenita.
Bashir ha cercato, con estremo pragmatismo, di non allearsi strutturalmente con nessun paese.
Quindi ha ottenuto il sostegno dell’Occidente, come ottimi rapporti commerciali con la Cina, l’amicizia della Russia ma anche di Turchia ed Egitto.

Le proteste contro Bashir hanno avuto un’evoluzione particolare.
Partono in zone marginali, come la città operaia di Atbara con motivazioni prettamente economiche dovute al carovita, e si estendono fino alla capitale Khartum dove incontrano le istanze di una classe media ben più organizzata del cartello di partiti politici dell’opposizione, tra cui i comunisti sudanesi, storicamente sempre essenziali nelle proteste di piazza ma incapaci di prendere effettivamente il potere.
Una classe media, quindi, egemone che lotta, cosa strana perché solitamente accade il contrario, contro l’islam politico di Fratelli Musulmani che gioca una partita difensiva in questo contesto.

Bashir è stato defenestrato ma ora restano sul tavolo molte incognite.
La prima è la posizione effettiva dei miliari meno compromessi con il precedente regime, ovvero gestiranno per un periodo di transizione il potere o rapidamente ci saranno nuove elezioni?
La seconda è la possibilità di un regime strutturalmente identico ma senza Bashir ed eventualmente senza islam politico. Questa è indirettamente una battaglia tutta interna all’islam sunnita.
Ovvero, l’islam politico sostenuto da Turchia e Qatar o l’autocrazia sostenuta da sauditi e alleati?
Da questa risposta dipenderà anche la posizione internazionale del paese. Trovare una versione sudanese di al-Sisi confermerebbe l’adesione al blocco saudita del paese.
Infine i problemi economici.
Avrà la capacità il nuovo Sudan che sta nascendo di sviluppare il paese o rimarrà bloccato in questa insostenibile situazione economica ma anche politica, dato i conflitti ancora presenti nel paese?


Nella terza ed ultima parte affronteremo nel dettaglio lo scontro tra islam sunnita e sciita che sta dilaniando il mondo islamico.

venerdì 26 aprile 2019

0 L'ACCUMULAZIONE DEL CAPITALE DI ROSA LUXEMBURG: UN CONFRONTO TRA IERI E OGGI


All'inizio dell’”Accumulazione del capitale”, Rosa Luxemburg propose che il libro mirasse a studiare "il problema della riproduzione dell'intero capitale sociale", poi analizzò la connotazione e le caratteristiche di "Riproduzione" e "Riproduzione dell'intero capitale sociale". Secondo lei, la riproduzione è "una ripetizione, un rinnovamento del processo di produzione" esiste in tutte le forme sociali della storia umana come caratteristica generale della produzione umana, mentre l'intero capitale sociale è una forma speciale che mostra le caratteristiche della produzione capitalista. Quindi, la riproduzione dell'intero capitale sociale è una ripetizione e un rinnovamento della produzione capitalistica, quindi quali sono i rapporti tra la ripetizione e il rinnovamento della produzione capitalista con la crisi? Perché "il problema della riproduzione dell'intero capitale sociale" diventa un oggetto di ricerca della teoria della crisi? Come può la ricerca formare una teoria della crisi?
Queste domande implicano alcuni problemi fondamentali per comprendere e stabilire la teoria della crisi. Rosa Luxemburg ha prodotto analisi e dimostrazioni teoriche e storiche per rispondere a queste domande.
Rosa Luxemburg ha ricondotto le interpretazioni teoriche dall'analisi all'essenza e alle caratteristiche dei processi della produzione capitalista. Secondo lei, la produzione capitalista era la produzione sia di beni materiali che di plusvalore. Di questi, il primo è solo il vettore materiale della produzione capitalista mentre il secondo ne è l'essenza. Essendo l'essenza della produzione capitalista, la produzione di plusvalore consiste di due parti interconnesse, una è la produzione di plusvalore, compreso l'acquisto di materiale di produzione, l'acquisto di forza lavoro e la produzione effettiva, e l'altra è la realizzazione di plusvalore, cioè la trasformazione del merce con plusvalore in valuta o processo di produzione di capitale o accumulazione di capitale. Di queste due parti, l'accumulazione del capitale determina se la produzione capitalista e la riproduzione allargata possono continuare e il capitalismo può sopravvivere. Quando l'accumulazione di capitale procede senza intoppi, il plusvalore può essere trasformato in valuta con cui i capitalisti possono riprodurre o espandere la scala di produzione per ottenere un plusvalore superiore. Al contrario, nel caso in cui l'accumulazione di capitale non possa procedere, il plusvalore non può essere trasformato in valuta, indicando che la precedente produzione di plusvalore ha fallito e i capitalisti non potrebbero né ricevere valuta sufficiente a mantenere la produzione né espandere la produzione. In questo caso, se i capitalisti non riuscissero a ottenere valuta da altre fonti, la loro produzione sarebbe sospesa, quindi si verificherebbe la crisi economica. Pertanto, il punto di rottura della crisi economica capitalista non è nella produzione di plusvalore, ma nell'accumulazione di capitale. L'accumulazione di capitale ha connessioni interne dirette con la crisi economica capitalista. A causa di queste connessioni, l'accumulazione di capitale o la riproduzione dell'intero capitale sociale, diventa l'oggetto di ricerca della teoria della crisi.

Storicamente, Rosa Luxemburg ha affermato il rapporto tra accumulazione del capitale e crisi economica e ha fatto ulteriori ricerche e riflessioni su di essa attraverso tre controversie sulla "produzione dell'intero capitale sociale" nel XVIII secolo.

I tre round di dispute storiche analizzati dalla marxista polacca sono: le dispute tra Sismondi e la scuola di Ricardo, Say e Malthus negli anni '20, tra Rodbertus e Kirchmann negli anni '50 dell’Ottocento e tra i marxisti legali Stuve, Bulgakov, Tugan Baranovski e i populisti Vorotsov e Nikolayon negli anni '80 -'90 dello stesso secolo. Rosa Luxemburg ha analizzato la relazione tra queste polemiche e la crisi economica avvenuta durante questi tre periodi, chiarendo il processo di evoluzione dell'accumulazione del capitale dalle discussioni sulla "riproduzione del capitale aggregato" e sulla relazione tra accumulazione del capitale e queste crisi. Affermò che le dispute tra Sismondi e la scuola di Ricardo, Say e Malthus derivavano dalla riflessione di Sismondi sulle prime crisi economiche del Regno Unito nel 1815 e tra il 1818 e il 1819. Queste prime crisi furono in gran parte dovute al Sistema Continentale di Napoleone, che bloccò gli scambi tra il Regno Unito e il mercato europeo, innescando guerre ed indebolendo il potere d'acquisto del popolo. Dalla crisi, Sismondi ha scoperto il ruolo del reddito e del consumo nella riproduzione capitalista, ha portato avanti la questione sulla relazione tra reddito e capitale, esplorandolo come un puzzle sull'accumulazione del capitale, trasferendo così gli interessi economici dalla produzione e dal capitale costante all’accumulazione del capitale e al capitale variabile.

Quindi, l'accumulazione del capitale è diventato il tema della ricerca sulle crisi e ha visto un ulteriore sviluppo delle dispute nel secondo confronto. Queste dispute "tra Rodlbertus e v. Kirchmann avvenivano sotto l'impatto immediato delle crisi nel 1837, 1839, 1847 e persino della prima crisi mondiale del 1857". Diversamente dalla crisi precedente, la crisi è stata causata dalla carenza interna del mercato capitalista invece che da fattori esterni ed è accompagnata dalla lotta dei lavoratori del cotone a Lione, in Francia, e dal movimento dei cartisti nel Regno Unito. L'intreccio della contraddizione interna dell'economia capitalista con la contraddizione di classe tra lavoratori e capitalisti ha caratterizzato la crisi. Rosa Luxemburg ha sottolineato che questa crisi è stato "il primo scontro frontale tra i due mondi della società capitalista, un'eruzione epocale delle contraddizioni latenti nella società capitalista" e ha offerto più materiale agli economisti in questo periodo per la loro esplorazione della radice economica della crisi. La disputa tra Rodbertus e Kirchmann si dispiega su come spiegare la radice economica della crisi. Nella controversia, Rodbertus e Kirchmann analizzarono elementi chiave dell'accumulazione del capitale, come il sistema di distribuzione della produzione nazionale, il mercato capitalista e il commercio estero, e spiegarono la radice della crisi attraverso lo studio degli effetti passivi e negativi di questi elementi. Kirchmann avanzò una proposizione di base: "le crisi sono causate dall'accumulazione", e sottolineò "in una società composta esclusivamente da lavoratori e capitalisti, l'accumulazione sarà impossibile". Rodbertus descrisse la periodicità della crisi e la identificò come una caratteristica della riproduzione capitalista. In questo modo, hanno dimostrato connessioni interne tra crisi e accumulazione da differenti
angolazioni.

Rosa Luxemburg ha indicato che "qui il problema dell'accumulazione è stato completamente identificato con il problema delle crisi". Pur non essendo d'accordo con loro, Rosa Luxemburg ha riconosciuto che la loro ricerca era molto più profonda di quella delle dispute della prima schermaglia. D'altra parte, questi due turni di controversie si sono verificati entrambi nell'Europa occidentale e hanno coinvolto, molto o meno, direttamente o indirettamente, i mercati esterni del capitalismo. A differenza di questi due round, la disputa del terzo turno è avvenuta in Russia, un paese con un'economia sottosviluppata e dominato dal dispotismo zarista.
Alla crisi, i populisti russi e i marxisti legali dovettero considerare il destino e il futuro della Russia, il rapporto tra i mercati interni ed esterni del capitalismo e le prospettive del loro mercato interno. Quindi, queste domande sono diventate il tema della disputa del terzo turno. I marxisti legali si armarono dell'analisi e dello schema di Marx sulla riproduzione sociale del secondo volume del Capitale per indagare la crisi capitalista in Russia e presentare obiettivamente le relazioni sottostanti alle teorie di Marx sulla riproduzione, l'accumulazione del capitale e la crisi. Rosa Luxemburg apprezzò il significato dell'introduzione dei marxisti legali della teoria della riproduzione di Marx nella ricerca sulla crisi, ma criticò la loro analisi come "una copia servile del diagramma di Marx della riproduzione allargata", andando all'altro estremo del diagramma di Marx della riproduzione allargata, da cui trassero la conclusione che "il capitalismo può durare in eterno, il socialismo non sembra più una necessità storica", così i marxisti legali vennero assorbiti dal campo borghese.

Attraverso la suddetta analisi teorica e ricerca storica, Rosa Luxemburg non solo ha definito le relazioni interne tra la riproduzione del capitale aggregato, l'accumulazione e la crisi del capitale, ma ha anche identificato il punto di partenza della ricerca: la teoria di Marx sulla riproduzione. Ciò dimostra che la proposta di Rosa Luxemburg sulla ricerca della teoria della riproduzione e dell'accumulazione del capitale di Marx non era una selezione casuale di concetti ma la sua riflessione sulla crisi capitalista. Pertanto, solo rileggendo "L'accumulazione del capitale" dal punto di vista della crisi possiamo comprendere il valore di questo lavoro in modo più profondo. 


Dov'è la radice della crisi del capitalismo?

Indipendentemente dalla differenza dei punti di vista delle diverse scuole durante i tre round di dubbi sull'accumulazione del capitale e sulla crisi del capitalismo nel 19° secolo, gli elementi in comune di questi punti di vista indicano il fatto che: vi sono connessioni interne tra crisi e accumulazione del capitale. Per trovare la radice della crisi del capitalismo, lo studio sull'accumulazione del capitale non può essere evitato. Rosa Luxemburg credeva che il fatto non fosse assolutamente chiaro e che non poteva essere impostato come precondizione per lo studio senza analisi. Al contrario, riteneva che si trattasse di un problema complicato e che avrebbe dovuto essere criticato e rivisto, perché c'erano delle domande dietro la questione: qual'è la relazione tra accumulazione del capitale e crisi? Sono un problema o due problemi? Se sono due problemi, come sono collegati? Rosa Luxemburg riteneva che la questione in sé riguardasse la radice della crisi del capitalismo, ed era anche una parte fondamentale dello studio sulla crisi del capitalismo; pertanto, non sarebbe possibile basare la teoria della crisi marxista sull'analisi scientifica se non si riuscisse a risolvere alcun problema. Ecco perché Rosa Luxemburg ha fatto dello studio sulla radice della crisi del capitalismo la base della sua teoria della crisi. Ha esplorato le relazioni tra crisi e accumulazione del capitale in modo critico e ha definito la teoria della radice della crisi del capitalismo.

Riguardo ai primi due dibattiti pieni di gravi dubbi, Rosa Luxemburg ha ripetutamente sottolineato che sia le scuole Sismondi e Ricardo che le scuole di Rodbertus e Vor Kirchmann hanno sbagliato strada nell'esplorare la radice della crisi considerando i problemi relativi alla crisi e all'accumulazione di capitale come se fossero lo stesso tema. Nella ricerca sulla disputa tra Sismondi e Say, ha sottolineato che "L'indizio del problema, tuttavia, era già impossibile da scoprire, perché l'intera argomentazione era stata tracciata e concentrata sul problema delle crisi. È naturale che lo scoppio della prima crisi domini la discussione, ma non per questo meno naturale che ciò impedisca efficacemente a entrambe le parti di riconoscere che le crisi sono lontane dal costituire il problema dell'accumulazione, non essendo altro che il suo fenomeno caratteristico: un elemento, il risultato ciclico in un duplice quid pro quo: una parte deduce dalle crisi che l'accumulazione è impossibile, e l'altra dal baratto che le crisi sono entrambe conclusioni allo stesso modo." Nella ricerca sulla disputa tra Rodbertus e Vor Kirchmann, ancora una volta ha sottolineato che "Sia Kirchmann sia Rodbertus, erano obbligati a iniziare dal fatto di avere delle crisi. Qui il problema della riproduzione allargata del capitale aggregato, il problema dell'accumulazione, è stato completamente identificato con il problema delle crisi e del percorso collaterale nel tentativo di trovare un rimedio per le crisi, sebbene l'esperienza storica di cinquant'anni avesse mostrato fin troppo chiaramente che le crisi, come testimoniano la loro periodica ricorrenza, sono una fase necessaria nella riproduzione capitalista. Un lato vede ora il rimedio nel consumo totale del plusvalore da parte del capitalista, vale a dire nell'astenersi dall'accumulazione, l'altro nella stabilizzazione del tasso di plusvalore mediante misure legislative che si avvicinano alla stessa cosa, cioè la rinuncia all'accumulo del tutto. Questa speciale mania di Rodbertus scaturiva dalla sua convinzione fervente ed esplicita in un'espansione capitalista illimitata delle forze produttive e della ricchezza, senza accumulazione di capitale ".

Mostra chiaramente che le opinioni di Rosa Luxemburg sulla crisi del capitalismo e sull'accumulazione di capitale sono opposte alle opinioni degli economisti borghesi. Pertanto, quando hanno scoperto che la crisi era il risultato dell'accumulazione di capitale, hanno considerato la crisi e l'accumulazione di capitale come lo stesso problema. Hanno cercato di eliminare l'accumulo al fine di eliminare la crisi, perché credevano che la riproduzione capitalista sarebbe stata sviluppata senza limiti fintanto che la crisi è stata eliminata. La differenza delle loro opinioni è sul come eliminare l'accumulo. Rosa Luxemburg credeva che, fondamentalmente, gli economisti borghesi commettessero l'errore a causa della loro mancanza di comprensione dell'essenza della riproduzione capitalista, che non sarebbe stata eliminata dall'umanità. Senza accumulazione di capitale, la riproduzione capitalista sarebbe resa una riproduzione generale che esiste in tutte le formazioni sociali. Non essendo a conoscenza di ciò, gli economisti borghesi consideravano l'accumulazione come un fenomeno accidentale nella riproduzione capitalista e quindi credevano che potesse essere eliminata. Al contrario, Marx considerava l'accumulazione di capitale come una caratteristica essenziale della riproduzione capitalista e una parte inevitabile che non può essere eliminata dalla riproduzione capitalista. Credeva che la crisi fosse il "fenomeno esterno speciale dell'accumulazione e un elemento del ciclo di riproduzione capitalista". Indica che la crisi e l'accumulazione sono due problemi diversi. L'inevitabilità dell'accumulazione decide l'inevitabilità della crisi. Gli studi sulla crisi dovrebbero mirare a scoprire da dove viene la crisi e quale elemento di accumulazione decide. Pertanto, Rosa Luxemburg ha invertito la direzione per studiare la crisi attraverso lo studio dell'accumulazione, ma non per studiare l'accumulazione attraverso lo studio della crisi.

Studiare la crisi attraverso lo studio dell'accumulazione significa rivelare la radice della crisi del capitalismo dalle caratteristiche essenziali della riproduzione capitalista. Rosa Luxemburg ha iniziato lo studio e l'analisi del diagramma di Marx della riproduzione allargata.

Credeva che il diagramma di Marx proponesse di spiegare la possibilità e la limitazione dell'accumulo attraverso la proporzione e la relazione tra mezzi di produzione e mezzi di consumo. Tuttavia, è necessario effettuare un'ulteriore analisi sul principio del diagramma: "l'accumulo del Dipartimento II è completamente determinato e dominato dall'accumulo del Dipartimento I ...... Il Dipartimento I ha preso l'iniziativa e svolge attivamente l'intero processo di accumulazione, mentre il Dipartimento II è semplicemente un'appendice passiva."

Il principio riguarda l'accumulazione nella società capitalista. Tuttavia, può essere adattato per l'applicazione nella società socialista, perché la società socialista mira a soddisfare le esigenze dei lavoratori per i beni di consumo in misura maggiore. In tal caso, l'aumento della domanda di beni di consumo deve tradursi in un'espansione della produzione, che deve stimolare una maggiore domanda di beni di consumo. Lo schema di Marx è adatto anche per una società con adeguamento, vale a dire una riproduzione estesa in condizioni economiche pianificate. Ciò significa che la relazione tra i mezzi di produzione e il consumo non è sufficiente a spiegare l'accumulo nella società capitalista, per la quale è necessaria un'altra condizione, vale a dire "anche la domanda effettiva di merci deve aumentare".

Marx considerava questa condizione come la base per un'espansione della riproduzione capitalista. Ecco una domanda: "Da dove viene la domanda in continua crescita?" Per questa domanda, Rosa Luxemburg menziona il secondo punto: l'importanza dell'accumulazione della "domanda effettiva di materie prime". Credeva che, per allargare la produzione, i capitalisti dovessero trasformare i beni in plusvalore ottenuti nel processo produttivo in denaro, che era un processo di realizzazione di plusvalore e una fase di monetizzazione nel processo produttivo, in cui "il il plusvalore deve quindi trasformarsi in prodotto eccedentario prima di poterlo riassumere ai fini dell'accumulazione ".
Per quanto riguarda questa fase, c'è un'altra domanda: chi acquisterà i beni come plusvalore? Per usare il plusvalore realizzato per espandere la scala di produzione, gli acquirenti non dovrebbero essere lavoratori o capitalisti definiti negli schemi di Marx, ma dovrebbero essere soggetti terzi diversi da lavoratori o capitalisti; altrimenti, è uguale a quello che i lavoratori o capitalisti definiti negli schemi hanno consumato come plusvalore. Ciò significa che i capitalisti non potrebbero ottenere denaro per espandere la produzione dagli scambi. Al contrario, i terzi realizzeranno il plusvalore e otterranno denaro che è più del loro investimento nella produzione di plusvalore. In tal caso, il denaro potrebbe essere utilizzato per espandere la produzione. Tuttavia, in questo modo, l'accumulo supererà l'ambito degli schemi. Vale a dire, l'accumulazione di capitale deve fare affidamento sulla domanda dei terzi diversi dai lavoratori e dai capitalisti, vale a dire la "domanda effettiva di beni". Senza la domanda dei terzi, la catena della riproduzione capitalista si spezzerà. Quindi, scoppierà la crisi.

Ovviamente, si discosta dal principio del diagramma di Marx della riproduzione allargata per fondarsi sull’accumulazione basata sulla domanda dei terzi. Il principio del diagramma di Marx della riproduzione ingrandita dà priorità alla produzione prima e poi al consumo. L'accumulo di produzione controlla l'accumulo di consumi. La "domanda effettiva di materie prime" evidenzia la posizione centrale della domanda nell'accumulazione. Pertanto, sono le condizioni oggettive e realistiche ma non i motivi dei capitalisti per la produzione che svolgono un ruolo decisivo; non è la tecnologia di produzione ma la domanda di consumo che decide la realizzazione dell'accumulazione; il consumo decide la produzione.
Credeva che il diagramma di Marx della riproduzione allargata menzionasse solo i motivi e le condizioni tecniche per la riproduzione capitalista. Tuttavia, la riproduzione non dovrebbe seguire la proporzione specificata nel diagramma di Marx. Si discosterebbe continuamente dal diagramma nel processo che persegue la domanda del mercato. Pertanto, le crisi potrebbero spesso accadere fino a quando la crisi generale del capitalismo non esplode e il capitalismo imploda. Da questa prospettiva, la crisi del capitalismo non avviene nel processo di produzione di plusvalore, ma nel processo di realizzazione del plusvalore; non accade a causa dell'accumulazione e dell'innovazione della tecnologia di produzione, ma a causa della mancanza di accumulo di beni di consumo e della limitazione delle condizioni sociali per la produzione, in particolare della mancanza di domanda di moneta. La conclusione è che la mancanza di domanda di moneta, in particolare la contrazione della "domanda effettiva di materie prime", è la radice della crisi del capitalismo. Pertanto, per trovare l'origine, la natura e le tendenze periodiche della crisi, dovrebbe essere fatto uno studio approfondito sulla domanda di moneta e sul relativo mercato monetario. In questo senso, Rosa Luxemburg sottolinea che il problema dell'accumulazione, cioè "la realizzazione del plusvalore con lo scopo della capitalizzazione" è la questione più difficile ma importante nello studio sull'allargamento della riproduzione e la crisi nella società capitalista.

Da dove viene "la domanda effettiva di materie prime"?

“La domanda effettiva di materie prime" è una questione riguardante le condizioni realistiche e la pratica dell'accumulazione. È fuori dalla portata del diagramma di Marx della riproduzione allargata. Tuttavia, i Narodniki e i marxisti legali russi rimasero fermi sul diagramma, cercando di studiare la crisi negli anni 1870 e 1880 seguendo il diagramma di Marx. Credevano ingenuamente che, fintanto che la produzione capitalista seguisse la proporzione tra i mezzi di produzione e i mezzi di consumo sotto il diagramma di Marx "senza intoppi con precisione a orologeria", la crisi sarebbe stata superata e non ci sarebbe ostruzione per l'accumulazione di capitale così che la riproduzione capitalista può essere ampliata senza limiti. Rosa Luxemburg credeva che, l'abuso di Narodniki e dei marxisti legali della Russia del diagramma di Marx della riproduzione allargata non rivelasse l'essenza della crisi del capitalismo. Per confutare efficacemente le opinioni dei marxisti legali russi e spiegare la crisi degli anni 1870 e 1880 in modo scientifico, propose un suo schema di accumulazione del capitale basato sulla modifica del diagramma di Marx.

Rosa Luxemburg riteneva che il diagramma di Marx della riproduzione allargata non dovesse essere semplicemente applicato per analizzare la crisi negli anni 1870 e 1880, perché il prototipo del diagramma di Marx è la società capitalista del Regno Unito e copre solo le questioni riguardanti l'accumulazione e la crisi nel capitalismo puro e di una società con solo due classi, vale a dire capitalisti e lavoratori, senza menzionare altre questioni riguardanti l'accumulazione e la crisi in cui coesistono la società capitalista e la società non capitalista. Pertanto, riteneva che fosse "più adatta per un'economia capitalista pienamente sviluppata", e non era adatta per l'attuale economia mondiale. Attualmente, lo sviluppo dell'economia mondiale è ancora lontano dallo sviluppo della società capitalista pura sotto l'assunzione di Marx, ed è anche "lontana dalla fase matura del capitalismo con crisi periodiche come previsto nello schema di Marx. (...) Siamo in una fase in cui la crisi non arriverà con la prosperità o la recessione del capitalismo. La caratteristica del periodo di transizione è il processo di depressione generalmente dimostrato negli ultimi 20 anni, vale a dire l'alternanza della prosperità a breve termine e della depressione a lungo termine."
Rosa Luxemburg riteneva che l'accumulo e la crisi dell'epoca dell'imperialismo negli anni '70 e ‘80 dell’Ottocento dovrebbe essere spiegate sulla base delle condizioni economiche in quel momento, trasformando il prototipo dello studio di Marx sulla società capitalista e trovando la "domanda effettiva di beni".
Rosa Luxemburg scoprì che "la domanda effettiva di merci" proveniva da "strati e paesi non capitalisti". In particolare, ha sottolineato l'importanza dei paesi non capitalisti per l'accumulazione dei paesi capitalisti. Ha impostato lo sviluppo industriale del Regno Unito come esempio. In primo luogo, in termini di domanda di beni di consumo, "durante i primi due terzi del diciannovesimo secolo, e fino a un certo punto anche adesso, ha fornito tessuti di cotone ai contadini e agli abitanti piccolo-borghesi del continente europeo, e i contadini di India, America, Africa e così via. L'enorme espansione dell'industria del cotone inglese fu quindi fondata sul consumo da parte di strati e paesi non capitalisti ".
In secondo luogo, in termini di domanda di mezzi di produzione, all'inizio del XIX secolo, il Regno Unito rese il valore dei mezzi di produzione capitalistici realizzati in un certo numero di paesi americani e australiani diversi dalla società capitalista fornendo a questi paesi materiali per costruire ferrovie. A quel tempo, "le ferrovie in questo caso hanno fornito solo una delle prime condizioni per l'inaugurazione della produzione capitalista". Questo ha stimolato l'aumento dei mezzi di consumo, e i paesi capitalisti hanno avuto un buon sviluppo durante questo processo. Da xiò Rosa Luxemburg trasse la conclusione che "se dipendesse esclusivamente da elementi di produzione ottenibili entro limiti così ristretti, il suo livello attuale e il suo sviluppo in generale sarebbero stati impossibili. Sin dall'inizio, le forme e le leggi della produzione capitalista mirano a comprendere l'intero globo come una riserva di forze produttive. Il capitale, spinto all'appropriazione di forze produttive a scopo di sfruttamento, saccheggia il mondo intero, procura i suoi mezzi di produzione da tutti gli angoli della terra, catturandoli, se necessario con la forza, da tutti i livelli di civiltà e da tutte le forme di società. Il problema degli elementi materiali dell'accumulazione capitalista, lungi dall'essere risolto dalla forma materiale del plusvalore che è stato prodotto, assume un aspetto completamente diverso. Diventa necessario che il capitale venga progressivamente smaltito in modo sempre più completo da tutto il globo, per acquisire una scelta illimitata di mezzi di produzione, sia per qualità che per quantità, in modo da trovare un impiego produttivo per il plusvalore che ha realizzato." Come conclusione, Rosa Luxemburg ha presentato il suo schema di accumulazione del capitale.

Lo schema di accumulazione del capitale di Rosa Luxemburg può sembrare opposto a quello di Marx. Lo schema di Marx si concentra sulla relazione tecnica tra i mezzi di produzione e di consumo, sottolineando che l'aumento dei mezzi di produzione è superiore all'aumento dei mezzi di consumo, mentre il secondo è controllato dal primo. Tuttavia, lo schema di Rosa Luxemburg si concentra sulle relazioni realistiche e pratiche tra i mezzi di produzione e di consumo, rendendo l'aumento dei mezzi di consumo superiore all'aumento dei mezzi di produzione. Questa è la base di tutte le critiche degli economisti allo schema di Rosa Luxemburg prima degli anni '90 e la base del credito e della lode degli economisti sullo schema di Rosa Luxemburg dopo gli anni '90. La differenza tra i due diagrammi dipende solo dai paradigmi di ricerca adottati dagli economisti: coloro che hanno criticato il diagramma di Rosa Luxemburg hanno adottato il paradigma di ricerca basato sul produttivismo, mentre coloro che hanno dato credito e lode hanno adottato il paradigma di ricerca basato sul monetarismo.
A mio parere, lo schema di accumulazione del capitale di Rosa Luxemburg non è opposto a quello di Marx perché Luxemburg ha proposto il nuovo schema per affrontare la questione che Marx non poteva risolvere, cioè da dove viene la domanda di capitale? Rosa Luxemburg non la considerava una questione tecnica, ma pratica. Ha aggiunto l'effettivo elemento pratico nello schema di accumulazione del capitale per affrontare la difficoltà tecnica nello schema di accumulazione del capitale di Marx. La sua analisi dello sviluppo industriale del Regno Unito ha chiaramente dimostrato che il suo schema ha effettivamente risolto il problema. Quindi possiamo fare una conclusione del genere: Rosa Luxemburg non ha abbandonato lo schema di accumulazione del capitale di Marx, ma lo ha inserito in un contesto pratico e più ampio per affrontare nuovi problemi. Pertanto il suo schema ha un migliore effetto interpretativo rispetto a quello di Marx. Ciò si trova non solo nella spiegazione della possibilità di accumulazione del capitale, ma anche nella spiegazione della crisi capitalista.
Ad esempio, possiamo prendere le tre crisi del 19° secolo. Le prime due crisi si sono verificate nell'Europa occidentale e la terza in Russia. Il trasferimento regionale mostra due crisi abbastanza diverse: l'Europa occidentale è stata l'origine del capitale e la crisi interna ha mostrato la contraddizione interna del modello di produzione capitalista. Lo schema di accumulazione del capitale di Marx è stato elaborato dal riflesso della crisi ed è stato efficace per interpretare le due crisi. Era diverso in Russia.
La Russia ha intrapreso la strada del capitalismo sotto la pressione dell'Europa occidentale. La sua crisi ha mentito sulla soppressione economica, politica e spirituale dell'Europa occidentale. Quindi la crisi della Russia non era solo la contraddizione interna del capitalismo, ma anche la contraddizione tra paesi capitalisti e paesi non capitalisti. Il modello di Marx non poteva spiegare una simile situazione.
Rosa Luxemburg propone il suo schema di accumulazione del capitale per interpretare la terza crisi. Invece, i marxisti legali in Russia consideravano la crisi domestica e cercarono di spiegarla meccanicamente con lo schema di accumulazione del capitale di Marx.


Chi è vittima della crisi?

Secondo Rosa Luxemburg, "la domanda effettiva di materie prime" non è sufficiente a spiegare la possibilità di accumulazione di capitale e la crisi dell'età dell'imperialismo. Dobbiamo spiegare come i paesi non capitalisti siano diventati richiedenti di merci nella globalizzazione del capitale e in che modo i paesi capitalisti abbiano acquisito la domanda.

Secondo Rosa Luxemburg, i paesi non capitalisti non hanno alcuna volontà o esigenza nello scambio di beni nello stato economico naturale. Quindi non potevano automaticamente diventare compratori delle materie prime. Dal punto di vista pratico, i paesi non capitalisti devono sperimentare il processo di capitalizzazione per diventare compratori. L'essenza del processo era distruggere l'economia naturale dei paesi non capitalisti e costringerli a intraprendere il percorso di sviluppo economico del capitalismo in modo da alimentare la domanda sullo scambio di merci. Nel processo, il soggetto positivo e attivo erano i paesi capitalisti mentre i paesi non capitalisti erano oggetto passivamente coinvolto. Ciò significa che la domanda di beni dei paesi non capitalisti non era la sua stessa volontà, ma la volontà dei paesi capitalisti.
Riflette la sete dell'accumulazione di capitale del capitalismo. I paesi capitalisti controllavano i paesi non capitalisti e decisero in che senso e in che modo i paesi non capitalisti diventassero "demander for commodities". Ciò ha strutturato la contraddizione interna dell'accumulazione capitale, "il capitalismo ha bisogno di organizzazioni sociali non capitaliste come cornice del suo sviluppo, che procede assimilando le stesse condizioni che da sole possono assicurare la propria esistenza". Secondo Luxemburg, la contraddizione interna non era una logica fittizia, ma la vera contraddizione avvenuta nella storia.

Questo processo può essere suddiviso in tre fasi in base alle caratteristiche del rapporto tra capitale e ambiente sociale dei paesi non capitalisti: la prima fase era la "lotta del capitale contro l'economia naturale", ovvero il capitalismo che cresce nella società feudale; la seconda fase era "la lotta contro l'economia delle merci", il capitalismo che nasce nella società dell'agricoltura e dell'artigianato con la semplice produzione di merci. La terza fase è stata "la lotta competitiva del capitale sulla scena internazionale per le restanti condizioni di accumulazione". L'accumulazione di capitale delle prime due fasi si è verificata solo nella società capitalista dell'Europa occidentale.
Il completamento delle due fasi indicava che "dopo aver sostituito l'economia delle merci per l'economia naturale, il capitalista prende il posto della semplice economia delle merci". Quando l'economia capitalista entrò nella fase di monopolio, il capitale finanziario emerse. Pertanto, il capitale finanziario era la tipica forma economica del capitalismo nell'epoca dell'imperialismo.

Per la formazione, la natura e le caratteristiche del capitale finanziario, Hobson, Hilferding e Lenin, nello stesso periodo di Rosa Luxemburg, avevano elaborato un'interpretazione dettagliata. Definivano chiaramente l'imperialismo come capitalismo finanziario e sottolineavano la natura monopolistica del capitale finanziario. Il capitale finanziario deve causare l'esportazione di capitali e di conseguenza causare la lotta per le colonie in tutto il mondo. 
Si può dire in questo modo: hanno fatto un'attenta osservazione e ricerca su tutti i fenomeni economici avvenuti nell'epoca dell'imperialismo. Tuttavia, hanno esaminato la relazione tra il capitale finanziario e l'accumulazione di capitale dal punto di vista delle dinamiche interne dello sviluppo capitalistico. Pertanto, hanno sottolineato che il mercato interno capitalista era il più importante e che il mercato estero era complementare al mercato interno. Diversamente da loro, l'osservazione della Luxemburg sull'accumulazione del capitale non era limitata al capitale finanziario. Secondo lei, il capitale finanziario era solo una parte e una forma di accumulazione del capitale. La chiave era rivelare le regole dell'accumulazione di capitale e spiegare le caratteristiche e il movimento effettivo dell'accumulazione del capitale nell'epoca dell'imperialismo dal punto di vista dell'ambiente storico e il limite dell'accumulazione di capitale nel processo di sviluppo capitalistico. In questo modo, Rosa Luxemburg ha liberato l'accumulazione del capitale dalla struttura tradizionale e l'ha inserita nel contesto del mercato globale. Ha creato il quadro di ricerca sul dualismo del capitalismo e del non capitalismo.

In questo quadro, il mercato estero era considerato il presupposto dell'internazionalizzazione del capitale e assegnato alla prima posizione. Luxemburg ha esaminato l'accumulazione del capitale da questa precondizione e ha avanzato la sua tesi. Sottolineò che l'accumulazione del capitale non poteva durare in eterno, senza limiti. Era soggetto a vari limiti ad ogni passo, come la pressione dal mercato estero, la resistenza dalle forme economiche non capitalistiche. Tutte queste limitazioni potrebbero ostacolare l'accumulo di capitali e causare crisi economiche. Alla fine, è stato limitato dalle risorse limitate della terra. Significa che quando tutte le società non capitalistiche divennero o diventeranno società capitaliste o basate sulla metafisica del progresso e tutte le risorse disponibili saranno esaurite, l'accumulazione del capitale diventerà impossibile e l'economia capitalista arriverà alla fine.
Pertanto, ha ripetuto che "dopo un certo stadio le condizioni per l'accumulazione del capitale, sia in patria che all'estero, si trasformano nel loro opposto, diventano le condizioni per il declino del capitalismo. Più spietatamente il capitalismo si adopererà per la distruzione di strati non capitalistici in patria e nel mondo esterno, più abbasserà lo standard di vita per i lavoratori nel loro insieme, maggiore sarà anche il cambiamento nella storia del capitale giorno per giorno. Ci saranno una serie di disastri e convulsioni politiche e sociali, e in queste condizioni, punteggiate da catastrofi o crisi economiche periodiche, l'accumulazione non può più durare. Ma ancor prima che questa naturale impasse economica della creazione del capitale sia adeguatamente raggiunta diventa una necessità per la classe operaia internazionale di ribellarsi al dominio del capitale." Così Rosa Luxemburg ha strettamente collegato l'accumulazione del capitale alla crisi e ha delineato il quadro della storia mondiale nell'era dell'imperialismo.
In questa immagine, l'accumulazione del capitale è stata sempre accompagnata da crisi. La crisi era il lato negativo dell'accumulazione del capitale e scoppiava dagli ostacoli dell'accumulazione del capitale. Quindi la crisi era il fenomeno necessario nel processo di accumulazione del capitale. L'accumulazione del capitale ha ripulito la strada nel processo di superamento delle crisi. Tuttavia, non era un processo illimitato o un processo ascendente, ma un processo al ribasso in cui il capitalismo arriva alla fine. In questo processo, la rivoluzione socialista e la lotta anti-colonialista divennero necessarie.

Mettendo al primo posto il mercato estero, Rosa Luxemburg ha sottolineato in particolare la "politica coloniale, un sistema di prestiti internazionali, una politica di interessi e la guerra" quando si esamina l'accumulazione del capitale. Secondo lei, questi mezzi erano ciò che i paesi capitalisti hanno adottato per sfruttare e saccheggiare le risorse naturali e la forza lavoro dei paesi non capitalisti, e per trasferire la crisi economica potenziale o epidemica ai paesi non capitalisti.
Non importa nella prima condizione o nella successiva, i paesi non capitalisti furono le vittime di questo gioco. Esaminando le guerre dell'imperialismo e le conseguenti politiche internazionali di prestito e protezione tariffaria delle potenze dell'Europa occidentale nel tentativo di colonizzare le colonie nei paesi non capitalisti dell'Asia, dell'Africa e dell'America, Rosa Luxemburg ha testimoniato che nell'epoca dell'imperialismo, l'accumulazione del capitale era un impegno mondiale e la crisi doveva essere una crisi mondiale. L'accumulo di capitali è stato realizzato a spese dei paesi non capitalisti e i paesi non capitalisti sono stati considerati vittime. Fece questa conclusione dopo aver investigato la lotta del potere capitalista occidentale contro l'economia naturale e l'economia delle merci: "Il risultato generale della lotta tra capitalismo e produzione di merci semplici è questo: dopo aver sostituito l'economia delle merci per l'economia naturale, il capitale prende il posto della semplice economia delle merci.
Le organizzazioni non capitalistiche forniscono un terreno fertile per il capitalismo, più rigorosamente: il capitale si nutre delle rovine di tali organizzazioni e, sebbene questo ambiente non capitalista sia indispensabile per l'accumulazione, quest'ultimo procede a costo di questo mezzo, tuttavia, mangiandolo. Storicamente, l'accumulazione del capitale è una sorta di metabolismo tra l'economia capitalista e quei metodi di produzione precapitalisti senza i quali non può andare avanti e che, in questa luce, corrode e assimila."

Rosa Luxemburg non ha offerto soluzioni specifiche come Lenin su come i paesi non capitalisti si possono sbarazzare della crisi economica, politica e bellica. Ha fatto diagnosi di crisi esaminando il meccanismo naturale e interno dell'accumulazione del capitale. La diagnosi offre una base teorica per affrontare la crisi finanziaria globale del 2008. Forse non potremmo usare il termine "capitalismo e non capitalismo" quando pensiamo alla struttura mondiale della crisi finanziaria perché l'economia naturale della ex società capitalista che Rosa Luxemburg ha esaminato non esistono più dopo una capitalizzazione lunga un secolo. L'opposizione tra capitalismo e non capitalismo si era trasferita all'opposizione tra paesi capitalisti sviluppati e paesi sottosviluppati. Tuttavia, il dualismo di Rosa Luxemburg, struttura basilare di "capitalismo e non capitalismo", enfatizzava la posizione dominante dei paesi capitalisti nell'accumulazione del capitale, attaccato al pensiero basilare di esaminare il movimento di accumulazione del capitale dall'ambiente storico e dai limiti dell'accumulazione di capitale, rivelò la dialettica dell'accumulazione e della crisi del capitale. La sua teoria è stata utile per riconoscere la natura della crisi finanziaria mondiale in corso e per cercare un modo per sbarazzarsi della crisi per i paesi sottosviluppati. Da questo punto di vista, si può concludere che “L'accumulazione del capitale” è un prezioso patrimonio intellettuale lasciato in eredità da Rosa Luxemburg.


venerdì 19 aprile 2019

0 CASTORIADIS E L’AUTONOMIA DEL SOGGETTO


Studiando il concetto della psiche, Castoriadis ha scoperto in un nuovo spazio ontologico, un modo di essere che non è stato depurato dalla filosofia tradizionale. Questa modalità è contraria alla percezione dell'essere come una determinata entità ed è stata indicata dalla parola greca magma.
Le opinioni di Jacques Lacan, Michel Foucault e altri, riguardanti la "morte del soggetto" e la "morte dell'uomo" furono giudicate dai Castoriadis semplicemente come reazionarie e persino dannose. Sosteneva, contro le teorie lacaniane e freudiane, che la psicoanalisi, come pedagogia e politica, ma in modi diversi, mira a raggiungere l'autonomia del soggetto.
Nella sua pratica psicoanalitica, nelle sue lezioni e nei suoi libri, Castoriadis ha sviluppato un approccio diverso alla teoria freudiana, basato sull'idea della "monade psichica", che, violentemente socializzata, conserva ancora una traccia dei suoi principali stati. Secondo questo approccio, i sogni, le repressioni e le interruzioni del linguaggio, indicano l'esistenza di un nucleo asociale non cancellabile della psiche a causa della sua parziale socializzazione.
Nella teoria freudiana, Castoriadis afferma che non è sufficientemente interpretato, a causa del degrado della dimensione creativa dell'immaginazione.
Di conseguenza, anche la società storico-sociale, la società, come istitutiva della socializzazione della psiche, è degradata. Pertanto la psicoanalisi, come esercitata dalla maggioranza degli psicoanalisti, funziona come una procedura per l'adattamento del soggetto alle esigenze della società.
Sebbene Castoriadis criticasse Freud, rimase sempre freudiano quando praticava la psicoanalisi. Dalla sua critica lievemente visionaria ho scelto tre punti salienti: a) La ricostruzione dell'immaginazione come immaginazione radicale, b) La definizione e l'obiettivo della psicoanalisi, c) Il rinnovamento della nozione di sublimazione.

Il suo contributo più importante è la nozione di immaginario radicale (istitutivo e istituito) a livello di società nel suo insieme.
L'uso di questo termine, come strumento ermeneutico, ha avuto tre conseguenze cruciali. Primo, la formulazione del concetto di magma. L'essere, affermava, esiste in modo magmatico e, quindi, l'Essere del sociale storico, della vita e della psiche è anche magmatico. In secondo luogo, incoraggia la comprensione della coerenza di una società, e del "sociale storico" in generale, come creazioni dell'immaginario sociale. Infine, rende possibile l'emergere e il rinnovamento costante del progetto di autonomia.
Castoriadis definisce il subconscio come "un flusso indissolubilmente rappresentativo / affettivo / intenzionale" che non può essere inteso come soggetto alla determinatezza. In altre parole, la psiche è la causa primaria dell'emergere di rappresentazioni. La rappresentazione non è solo una rappresentazione del reale. La prima rappresentazione, così come la capacità di creare rappresentazioni, emergono ex nihilo dalla psiche. Questa "fantasmatizzazione" primaria è chiamata immaginazione radicale e "preesiste e presiede ogni organizzazione di pulsioni, anche le più primitive, che è la condizione per l'impulso a raggiungere l'esistenza psichica, che l'impulso prende in prestito", all'inizio "dalla sua "delegazione per rappresentazione", il suo Vorstellungsrepräsentanz da uno sfondo di rappresentazione primordiale (Urvorstellung)".
L'organizzazione primitiva per Castoriadis è semplicemente lo stato in cui non può essere fatta una distinzione tra il sé e il resto del mondo, dove la differenza non è ancora emersa, dove ogni intenzione è soddisfatta prima della sua articolazione: "Una volta che la psiche ha sofferto la rottura del suo "stato" monadico imposto su di esso dall'"oggetto", l'altro e il suo stesso corpo, esso è per sempre scagliato fuori centro rispetto a se stesso, orientato in termini di ciò che non è più, che non è più e non può più essere. La psiche è il suo oggetto perso".
Rompere con lo stato primordiale è inevitabile, poiché è impossibile per la psiche sopravvivere senza subire il processo e la procedura di socializzazione. Durante la socializzazione la psiche interiorizza, attraverso le istituzioni, i significati istituiti, dall'immaginario sociale, che non è in grado di creare da solo. La socializzazione è una procedura unificata di "psicogenesi" e "sociogenesi" che si conclude nella creazione dell'individuo sociale: "L'imposizione della socializzazione sulla psiche sta essenzialmente imponendo una separazione su di essa. Per la monade psichica, ciò equivale a una rottura violenta, costretta dalla sua "relazione" con gli altri, più precisamente dall'intromissione degli altri come altri, per mezzo della quale una "realtà" è costituita per il soggetto, una realtà che è contemporaneamente indipendente, malleabile e partecipe, e la deiscenza (mai pienamente realizzata) tra "psichico" e "somatico" ".

Castoriadis ha chiamato la prima fase della socializzazione, che è indispensabile per l'ulteriore formazione del soggetto, "fase triadica" (soggetto, l'altro, oggetto). Identificando l'altro, la madre in questo caso particolare, il soggetto si apre, attraverso la lingua che la madre parla, alla società. La madre parlante incarna l'istituzione sociale e i significati immaginari sociali di questa istituzione. Il soggetto sublima, attraverso il contatto con la madre, i significati dell'immaginario sociale. Castoriadis trascende i limiti freudiani definendo la sublimazione in un modo radicalmente diverso, come "un processo mediante il quale la psiche è costretta a sostituire i propri “o”, oggetti privati dell'investimento, (inclusa la propria immagine per sé) dagli oggetti che esistono e che valgono in e attraverso la loro istituzione sociale e fuori da questi per creare "cause", "mezzi" o "supporti" di piacere". Con questa nozione di sublimazione, Castoriadis ha aperto la strada a una teoria sociale psicoanalitica secondo cui: a) Il soggetto è inteso, nella sua creatività, come formazione istituzionale all'interno della società, b) Nel nucleo delle istituzioni incontriamo l'immaginario radicale.
La concretizzazione dei significati dell'immaginario sociale, come mezzo per produrre significato nella psiche, è opera dell'immaginario sociale istituzionale e non può essere ridotta a spiegazioni funzionaliste o ad alcuna necessità naturale. La società è un'altra "autoinvenzione", simile alla "auto-costituzione" del soggetto, che socializza la psiche permettendole di accedere al suo particolare mondo. Questo mondo contiene il "magma" dei significati immaginari sociali rappresentati nelle istituzioni sociali. Via magma la società fornisce psiche con senso, come reazione alla sua persecuzione dallo stato originario di onnipotenza rappresentativa.
Castoriadis postula che ogni società si autoistituisce istituendo il magma dei significati immaginari sociali, di solito senza riconoscerlo, mentre, allo stesso tempo, sviluppa pratiche per mascherare questa auto-istituzione. Il riconoscimento del processo di auto-istituzione da parte di una società è ciò che indica l'esistenza di un'attività autonoma. La società autonoma corrisponde a una rottura con la società eteronoma che, a sua volta, corrisponde a una rottura del soggetto autonomo (che è caratterizzato da auto riflessione e deliberazione) in relazione all'oggetto.
Secondo Castoriadis, che si rivolge alla psicoanalisi per un resoconto degli impulsi contemporanei per l'autonomia, la cura psicoanalitica è un esempio di realizzazione dell'autonomia politica. Proprio come la psicoanalisi mira ad aiutare l'individuo a diventare capace di deliberazione autoriflessiva, in modo simile il progetto di emancipazione della democrazia cerca di promuovere decisioni collettive e giudizi motivati. Nel lavoro di Castoriadis la questione della psiche non può essere separata dal problema del contesto storico-sociale, dal momento che entrambe sono manifestazioni innegabili dell'immaginario radicale. Questa percezione, tuttavia, influenza fortemente la definizione e l'obiettivo della psicoanalisi stessa. Castoriadis definisce la psicoanalisi come un'attività pratico-poetica, chiarendo che: "La chiamo poetica perché è creativa. Il risultato è, o dovrebbe essere, l'auto-degrado dell'analizzato, che significa, in senso stretto, l'emergere di un essere diverso. Lo chiamo pratico, perché chiamo la prassi l'attività delucidata, il cui oggetto è l'autonomia umana e per la quale l'unico mezzo per raggiungere quell'oggetto è l'autonomia stessa in quanto si evolve". In contrasto con Freud, che è stato probabilmente più moderato per quanto riguarda gli obiettivi dell'analisi, Castoriadis propone l'instaurazione di un diverso rapporto con l'inconscio e la creazione di un soggetto autonomo, un soggetto in grado di realizzare il progetto di autonomia sul livello individuale. Durante l'analisi il soggetto autoriflessivo, con l'aiuto dello psicoanalista, tenta di chiarire l'inconscio, quando quest'ultimo cerca di ottenere il massimo livello possibile di autonomia. Questo punto di vista può essere considerato come una riformulazione freudiana del Socratico "conosci te stesso" in contrasto con gli attuali approcci tecnici, farmaceutici e occultisti ai problemi della psiche. Castoriadis sostiene che l'obiettivo dell'analisi è quello di assicurare l'autonomia degli analisti, e questo non può essere raggiunto attraverso il dominio della coscienza sull'inconscio, ma solo attraverso la creazione di una relazione chiarente, in cui il soggetto ha una conoscenza delle sue pulsioni da completare il più possibile
La delucidazione incoraggia la riflessione su queste pulsioni e questa deliberazione porta infine a un dilemma: quale di queste pulsioni si realizzerà.
Se il soggetto della ricerca psicoanalitica è di stabilire una relazione illuminante tra l'io (sé) e l'inconscio, deve rendersi conto sin dall'inizio che 'l'ego è una costruzione sociale. Deve rendersi conto che l'ego è predisposto per funzionare all'interno di una certa struttura sociale, riproducendolo attraverso l'interiorizzazione delle stesse istituzioni che lo hanno formato. È chiaro che il progetto di autonomia, a livello individuale, non può essere separato dalle istituzioni esistenti della società e, pertanto, l'emancipazione dell'immaginario radicale del soggetto è solo parzialmente possibile in una società che non ha ancora realizzato che la sua l'istituzione è un risultato dell'immaginario sociale radicale. All'interno dei contorni di questa interpretazione, la psicoanalisi, come una politica e un'educazione veramente democratiche, mira a formare una società che si auto-istituisce con persone che riconoscono di essere i creatori delle istituzioni e come tali non credono nei valori eterni e nelle verità "oggettive". Riassumendo, la psicoanalisi mira a raggiungere l'istituzione di una società autonoma, attraverso l'azione di persone autonome, consapevole del fatto che il significato dell'esistenza può essere creato solo dalla loro pratica chiarita per la quale sono esclusivamente responsabili.

Il concetto di "creazione" è centrale nell'interrogazione di Castoriadis.
Contrariamente alla percezione tradizionale del concetto nella metafisica occidentale, la creazione non è un attributo di un principio ontologicamente superiore per lui, non un'entità infinita, eterna e onnipotente che è la causa dell'esistenza. L'essere stesso è creazione, in altre parole l'emergere di nuove entità, come il tempo stesso. Di conseguenza, l'istituzione della società e lo sviluppo della storia sono anche creazione. Castoriadis suggerisce una concezione della storia come una creazione immaginaria che non può essere ridotta a nessun piano premeditato, naturale, razionale o divino. È auto-creato. Ex nihilo auto-creato, ma non cum nihilo o in nihilo.
L'esclusione della creazione ex nihilo, nella maggior parte del pensiero ereditato, è coerente solo con la soppressione dell'immaginazione. L'immaginazione, secondo Castoriadis, è rimasta fondamentalmente invisibile per la "filosofia tradizionale" e quindi non vista da essa. Nel suo lavoro “Sulla Psiche” Aristotele ha delineato le idee che hanno formato la percezione prevalente dell'immaginazione nella "filosofia tradizionale", in cui l'immaginazione è considerata come capacità rappresentativa o semplicemente combinatoria. Aristotele, tuttavia, rinegozia la questione dell'immaginazione alla fine della stessa opera in un modo che contravveniva alla separazione normativa della sensazione e dell'intelletto. Sfortunatamente, il suo sforzo non è stato proseguito dai suoi successori. All'inizio del 20° secolo Martin Heidegger osservò che Immanuel Kant aveva prestato particolare attenzione all'immaginazione trascendentale in Kritik der reinen Vernunft (1781), ma lo abbandonò alcuni anni dopo nella seconda pubblicazione del suo lavoro. Heidegger descrive questo evento come un ritiro di fronte alle conseguenze di una tale percezione dell'immaginazione.
Tuttavia, egli stesso non ha fatto riferimento all'immaginazione nel resto del proprio lavoro. Castoriadis osserva che, sebbene Sigmund Freud si riferisse sempre ai "fantasmi", evitava sempre di esaminare e nominare questa qualità unica della psiche.
Per Castoriadis, l'immaginazione rende possibile la relazione tra la mente e il mondo. "L'immaginario", scrive, "è l'intera creazione del mondo per sé". Egli concepisce l'immaginario radicale (radicale come genuinamente creativo) come un vis formandi ingiustificabile. Ingiustificabile non significa isolato o incondizionato. L'immaginario radicale, sia come immaginazione radicale (a livello di individuo), sia come immaginario sociale radicale (a livello di società), è basato principalmente sulla natura.
Crea la realtà creando nuove forme ontologiche, ad esempio istituzioni. Naturalmente, tutte le istituzioni hanno una dimensione che identifica l'insieme e sono permeate dalla necessità di costruire razionalmente un'identità forte. La logica identificativa dell'insieme, tuttavia, è una parte inseparabile del pensiero e, in quanto tale, una creazione dell'immaginario radicale. Allo stesso modo, la relazione tra natura e logica identificativa dell'ensemble è intesa come un incontro creativo. La natura può essere organizzata in un modo che identifica l'insieme degli esseri razionali, purché il suo modo di essere sia quello del magma.

Nel 1978 viene pubblicato il primo volume di Crossroads in the Labyrinth, dove viene ampliata l'interrogazione della seconda parte di The Imaginary Institution of Society. L'interesse di Castoriadis si è gradualmente trasformato nell'antica Grecia. Questo mutamento ha avuto luogo, perché il "progetto di autonomia" si è esteso dalla Grecia antica ai giorni nostri. Il sociologo Edgar Morin ha scritto: "Contro le concezioni dominanti, per le quali l'immaginario non è altro che illusione o sovrastruttura, Castoriadis la reintroduce alla radice della nostra realtà umana, proprio come contro quelle concezioni incapaci di concepire la nozione del soggetto, Castoriadis recupera i componenti del soggetto e sottolinea l'importanza radicale dell'emergere del soggetto autonomo nella democrazia ateniese circa 2500 anni fa".
Per Castoriadis, l'unico modo per essere autonomi in una società è partecipare alle procedure di formazione della legge, per essere uguali agli altri, nel decidere sulla definizione e l'imposizione di una legge e concordare con il modo in cui è stata scritta. Alcune società credevano che le leggi fossero date da Dio, quindi non potevano essere ingiuste. Queste sono società eteronime, perché sono schiave delle loro stesse leggi. Era la Grecia antica, e poi l'Europa occidentale (con i movimenti del Rinascimento e dell'Illuminismo), che proteggeva e ampliava certe libertà di cui la nostra società ancora gode.
Concentrandosi sulla democrazia ateniese del V secolo a.C., Castoriadis evidenzia le procedure democratiche immediate rispetto a quelle delle democrazie rappresentative moderne e, allo stesso tempo, sviluppa una comprensione più radicale del mondo greco antico.
L'apparizione simultanea di filosofia e democrazia nell'antica Grecia costituisce, per lui, non solo un incidente storico-sociale, ma la rottura di un recinto ontologico e l'emergere del progetto di autonomia. Costituisce una rottura perché per la prima volta nella storia dell'umanità la società si riconosce come creatrice delle sue istituzioni. Il progetto di autonomia nacque ad Atene come una richiesta specifica per l'auto-istituzione della società.

Per Castoriadis la politica è un’attività collettiva illustre che riguarda le istituzioni sociali nel loro complesso. La parola chiave che collega la politica alla filosofia, oltre all' "autonomia", è la "delucidazione". Ciò che è importante nella democrazia ateniese è il movimento per l'instaurazione della democrazia che include una delucidazione delle istituzioni, la filosofia nella pratica. Il demos stabilisce la democrazia e, al tempo stesso, pratica la filosofia: pone la questione dell'origine e del fondamento della legge, creando una sfera pubblica di pensiero in cui i filosofi rimangono politi.
Indipendentemente dalla sua ammirazione per la democrazia ateniese e dal suo convinto sostegno a procedure democratiche immediate, Castoriadis non indulge all'idealizzazione né ha evitato di condannare il ruolo di donne e schiavi nell'antica Atene. La democrazia ateniese non è affatto un esempio ideale, ma costituisce una forza motivante per il pensiero emancipato e l'attività politica che mirano a realizzare una società democratica.
Crede che la cultura, così come l'educazione, consistano in qualcosa, all'interno delle istituzioni sociali, che trascende la dimensione della semplice funzionalità. Egli considera la crisi della società moderna come una crisi culturale.
La crisi culturale nel capitalismo non è solo l'esclusione della maggior parte della società dalle attività culturali (un'esclusione che deriva dalla distruzione delle condizioni psichiche e sociali che consentono la partecipazione), ma soprattutto dimostra la cattura dell'immaginazione e della creatività del persone.
Castoriadis ha criticato duramente le "tendenze" contemporanee come il post-strutturalismo e la decostruzione. In questo modo, ha trattato una grande varietà di "strumenti" teorici che si sono rivelati molto interessanti nell'ambito della teoria culturale, come mezzo per l'intervento politico. Ha anche offerto un nuovo approccio alla modernità. La modernità è interpretata come magma dei magmi, dove coesistono il magma dei significati immaginari sociali dell'autonomia e il magma dei significati immaginari sociali del capitalismo. Il primo, come progetto di autonomia, si esprime e si sviluppa all'interno dei movimenti di donne, studenti, lavoratori, ecc ... Quest'ultimo appare come una richiesta di dominio illimitato di pseudo-razionalismo sulle persone e sulla natura e provoca una crisi costante nelle società moderne.

Castoriadis collega la crisi culturale esistente con il conformismo generalizzato delle persone e il loro ritiro dall'attività politica.
Un rinnovamento della cultura è inconcepibile senza l'emergere di un nuovo movimento storico-sociale che introdurrà il progetto di autonomia come mezzo per una società democratica.
La democrazia per lui non è solo l'istituzionalizzazione di una partecipazione uguale e reale di tutti al potere politico, ma un'equa distribuzione dell'autorità a tutti i cittadini e a tutti i settori della società.
Può sembrare che adotti una visione funzionale della società. In realtà la sua versione della democrazia sottolinea due principi centrali, strettamente collegati: libertà e uguaglianza. La libertà è concepita come la capacità dell'individuo di plasmare la propria vita (principalmente, ma non esclusivamente, attraverso la partecipazione alla vita sociale), e la riconsiderazione della tradizione della società, in modo che il suo processo di auto-istituzione sia reso possibile. Questo processo non ha luogo avendo come unico obiettivo la creazione di un certo tipo di essere umano delucidato e partecipativo, ma mira a creare "esseri umani che vivono insieme con la bellezza, che convivono con saggezza e che amano il bene comune". Inoltre, la democrazia non è uno stato di cose idealizzato, o una situazione celeste. Al contrario, è vincolato, come costante selezione della società, a rimanere incompleto. L'autolimitazione, elemento essenziale della democrazia per Castoriadis, deriva dalla consapevolezza della mortalità, a livello individuale e collettivo, che può essere raggiunta solo dai cittadini auto-riflessivi che sono stati educati nella democrazia e attraverso la democrazia. Questa educazione non può essere realizzata senza l'emergere di una cultura diversa e la consapevolezza che l'auto-istituzione è un processo infinito, una discussione senza limiti di significati prodotti dalla società stessa, senza la rete di sicurezza di origini eterne o qualsiasi tipo di garanzia morale. Quindi, il processo verso l'autonomia è necessariamente aperto: "Dobbiamo creare il bene in condizioni imperfettamente conosciute e incerte. Il progetto di autonomia è fine e guida, non risolve per noi situazioni effettivamente effettive".
La società democratica, nella teoria di Castoriadis, è formata da persone che non trovano alcun tipo di significato o di verità al di fuori dei confini di ciò che essi stessi hanno creato. Come sottolinea: "Ogni società è una costruzione, una costituzione, una creazione di un mondo, del proprio mondo".
Questo è il punto cruciale della sua teoria: riconoscere l'irriducibile creatività degli esseri umani in determinate circostanze sociali e storiche.



lunedì 15 aprile 2019

0 L’ONDA LUNGA DELLA PRIMAVERA ARABA - PARTE 1 "IL NORDAFRICA IERI E OGGI"


L’onda lunga della Primavera Araba, a distanza di 8 anni, ancora produce significativi mutamenti nel mondo islamico, come dimostrano i casi recenti di Algeria e Sudan.
Altresì gli effetti delle piccole “rivoluzioni” che hanno scandito la prima fase di questo rivolgimento interno al mondo islamico si sono risolte in un nulla di fatto nel migliore dei casi, nella balcanizzazione del paese coinvolto nel peggiore.

Dopo aver cacciato il despota Ben Ali dalla Tunisia con la Rivoluzione dei Gelsomini, il popolo tunisino si trova ad affrontare ancora gli stessi problemi che produssero quel movimento sociale, ovvero disoccupazione e povertà.
La fragile democrazia tunisina stenta a trovare un punto di equilibrio tra laici e islam politico e dimostra di non essere capace di offrire delle soluzioni ai problemi che il popolo affronta quotidianamente, specie i più giovani, condannati alla miseria nelle zone periferiche del paese, non coinvolte dagli introiti derivanti dal turismo che si concentra nelle zone costiere.
In questi mesi le piazze della capitale sono state inondate da manifestanti che hanno sfruttato gli scioperi indetti dal sindacato dei dipendenti pubblici, l’Ugtt, per contestare le riforme strutturali promosse dal governo su ordine del FMI per ridurre il debito del paese.
In cambio di nuovi prestiti la Tunisia è costretta a tagliare la quota di risorse destinate al settore pubblico, che passerà dal 15,5% del Pil al 12,5% entro il 2020, e ai sussidi, già carenti, per i più poveri, mandando al macero il precedente accordo trovato con il sindacato.

La disoccupazione raggiunge picchi elevati, le diseguaglianze economiche sono strutturali, i servizi sociali sono carenti o assenti e un futuro di stabilità è una chimera per la maggioranza dei giovani, di conseguenza si sta sviluppando un terreno fertile per il fondamentalismo islamico.
La Tunisia è il paese che ha fornito più soldati all’Isis, presente anche nel paese dove combatte lo stato dalle sue basi nelle zone montuose.



Anche gli egiziani fanno i conti con il fallimento del movimento che nel 2011 portò, proprio ispirandosi agli eventi tunisi, al movimento di Piazza Tahir e alle seguenti dimissioni di Hosni Mubarak.
Il passaggio alla democrazia portò al potere Mohamed Morsi, espressione del ramo egiziano di Fratelli Musulmani.
Nel 2013 il generale al-Sisi salvò il paese dall’islam politico con un golpe ma questo non ci deve autorizzare a nascondere la ferocia con la quale sta governando il paese o rifiutare di equiparare il movimento di Piazza Tahir ad una rivolta di fondamentalisti islamici.
Le genuine domande di giustizia sociale di quel movimento restano ancora inevase, anzi, dal 2016 il paese segue pedissequamente i diktat del FMI che come sempre contengono austerità in cambio di prestiti.
Nel 2016 in cambio di 12 miliardi di dollari venne approvato un pacchetto di riforme nel segno dell’austerità che ha fatto aumentare in un colpo solo inflazione e povertà.
Mentre con un mano ricostruisce e amplia l’apparato repressivo di Mubarak, regola i conti con i protagonisti della protesta di Piazza Tahir e con ogni forma di opposizione, sia essa laica o islamista, con l’altra aumenta i costi del carburante, dell’elettricità e del gas da cucina.
Aumenti che colpiscono le fasce più deboli della popolazione ma che brucia anche il potere d’acquisto della classe media.
Permangono delle disuguaglianze che sono strutturali e la repressione massiccia di ogni forma di sciopero.
Tuttavia al-Sisi sembra aver disegnato un vasto e articolato programma per dare fiato all’economia del suo paese.
Un piano fatto di città costruite dal nulla, come la futura capitale amministrativa del paese costruita su 700 chilometri quadrati di deserto capace di ospitare 5 milioni di abitanti o una nuova città portuale vicino El Alamein, e di ZES utili per sviluppare l’industria egiziana ma anche dei tentacoli dell’esercito che arriva ad occupare molti settori strategici dell’economia del paese.
Al-Sisi sembra almeno avere una chiara idea di paese e cerca, seppure da una prospettiva lontana dalla nostra, di far uscire l’Egitto dal sottosviluppo, costruendo anche un ruolo di potenza regionale per la propria nazione.
Al-Sisi è un despota accettato ormai da tutti.
Il generale egiziano ha dimostrato di essere relativamente autonomo in politica estera. Fa affari con noi occidentali, l’Italia lo inonda di armi ed Eni presto potrà sfruttare l'immenso giacimento di Zohr, ma anche con i cinesi che sostengono i suoi programmi infrastrutturali.
Riesce a porsi in una posizione equidistante da Russia e USA, mantenendo buoni rapporti con entrambi.
Combatte il terrorismo islamico con Israele nel Sinai ma, dopo aver sostenuto per alcuni mesi la sua coalizione nella guerra in Yemen, ha rifiutato di entrare nella Nato araba a guida saudita per scagliarsi con veemenza contro l’Iran.
Ad al-Sisi presto verrà affidato il ruolo di guardiano del Sud, dovrà saper gestire tutte le varie crisi del Nord Africa e non a caso ha le mani in pasta anche in Libia, dove sostiene il generale Haftar.


In Libia la Primavera Araba ha detronizzato il colonnello Gheddafi, ucciso come l’ultimo degli animali, dopo una serie di menzogne che hanno portato anche all’intervento militare occidentale nel paese, con la Francia in prima fila, seguita dalla risata diabolica della signora Clinton che festeggiava l’uccisione del leader libico.
All’epoca Fidel Castro disse: “la campagna colossale di bugie sparse dai mezzi di comunicazione di massa, ha creato una grande confusione nell'opinione pubblica mondiale. Passerà del tempo prima di poter ricostruire ciò che è successo realmente in Libia e di separare i fatti reali dai falsi che sono stati diffusi”.
Tolto di mezzo Gheddafi, quello che era il paese più ricco dell’intera Africa si è trasformato in una gigantesca Somalia a ridosso dell’Italia.
La situazione attuale trova le sue radici nel 2014, quando i Fratelli Musulmani hanno esautorato la maggioranza parlamentare composta da laici e nazionalisti ed imposto la Shari’a.
Il giugno dello stesso anno avvengono delle elezioni che premiano la coalizione laica e nazionalista che sposta la Camera dei Rappresentati a Tobruk mentre Fratelli Musulmani forma il Governo di Accordo Nazionale a Tripoli.
In questo contesto due sono i principali attori: Haftar e Sarraj.
Il primo è un generale un tempo al servizio di Gheddafi, sconfitto in Ciad e riciclato dagli USA.
Alla testa dell’Esercito Nazionale Libico ha il controllo della Cirenaica, ha liberato gran parte del Fezzan e in questi giorni tenta un’offensiva verso Tripoli per poter ottenere il sostegno del maggior numero di milizie, con lo scopo di trattare a Ghadames con il governo di Sarraj da una posizione di forza.
Haftar è un laico, ha come nemico principale l’islam politico rappresentato da Fratelli Musulmani e l’Isis che opera specialmente nel Sud del paese.
I suoi principali sponsor sono l’Arabia Saudita, l’Egitto, la Francia e in maniera defilata  Russia e USA. Tutti questi paesi lo hanno investito del ruolo di stabilizzatore del paese, individuandolo come l’unico capace di imporre l'ordine in Libia.
Sarraj governa con il sostegno di Fratelli Musulmani ed è sostenuto attivamente dai due principali paesi sponsor dell’islam politico, ovvero il Qatar e la Turchia.
L’Italia per il momento è con Sarraj per tutelare gli interessi in Tripolitania mentre delega al governo di Tripoli la gestione della crisi migratoria nel Mediterraneo.
Nonostante ciò, negli ultimi mesi Roma intrattiene rapporti sempre più fitti con Haftar, segno evidentemente che il cavallo vincente è un altro. 

L’offensiva per il momento è stata fermata, non per merito di Sarraj ma delle milizie della città-stato di Misurata, governata da oligarchi ben armati e senza scrupoli che in questi anni di guerra civile si sono contraddistinti per la violenza con cui hanno massacrato i libici neri.
Sarraj resta un soggetto poco credibile con cui dialogare, poiché non rappresenta una posizione unitaria.
Dietro di lui si muove tutta una galassia di milizie islamiste spesso in contrasto su molte posizioni che per il momento hanno deciso di rimanere fedeli a Tripoli.
Questo elemento va intrecciato con lo scontro tra potenze sul terreno libico, da quello interno all’islam sunnita tra sostenitori di Fratelli Musulmani e avversari, fino allo scontro tra i subimperialismi italiano e francese.


Nella seconda parte l’analisi degli eventi in Algeria e Sudan

 

Bollettino Culturale Copyright © 2016 | Created by Tarosky | Powered by Blogger Templates