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domenica 31 gennaio 2021

0 L'ALTERNATIVA PEDAGOGICA DI GRAMSCI E LA SCUOLA ITALIANA


Quando iniziò a scrivere i Quaderni del carcere (QC), Gramsci presentò una proposta di studio composta da 16 elementi elencati nelle prime pagine del QC 1, scritti l'8 febbraio 1929. Sebbene il termine "scuola" non compaia, abbiamo temi affini come la cultura e la formazione dei gruppi intellettuali italiani. Tra l'inizio della stesura del QC 1 e la fine del 1931, quando probabilmente Gramsci iniziò a scrivere il QC 8, le sue riflessioni sulla scuola erano aumentate e occupavano diverse pagine dei quaderni, come nel caso del QC 4. La scuola divenne un tema rilevante dal 1931, q
uando elaborò un nuovo piano di studi all'inizio del QC 8. Nel piano si è proposto di indagare la scuola e l'istruzione italiana del periodo ed esplorare il concetto di scuola unica, dal suo significato nell'organizzazione dell'intera cultura nazionale italiana. Gli argomenti sono stati sviluppati nel QC 12, dalla riformulazione / riproduzione di idee precedentemente presentate nel QC 4. Gramsci ha analizzato e discusso l'organizzazione della scuola nei suoi rapporti con l'organizzazione dello Stato e con tre momenti storici che compongono i fatti che, nel QC 12, contestualizzano le sue analisi sull'organizzazione scolastica: il movimento di unificazione e organizzazione politica in Italia, il consolidamento della borghesia come classe egemonica e l'ascesa del fascismo al potere politico dello Stato italiano.

Il QC 12 è composto da tre note. La prima è una rielaborazione di due testi tratti dal QC 4, sugli intellettuali e sulla scuola unitaria, da cui Gramsci ha discusso l'origine storica e la posizione sociale degli intellettuali in relazione all'organizzazione politico-economica dello Stato, presentando la sua influenza sulla scuola. Ha analizzato come l'organizzazione economico-capitalista abbia privilegiato la scuola professionale sulla scuola disinteressata di natura umanistica, valorizzando il lavoro manuale rispetto al lavoro intellettuale. La terza nota del QC 12 completa la discussione facendo la distinzione tra lavoro intellettuale e non intellettuale. La base dell'analisi sono le note Braccio e cervello e Il nuovo intellettuale, entrambe tratte dal QC 4.

Nella seconda nota del QC 12, dal titolo Osservazioni sulla scuola: per la ricerca del principio educativo, Gramsci ha analizzato i fondamenti e la funzione della scuola italiana nei primi decenni del Novecento. Questa nota includeva le analisi presentate nel QC 4, intitolato Il principio educativo nelle scuole elementari e medie. Nella trasposizione delle idee da un quaderno all'altro, ha portato avanti un aggiornamento degli argomenti ed ha apportato modifiche significative alla formulazione delle note. Il paragrafo 55 del QC 4 contiene quindi le prime analisi sull'organizzazione della scuola e sul principio educativo. In esso, Gramsci ha analizzato l'organizzazione scolastica facendo una panoramica a partire da un approccio personale e congetturale al tema, passando all'analisi della scuola moderna. Il riferimento alla modernità va inteso nel contesto della modernizzazione dello Stato italiano, che, nel corso dell'Ottocento, si chiamava Risorgimento, movimento politico che promosse e rappresentò la tarda modernizzazione delle istituzioni politiche su cui avvenne l'unificazione nazionale consolidatasi nel 1861, oltre a determinare la lenta e graduale transizione della struttura economica italiana dal modello agrario e arretrato al modello industriale capitalistico.

Gramsci ha utilizzato l'aggettivo "moderno" nella caratterizzazione della scuola italiana, considerando che la sua organizzazione assimilava i principi educativi caratteristici della modernità, come quelli proposti da Jean-Jacques Rousseau. Nei quaderni ha difeso la necessità di analizzare in profondità i principi che stanno alla base della moderna prospettiva dell'educazione. Il paragrafo 123 del QC 1 è un chiaro riferimento alla sua preoccupazione in relazione al problema del principio educativo che ha guidato l'educazione nel periodo, come ha affermato riflettendo che in Italia le idee pedagogiche non erano considerate nella loro origine, cosicché i progressi prodotti da esse furono minati e attorno a loro “[...] si è poi formata una specie di chiesa che ha paralizzato gli studi pedagogici e ha dato luogo a delle curiose involuzioni (nelle dottrine di Gentile e del Lombardo-Radice).  […]”.

L'analisi di Gramsci era rivolta all'organizzazione scolastica derivante dall'appropriazione di teorie pedagogiche da parte di teorici dell'educazione fascisti, come gli idealisti Gentile e Lombardo-Radice, che promossero la riforma educativa del 1922. Dimostrò che l'adozione di principi educativi come lo spontaneismo serviva solo gli interessi del gruppo egemonico.

La fonte della sua critica è stata l'identificazione del ruolo svolto dal lavoro educativo nelle scuole nell’abbandonare lo studente al suo destino e, attraverso un'educazione orientata alla preparazione al lavoro, lo ha tenuto lontano dalla formazione scolastica umanista, disinteressata e promotrice di una formazione generale come quella messa a disposizione dei bambini del gruppo egemonico.

L'organizzazione scolastica italiana, promossa dalla riforma fascista, aveva obiettivi politici e controllava la formazione culturale degli italiani, minando l'accesso dei subalterni ai più alti livelli dell’istruzione. Sotto il segno politico della democrazia, la riforma ha ripristinato i tradizionali privilegi culturali dell'élite economica e ha difeso un modello di società fondato sulla divisione sociale del lavoro. D'altra parte, l'innalzamento dell'obbligo dell’istruzione elementare fino all'età di 14 anni ha giustificato il ruolo politico e demagogico della riforma, che però non ha adattato la scuola italiana alle trasformazioni e alle esigenze politiche, sociali ed economiche del XX secolo.

La scuola della riforma ha avuto un uso pratico nella vita dei gruppi subalterni, in quanto ha permesso loro di entrare nel mondo del lavoro. Attraverso questo inserimento, le classi subalterne non si rendevano conto che la scuola limitava la conoscenza della cultura generale e impediva loro di accedere all'università. Con queste misure il fascismo minò la resistenza politica dei partiti di sinistra, che persero i loro militanti. Alla testa alla riforma troviamo la mano dello Stato, che ha disciplinato l'offerta educativa per l'applicazione delle leggi, riducendo il numero delle scuole e condizionando al vaglio dello Stato l'apertura di nuove istituzioni scolastiche. Si abbassava il livello di istruzione della scuola e si avviava il passaggio all'università attraverso un esame di maturità, che richiedeva candidati con livelli di dominio culturale o di qualifica tecnica incompatibili con quelli offerti nelle scuole, in maniera tale da compromettere l'accesso dei gruppi subalterni all'università.

Nel QC 4, in un testo “A”, Gramsci ha presentato due significative indicazioni per pensare all'organizzazione scolastica italiana, dalla quale ha stabilito la funzione storica delle diverse istituzioni educative che operavano in Italia. Per lui, "[...] la scuola elementare e media è la scuola popolare e della piccola borghesia, strati sociali che sono interamente monopolizzati educativamente  [...]" . Capì che, nella riforma educativa fascista, l'università era riservata al gruppo dirigente e che la riforma rendeva difficile l'accesso ai subalterni. Affermava che, poiché non frequentavano l'università, i subalterni non sperimentavano l'educazione moderna nella sua fase superiore, storico-critica, essendo limitata a un'educazione che, in sostanza, era dogmatica. “[…] L’Università è la scuola della classe dirigente in proprio ed è il meccanismo attraverso il quale essa seleziona gli elementi individuali delle altre classi da incorporare nel suo personale governativo, amministrativo e dirigente. [... ] ”.

Quando, nel QC 6, in una nota di tipo "B" intitolata Passato e presente. La scuola professionale, Gramsci ha sottolineato che nel novembre 1931 i deputati italiani hanno discusso sull'istruzione professionale, l'argomento del QC 4 è stato nuovamente esplorato. L'autore ha rafforzato la prospettiva che l'organizzazione scolastica italiana risultante dalla riforma educativa fascista perpetua il divario culturale tra la classe dirigente ed i gruppi subalterni.


“Nel novembre 1931 si è svolta alla Camera dei Deputati un’ampia discussione sull’insegnamento professionale e in essa tutti gli elementi teorici e pratici per lo studio del problema sono affiorati in modo abbastanza perspicuo e organico. Tre tipi di scuola:

1. professionale,

2. media tecnica,

3. classica.

Le prima per gli operai e contadini, la seconda per i piccoli borghesi, la terza per la classe dirigente.”


La critica di Gramsci alla scuola moderna mostrava che la riforma educativa fascista promuoveva un'organizzazione scolastica che offriva ai gruppi subalterni un'istruzione limitata alla formazione al lavoro, un modello di educazione che non interessava il movimento comunista, perché privava i lavoratori della formazione filosofica, una condizione per operare la critica alla concezione egemonica del mondo e, di conseguenza, dello Stato fascista.

Nel QC 4, in un testo “A”, Gramsci ha presentato il problema, congetturando e criticando i fondamenti dell'organizzazione scolastica italiana. Nella sua analisi, ha richiamato l'attenzione sulla falsa idea di democrazia rappresentata dall'organizzazione scolastica fascista, poiché il modello perpetuava le differenze sociali.


“Nella scuola moderna mi pare stia avvenendo un processo di progressiva degenerazione: la scuola di tipo professionale, cioè preoccupata di un immediato interesse pratico, prende il sopravvento sulla scuola « formativa » immediatamente disinteressata. La cosa più paradossale è che questo tipo di scuola appare e viene predicata come « democratica», mentre invece essa è proprio destinata a perpetuare le  differenze sociali. Come si spiega questo paradosso?”


La scrittura del testo e il tono personale della lingua, la riflessione sviluppata e l'interrogativo finale indicano che Gramsci ha esplorato la questione senza preoccuparsi della forma del testo. Riprendendo e lavorando sul tema nel QC 12, in due testi "C", la scrittura acquisì un carattere formale e, dalla critica generale alla "scuola moderna", iniziò a studiare la scuola del suo tempo, contestualizzata nell'Italia unificata, uno Stato laico e liberale, in cui l'egemonia borghese si era consolidata e il movimento rivoluzionario proletario era stato sconfitto. Nel primo testo, parlando della formazione degli intellettuali e del principio della scuola unica, Gramsci criticava il modello educativo dello Stato italiano e delineava la prospettiva che, dalla scuola, il gruppo dirigente determinava la posizione sociale delle nuove generazioni di subalterni, nei seguenti termini:


“Oggi la tendenza è di abolire ogni tipo di scuola «disinteressata» (non immediatamente interessata) e «formativa» o di lasciarne solo un esemplare ridotto per una piccola élite di signori e di donne che non devono pensare a prepararsi un avvenire professionale e di diffondere sempre più le scuole professionali specializzate in cui il destino dell’allievo e la sua futura attività sono predeterminate.”


Il paragrafo 1 del QC 12 è un'analisi dell'influenza dell'organizzazione politica ed economica sulla scuola italiana, basata sullo sviluppo storico dello Stato e sulle differenze culturali e sociali italiane che si sono perpetuate nel XX secolo. Gramsci pensò al ruolo dell'educazione nel conquistare e mantenere l'egemonia di un gruppo sugli altri e, nel QC 22, parlando dell’americanismo, dimostrò che il fascismo offriva educazione ai proletari, con la convinzione che non avesse più carattere umanista ed era orientato a soddisfare le esigenze dell'organizzazione della produzione capitalistica. La partecipazione alla “formazione educativa” prevedeva l'inserimento del singolo nell'organizzazione della produzione e ne consentiva la partecipazione alla sfera economica, senza però consentire di produrre un pensiero genuino e organico dei suoi bisogni di classe.

Nel paragrafo 2 del QC 12, Gramsci è tornato sulla nota del QC 4 e ha presentato la prospettiva materialistica e dialettica della sua analisi quando si discuteva del ritardo economico, politico e culturale vissuto nell'Italia Meridionale. L'indicare la crisi culturale e la crisi nella concezione della vita dell'uomo vissuta in Italia, a differenza del passaggio del QC 4 in cui si sollevavano interrogativi sui fatti che circoscrivono l'organizzazione scolastica italiana, ha determinato il predominio della scuola professionale sulla formazione umanistica e indicava l'inganno dell'ideale democratico rappresentato da tale organizzazione scolastica. Va considerato che, sebbene Gramsci abbia scritto le sue considerazioni in carcere, lo ha fatto dopo aver agito come membro del PCd’I, cioè, direttamente o indirettamente, aveva partecipato ai dibattiti sulla riforma educativa alla Camera dei Deputati e ha chiaramente sottolineato i suoi limiti.

“Nella scuola attuale, per la crisi profonda della tradizione culturale e della concezione della vita e dell'uomo, si verifica un processo di progressiva degenerazione: le scuole di tipo professionale, cioè preoccupate di soddisfare interessi pratici immediati, prendono il sopravvento sulla scuola formativa, immediatamente disinteressata. L'aspetto più paradossale è che questo nuovo tipo di scuola appare e viene predicata come democratica, mentre invece essa non solo è destinata a perpetuare le differenze sociali, ma a cristallizzarle in forme cinesi.”


Gramsci ha analizzato l'organizzazione scolastica del suo tempo perché era impegnato in un progetto educativo, cioè nell'educazione politica dei proletari e, soprattutto, nell'educazione politica delle nuove generazioni. All'inizio della stesura del QC 12, ha presentato la differenza tra i tipi di organizzazione scolastica che esistevano in Italia nei primi decenni del XX secolo. All'inizio del secolo, l'organizzazione scolastica ha differenziato le scuole, che potevano essere professionali, classiche o pratiche, ma questa differenza non ha avuto l'effetto di una frattura tra i livelli di istruzione. Nella riforma fascista, la rottura è divenuta tra i livelli scolastici, provocando una discontinuità che ha impedito l'accesso dei gruppi subalterni ai più alti livelli di istruzione.

Ha affrontato la questione dall'organizzazione scolastica prima della riforma fascista. Ha sostenuto che l'istruzione offerta in precedenza era di qualità migliore, perché si basava su due elementi che promuovevano l'educazione dei bambini: le nozioni di scienze naturali e le nozioni di diritti e doveri del cittadino. Gramsci ha affermato che questa organizzazione scolastica ha acquisito un carattere educativo introducendo i bambini alla societas rerum, la società delle cose, attraverso lo studio delle nozioni scientifiche e la conoscenza delle nozioni legate ai doveri del cittadino, che lo hanno preparato alla partecipazione alla vita dello Stato, per agire nell'organizzazione delle società politiche e civili.


Nel discutere l'organizzazione scolastica italiana e i principi educativi che l'hanno guidata, ha presentato una serie di elementi teorici che hanno descritto l'attività educativa. Sviluppata a scuola, l'educazione ha preparato l'uomo a conoscere e padroneggiare le leggi della natura e modificare le leggi civili in vista dello sviluppo collettivo, in modo che il dominio della natura fosse organizzato per rendere più facile per l'uomo partecipare alla produzione materiale della vita. Questa teorizzazione va contro il concetto di educazione presentato da Gramsci nel QC 1, da cui “[...] l’educazione è una lotta contro gli istinti legati alle funzioni biologiche elementari, una lotta contro la natura, per dominarla e creare l’uomo «attuale» alla sua epoca. [...] ”.

Gramsci ha sottolineato che l'organizzazione scolastica promossa dalla riforma educativa fascista ha creato una rottura tra i livelli dell'istruzione e favorito il proliferare delle scuole professionali, generando una falsa idea di democratizzazione dell'istruzione. In alternativa al modello scolastico praticato dallo Stato fascista, propose la creazione di una scuola unica, di formazione generale, che fornisse a tutti i cittadini gli elementi necessari per raggiungere i più alti livelli di istruzione e insegnamento e, di conseguenza, di agire in tutte le sfere dello Stato, nella società civile e nella società politica.


“Se si vuole spezzare questa trama, occorre dunque non moltiplicare e graduare i tipi di scuola professionale, ma creare un tipo unico di scuola preparatoria (elementare-media) che conduca il giovinetto fino alla soglia della scelta professionale, formandolo nel frattempo come persona capace di pensare, di studiare, di dirigere o di controllare chi dirige.”


Il principio educativo valorizzato nella proposta di Gramsci è il lavoro, non quello del modello capitalista, ma il lavoro a partire dal quale l'uomo partecipa attivamente alla vita della natura, con l'obiettivo di trasformarla e socializzarla. Affinché tale proposta scolastica raggiungesse il risultato sperato, ha discusso il ruolo della filosofia e del suo insegnamento sulla base della sua offerta alla scuola italiana organizzata secondo i principi della riforma fascista.

Con la terza nota del QC 12, Gramsci concludeva la sua riflessione sull'organizzazione scolastica, sostenendo che, indipendentemente dalla sua occupazione professionale, ogni uomo è un intellettuale, un filosofo della prassi. L'inseparabilità tra Homo faber e Homo sapiens ha dimostrato che la riflessione filosofica era naturale per l'uomo. Il restringimento tra educazione umanistica ed educazione tecnica, legata al lavoro industriale, era da lui considerato il punto di partenza per la formazione basata sull'inserimento attivo del soggetto nella vita pratica, nel superamento della tecnica-lavoro attraverso la tecnica-scienza a partire da cui l'uomo cessò di essere uno specialista e divenne un dirigente, nelle parole di Gramsci, uno specialista politico.


Le analisi sull'organizzazione scolastica presentate nel QC 12 hanno due momenti: nella nota 1, l'analisi dell'influenza dello scenario storico e intellettuale sulla scuola e, nella nota 2, l'analisi dell'influenza dell'organizzazione scolastica sulla formazione degli intellettuali e costruzione della storia.

La critica di Gramsci alla riforma educativa fascista si basa sulla frattura tra i livelli di istruzione e sulla valutazione della formazione professionale, che ha impedito ai subalterni di accedere all'istruzione universitaria e alla formazione intellettuale per operare la critica della visione egemonica del mondo. Nel promuovere le critiche all'organizzazione scolastica italiana degli anni Venti e Trenta, Gramsci propose l'organizzazione di una scuola unica, con una formazione umanistica, basata sul lavoro come principio educativo, in modo che, nella pratica quotidiana, gli uomini usassero la propria capacità intellettuale nel superamento del senso comune e, attraverso lo sviluppo della filosofia della prassi, della concezione egemonica del mondo.


Bibliografia

Quaderni del carcere. Edizione critica dell'Istituto Gramsci (4 voll.), a cura di V. Gerratana, Collana NUE n.164, Torino, Einaudi, 1975



 

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