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domenica 23 giugno 2019

0 UN SEGNALE DI LOTTA DAL MERIDIONE


L’imponente manifestazione dei sindacati confederali di sabato a Reggio Calabria, erano in 25 mila, è un primo importante segnale di una battaglia essenziale per il futuro dell’Italia, quella contro l’autonomia differenziata.
La scelta della CGIL di dare battaglia su questo tema non può che essere accolta positivamente ma resta un problema centrale irrisolto, il sindacato non è un partito.
Come afferma però Marco Revelli, l’azione della CGIL può dare vita a quella coalizione sociale propedeutica alla rifondazione di quell’area politica che dovrebbe difendere i ceti subalterni.
Questa è più una flebile speranza, visto le posizioni contraddittorie della CGIL, basti pensare alla sua difesa del welfare aziendale che toglie risorse al Sistema Sanitario Nazionale minacciato anche dall’autonomia differenziata, e lo stato attuale del vasto campo a sinistra del PD.

La manifestazione di Reggio Calabria però non può che essere una bella notizia, finalmente masse di lavoratori sono scesi in piazza contro una proposta che dovrà essere combattuta con tutte le forze a nostra disposizione e non è una caso che questa lotta inizi al Sud.
L’autonomia differenziata minaccia infatti soprattutto il Mezzogiorno, è una dichiarazione di guerra nei suoi confronti.
Il governo, avallando una simile proposta, sta dicendo chiaramente al Meridione: ti abbandoniamo al tuo destino di povertà e spopolamento.
Un futuro fosco che al momento viene confermato anche dai dati dell’Eurostat relativi al 2018.
Quattro delle cinque regioni con il più basso tasso di occupazione, prendendo come riferimento i cittadini tra i 20 e i 60 anni, in Europa sono nel nostro Mezzogiorno.
La prima di queste cinque è la regione d’oltremare francese di Mayotte, vicino al Madagascar, con il 40,8%, seguono Sicilia (44,1%), Campania (45,3%), Calabria (45,6%) e Puglia (49,4%).

L’autonomia differenziata darebbe la mazzata definitiva a metà paese: il Nord agganciato alla locomotiva in rallentamento del capitalismo mercantilista tedesco e il Sud che sprofonda nella miseria.
Con i LEP ancora da stabilire ci dicono che questa proposta non metterà in discussione l’unità nazionale e i diritti garantiti dalla Costituzione ma non è così e basta vedere le materie su cui Lombardia e Veneto hanno richiesto maggiore autonomia.
Vedremo implodere il sistema sanitario e scolastico: scuole e ospedali di qualità al Nord e in rovina al Sud.
Il dito nella piaga lo mette Massimo Villone: “Si parte dalle funzioni e dai poteri che vengono trasferiti, e si fa riferimento alla spesa storica. Poi si vedrà. Ma non si dice che è ormai dimostrato come il Sud sia nel complesso sotto-finanziato nella spesa storica rispetto al Nord, con una spesa pro-capite minore. Si tace sul punto che Lep e fabbisogni standard sono rimasti al palo perché avrebbero evidenziato la necessità di un travaso di risorse dal Nord al Sud. Silenzio sulle distorsioni a danno del Sud, come ad esempio la distribuzione del fondo sanitario parametrata sull’età. Ancora silenzio sulla quantificazione delle maggiori risorse al Nord che comunque verrebbero con l’autonomia. Né si rileva che la garanzia alle tre regioni stipulanti del livello di risorse acquisito perpetuerebbe le distorsioni. Sull’ormai celebre caso degli asili nido la Stefani dice solo che non riguarda l’art. 116. Mentre Giorgetti, sul ricorso di decine di comuni contro l’iniqua distribuzione del fondo di solidarietà, commenta che ci penseranno i giudici.

Dal dibattito pubblico finalmente avviato emerge il vero nodo politico: la vulgata del Nord virtuoso ed efficiente e del Sud incapace e accattone, fondamento della maggiore autonomia, è una mistificazione in larga parte smentita dalle cifre. Lo dicono anche le elaborazioni della Sose. Si evidenzia così il disegno politico di abbandonare l’obiettivo in Costituzione prioritario di sanare il divario strutturale Nord-Sud. Invece, si vuole liberare dal peso dei vagoni più lenti la locomotiva del Nord, per favorirne la competitività e l’aggancio all’Europa. Il resto del paese si arrangi.”

Da Reggio Calabria, come negli eventi cantati da Giovanna Marini in “I treni per Reggio Calabria”, si è alzato il primo grido di lotta contro la distruzione di metà del paese, è la rabbia di una generazione che non vorrebbe essere costretta ad emigrare per cercare un futuro migliore altrove e che non vuole vedere la propria terra abbandonata ad un destino infame.
Chiunque si opporrà a questo progetto avrà il nostro sostegno, solo nell’unità nazionale è possibile affrontare la Questione Meridionale e la sfida con la gabbia europea.

 

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