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venerdì 21 giugno 2019

0 RICARDO BOCHINI, CON IL DIAVOLO ROSSO IN CIMA AL MONDO



Nato a Buenos Aires, zona Zarate, nel 1954, padre muratore e madre casalinga, quarto di nove fratelli. Lascia la scuola in sesta, iniziando a lavorare e dedicandosi nel tempo libero al calcio.
Il suo primo allenatore a Belgrano de Zarate (il club del quartiere dove è iniziato tutto) lo ricorda così: "Giocavo a calcio dalla mattina alla sera. E se non c'era nessun altro ragazzo giocava sa solo, colpendolo il muro della casa.” 

Questa è la sintesi di come sente il calcio Bochini. Come in una storia fantastica, con questa unica condizione - amare incondizionatamente il calcio - ha fatto qualsiasi tipo di miracolo con le sue gambe.
È l'unico calciatore del campionato argentino ad aver giocato quasi 20 anni in un singolo club, diventando il simbolo dei momenti migliori della storia dell’Independiente. Prima di allora andò a tentare la fortuna al San Lorenzo e al Boca. La squadra xeneize non lo ha accettato perché "non aveva un buon fisico", troppo minuto. Dopo aver trascorso due stagioni nelle giovanili dell’Independiente, dove va a vivere nella pensione del club, aiutato economicamente dalla famiglia e dagli amici.
Fece il suo esordio in Prima Divisione nel 1972.

Secondo Jorge Valdano: "Era un genio che usava la testa per pensare ai miracoli e al piede giusto per eseguirli. E tutto il corpo per dire una bugia ai suoi rivali. Eppure, è sempre stato difficile spiegare la sua grandezza ad un europeo. Spiegare Bocha in queste terre è ancora più difficile che spiegare il peronismo."

Bochini vincerà tutto con l’Independiente, 13 titoli in totale: 4 campionati argentini e 9 trofei internazionali. È stato anche campione del mondo nel 1986, anche se ha giocato solo 15 minuti in una partita contro il Belgio.
Questo autentico genio del calcio considera il decennio degli anni ‘70 il più brillante del calcio argentino, in cui comparvero giocatori e squadre sensazionali. Va detto che non sarebbe diventato il calciatore che fu senza fenomeni come Bertoni, Santoro o Trossero, solo per citare alcuni dei campioni che hanno avuto l'opportunità di giocare con lui.
"Il mio gioco era sempre basato su finte, movimenti veloci e pause. Mostro la palla all'avversario e la porto fuori dalla sua portata, facendola uscire da dove meno se lo aspetta o dal lato giusto per sbilanciarlo dopo il primo movimento. Se si vede che muove il piede giusto, è necessario partire da quello sinistro, che in quel momento è quello di supporto. Non c'è difesa lì. Ma in questo ci sono un sacco di riflessi, di istinto, perché è fatto in velocità, senza tempo per pensare."


Bochini fu un campione assoluto nel campo con le sue giocate meravigliose che lo elevarono ad idolo di un giovane Maradona con cui vinse il famoso Mondiale del 1986.
Sono sicuro, però, che la sua imponente figura si staglia nel cuore di tutti i mendicanti di buon calcio, per citare Galeano, che non hanno rinunciato al bel calcio e allo spirito originale di questo sport meraviglioso.

 

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